EMISSIONI
20 Dicembre Dic 2017 1825 20 dicembre 2017

Ambiente, la Cina farà pagare le emissioni di CO2

L’obbligo è contenerle acquistando crediti sul mercato per compensare gli eccessi e riguarderà 1.700 utility del settore energetico. Sarà il mercato più grande dopo quello Ue.

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L'aveva promesso nel 2015 durante il vertice sui cambiamenti climatici di Parigi e, a due anni di distanza, quella promessa viene ufficializzata. La Cina metterà un prezzo alle emissioni di anidride carbonica. I dettagli sono stati annunciati il 19 dicembre dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme.

L'ETS PIÙ GRANDE AL MONDO. L’obbligo è contenere le emissioni acquistando crediti sul mercato per compensare gli eccessi e riguarderà 1.700 utility del settore energetico, la maggior parte delle quali impiegano grandi quantità di carbone. Meno di quanto ipotizzato un anno fa, quando si pensava di riuscire a coinvolgere circa 6 mila imprese di diversi settori, ma comunque un inizio. Gli scambi riguarderanno oltre 3 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, oltre il doppio rispetto al mercato europeo, il primo a entrare in funzione nel 2005 e, con 1,4 miliardi di tonnellate scambiate per circa 14 miliardi di euro, a oggi il più grande. Si tratta di inserire sul mercato (Ets) circa un quarto delle emissioni mondiali. In ogni caso non si conosce ancora la data di inizio.

Una ragazza per le strade di Pechino.

L'amministrazione di Xi Jinping ha sposato la lotta contro i cambiamenti climatici, ma deve comunque bilanciare un'opinione pubblica sempre più critica verso l'insostenibile inquinamento di aria, suolo e falde acquifere e la domanda crescente di energia ancora pesantemente affidata al carbone. Il sistema che andrà ad adottare colpirà per cominciare quelle industrie che emettono oltre 26 mila tonnellate di carbone e seguirà le regole del cap-and-trade del sistema delle emissioni (Ets) adottato dall'Unione europea già nel 2005, ovvero il controllo di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la quotazione monetaria delle emissioni e il commercio di quote delle stesse. Sarà così che le aziende altamente inquinanti si troveranno costrette a comprare quote da quelle più pulite se non vorranno a non saranno in grado di ridurre le emissioni.

PROGETTI PILOTA E INDISCREZIONI. La Cina ha già dei progetti pilota attivi dal 2013 in alcune regioni. Secondo i media di Stato hanno trattato transazioni per un valore di 570 milioni di euro. «È importante sottolineare che siamo ancora in una fase embrionale», ha dichiarato Li Shuo, consulente di Greenpeace East Asia a cui sono stati rivelati più dettagli. Si è parlato di 11 diversi macro-gruppi in cui verranno divise le industrie per grandezza e utilizzo di gas o carbone, ma stando all'insider non è ancora chiaro quale sarà il prezzo per le emissioni in eccesso. È chiaro che ci vorrà del tempo prima che il sistema entri in funzione e che gli aggiustamenti saranno molti. Ma questo ritardo potrebbe essere un vantaggio. Intanto perché il sistema di verifica e di notificazione dati della seconda economia mondiale non è particolarmente accreditato tra gli azionisti. E poi perché c'è il grosso rischio di sfavorire ulteriormente le regioni più arretrate del Paese. È in queste ultime infatti che si fa ancora affidamento principalmente a fonti energetiche più inquinanti.

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