Houthi yemen
23 Dicembre Dic 2017 0800 23 dicembre 2017

Yemen, 1.000 giorni di sporca guerra

Il giallo dei missili verso Riad: iraniani o dell'ersercito? Il contrabbando di armi dei pasdaran e le bombe occidentali. Contro scuole e ospedali senza colpire i capi miliziani. Per un altro conflitto permanente.

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Nei 1.000 giorni e circa 10 mila morti totali di guerra civile in Yemen che hanno causato la più grave emergenza umanitaria mondiale l'Arabia Saudita ha denunciato «83 missili balistici sparati verso il regno». Dalla presa della capitale yemenita Sanaa da parte dei ribelli sciiti houthi, nel settembre 2014, il conflitto si è inasprito e sono aumentati i raid a tappeto disposti, dal marzo 2015, dal re saudita ed erede al trono Mohammed bin Salman, titolare della Difesa, contro il poverissimo Stato confinante. Una pioggia disumana di bombe - anche italiane - che non accenna a fermarsi, contro la quale gli houthi rispondono con i razzi e i missili intercettati dall'Arabia Saudita. In crescita negli ultimi mesi.

PIOVONO MISSILI SU RIAD. L'ultimo missile piovuto su Riad, e diretto sul palazzo reale, è del 19 dicembre 2017. Un altro era esploso il 4 novembre sopra l'aeroporto internazionale della capitale saudita. Il primo missile era stato bloccato dal sistema di difesa nel maggio 2017, a 200 chilometri da Riad durante la visita del presidente americano Donald Trump. E siccome l'Arabia saudita che guida la coalizione sunnita - con il sostegno anche di Stati Uniti e Gran Bretagna - ha nello Yemen il suo terreno di scontro più vicino e diretto contro l'Iran, sua potenza regionale nemica dalla parte degli houthi, l'accusa è che nonostante i blocchi aerei e navali i missili arrivino dai pasdaran iraniani.

Le prove sommarie degli Usa.

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Il giallo esiste perché se le foto approssimative mostrate all'Onu dagli Usa sui frammenti dei «sospetti missili iraniani» ricordano i dossier farlocchi delle armi chimiche di Saddam Hussein, in Iraq, in un rapporto confidenziale dell'Onu su quattro «luoghi d'impatto» dal novembre 2017 si afferma che il «design e le dimensioni delle componenti ispezionate sono in linea con quelle riportate dal Qiam I iraniano», un missile a corto raggio di circa 750 chilometri di gittata. Gli esperti delle Nazioni unite affermano anche di aver raccolto prove del trasferimento «in pezzi dei missili», assemblati poi in Yemen da ingegneri degli houthi e delle vecchie forze governative alleate.

LA ROTTA IRANIANA. Ma da dove, se verso lo Yemen i sauditi hanno imposto da più di due anni un blocco aereo sempre più serrato, che limita fortemente l'accesso di ong umanitarie e dello stesso personale stesso dell'Onu isolando intere regioni dai soccorsi, proprio per interrompere le forniture iraniane agli houthi? La rotta «più probabile» dei missili passerebbe via terra «attraverso l'Oman o il governatorato dello Yemen di al Mahrah» confinante, dopo l'arrivo dei pezzi di armamenti sulle coste di contrabbando sui dau, le navicelle a vele arabe tipiche del Golfo persico. Nonostante il blocco navale, l'invio di qualche pezzo di armamento via mare è ben possibile: lo Yemen ha quasi 2 mila chilometri di coste.

Diversi missili erano in dotazione anche all'esercito yemenita dagli Anni 70. Acquistati da Corea, Russia, Repubblica ceca, anche dagli Usa

Specialmente le acque del grande Mar arabico sono incontrollabili per le autorità. Anche quelle dell'alto Golfo persico tra Iran, Iraq e Kuwait sono da sempre popolat di pescherecci di contrabbandieri di armi, soldi e droghe. Dal marzo 2017 l'agenzia Reuters ha riportato numerose indiscrezioni di traffici di «supporto finanziario, armi anche sofisticate», inclusi «droni e missili anticarro» e «advisor militari per il training», dai piccoli porti dell'Iran e dell'Iraq verso gli houthi in Yemen. «Attraverso le acque del Kuwait» con navi a transponder spenti o anche «attraverso la Somalia» dal Golfo di Aden.

1000 giorni di guerra.

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Non si escludono neanche armamenti nascosti nei cargo in attracco a Sud, nei porti del Mar Rosso. Tutto sotto il coordinamento delle forze all'estero al Qods dei pasdaran e in violazione della risoluzione Onu 2216 sul divieto di armare gli houthi. Quel che non torna della storia è il trasporto a pezzi dei missili: un'arma balistica, anche a corto raggio, non è di semplice e sicura scomposizione né riassemblaggio. È certo invece che diversi missili si trovavano in dotazione dell'esercito dello Yemen dalla fine degli Anni 70 nei quasi 35 anni di regime del deposto Ali Saleh: erano stati acquistati da vari Paesi, tra cui Corea, Russia, Repubblica ceca, qualche pezzo anche dall'America.

INQUIETANTI INTERROGATIVI. I raid dei sauditi possono non aver distrutto parte di questi arsenali. E che, nonostante gli oltre 5 mila civili (quasi 1.200 bambini) uccisi dal lancio dei raid indiscriminati nel 2015 (dall'ultimo rapporto Onu di settembre 2017), non siano ancora morti i capi ai vertici dei ribelli houthi apre inquietanti interrogativi sulla finalità di un conflitto che perdura nella devastazione dello Yemen, un teatro ideale come l'Afghanistan per le guerre sporche: gli Usa di Trump hanno firmato un accordo con l'Arabia Saudita per 100 miliardi di dollari (altri 200 promessi in 10 anni) in fornitura di armi e altre grosse commsse sono arrivate da Francia e Gran Bretagna. Anche verso gli Emirati arabi forti alleati nella coalizione.

Lo Yemen devastato.

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Dalla fabbrica in Sardegna della tedesca Rwm dal 2016 si sono moltiplicati gli ordini - e le autorizzazioni per l'export di armamenti del governo italiano - di componenti di bombe (dai 48 milioni di euro nel 2015 ai quasi 490 milioni nel 2016, e le forniture risultano in ulteriore crescita nella prima metà del 2017) ritrovati in Yemen. Un rapporto Unicef dell'ultimo anno sulla guerra nel Paese ha confermato le denunce delle ong sugli attacchi contro le scuole, quadruplicati, e ospedali e altre strutture sanitarie, pure in aumento. Soprattutto per i bombardamenti sauditi, coordinati da una centrale operativa che include tutti gli alleati, occidentali compresi.

LE INTELLIGENCE STRANIERE. Al tavolo che decide i target siedono anche militari americani e britannici fornitori, con la Francia, di sostegno logistico ai caccia sauditi. Se l'escalation dei missili contro l'Arabia Saudita resta un enigma, il flusso di bombe alla coalizione di bin Salman è molto più tracciabile e anche infinitamente più grande del traffico di armi agli houthi. Le manovre nel conflitto yemenita di diverse intelligence straniere sono emerse anche dall'uccisione mirata, il 4 dicembre 2017, dell'ex presidente Saleh: deposto nel 2012 ma fino all'ultimo capo del partito e con il suo vecchio esercito alleato dei ribelli sciiti. In procinto di passare al nemico, Saleh è stato subito scoperto, intercettato e ucciso dagli houthi.

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