Getty Images 96536447

Proteste in Iran

Getty Images 899781702
tensione
Aggiornato il 31 dicembre 2017 30 Dicembre Dic 2017 1106 30 dicembre 2017

Iran, proteste contro il governo: morti e arresti

Manifestazioni in tutto il Paese scatenate dalla crisi economica e dal caro vita. Il governo interviene con la forza. Messaggio della Casa Bianca: «Tutto il mondo vi sta guardando».

  • ...

Torna la repressione violenta del dissenso in Iran, dove le manifestazioni contro il governo montano da quattro giorni, gli studenti dell'università di Teheran hanno protestato apertamente contro il regime e migliaia di persone hanno continuato a scendere in strada anche di notte. Ma se nella capitale sono stati schierati solo gli agenti anti sommossa, a Doraud nell'Iran centrale sono entrati in azione i volontari della guardia della rivoluzione e ben sei manifestanti sono stati uccisi e diversi feriti, secondo quanto riferiscono i media locali, anche se le fonti ufficiali si sono limitate a dire che le vittime sarebbero solo due. Dopo qualche giorno di silenzio il presidente Hassan Rohani è intervenuto dicendo che il «popolo è libero di manifestare» purché il dissenso non «sfoci in violenza».

BRUCIATE LE IMMAGINI DELLA GUIDA SUPREMA. Le proteste contro il caro vita si sono moltiplicate e tramutate in contestazioni contro lo stesso presidente Hassan Rohani e contro la guida suprema Ali Khamenei, massima autorità politica e religiosa del Paese. Immagini di Khamenei sono state bruciate a Teheran e in altre città e sno state attaccate sedi di istituzioni governative, come banche e biblioteche. Il fronte dei sostenitori dell'esecutivo, che include anche i riformisti dell'ex presidente Mohammad Khatami, ha invitato i cittadini a non farsi strumentalizzare e ha definito i raduni «illegali».

NUOVI ASSEMBRAMENTI A TEHERAN. Il 31 dicembre sono continuate le manifestazioni in tutto il paese, anche a Teheran. In serata nella capitale i dimostranti hanno cominciato a radunarsi in piazza Enghelab e nelle strade principali, gridando slogan contro le autorità, compreso l'ayatollah Khamenei e i leader religiosi del Paese. Le strade sono presidiate da agenti in tenuta antisommossa. Il traffico è intenso e le auto suonano ripetutamente il clacson. La polizia ha invitato la gente a lasciare l'area. Il governatore di Teheran, Mohammad Hossein Moghimi, ha ribadito che i raduni non sono stati autorizzati e che quindi ogni manifestazione è illegale.

NEL MIRINO LE POLITICHE ECONOMICHE DI ROHANI. Nella giornata del 30 dicembre gruppi di manifestanti avevanno sfilato a Teheran, Qom, Isfahan, Mashad, Kermanshah e in altre città per protestare contro le politiche economiche del governo di Rohani, a seguito di quelle che avevano interessato Mashad e la regione orientale del Khorasan. "Abbasso il carovita", "Abbasso Rohani", "Abbasso il ditttatore", alcuni degli slogan, ma anche "Fuori dalla Siria, pensate a noi" o "No Gaza no Libano, io dedico la mia vita all'Iran": espressioni che danno sfogo al malcontento di chi critica le risorse spese nelle crisi regionali invece che nel benessere del Paese. 200 di loro sono stati arrestati «per aver distrutto proprietà pubbliche e per gli scontri». I fermi sono stati confermati dal vicegovernatore della capitale iraniana, Nasser Bakht, aggiungendo che altre persone sono invece state rilasciate, compreso un gruppo di studenti. Bakht ha spiegato che sono stati arrestati anche circa 40 leader delle «manifestazioni illegali».

Scontri con le forze di sicurezza: incerto il numero dei morti a Doraud

Proteste diffuse, ma di gruppi ristretti, che hanno dato luogo a diversi arresti e all'uccisione di almeno tre persone. Il 30 dicembre agenti della Guardia Rivoluzionaria hanno sparato per disperdere una manifestazione di protesta nella città di Doraud, nella provincia di Loerstan, nell'Iran centrale. Arabiya online ha parlato di tre vittime e diversi feriti, mentre altre fonti locali parlano di sei morti. Due sarebbero state uccise nella notte tra il 30 e 31 come confermato all'agenzia stampa semiufficiale Mehr il vice capo della sicurezza del governatore della provincia Habibollah Khojastepour.

80 ARRESTI A ARK. Khojastepour non ha spiegato le cause della morte dei due dimostranti, ma ha sottolineato che «nessun proiettile è stato sparato dalla polizia e dalle forze di sicurezza sulla folla». L'agenzia Mehr ha scritto che la protesta di Doroud, una città circa 325 chilometri a sudovest di Teheran, non era stata autorizzata. «Il raduno doveva finire in modo pacifico» ha commentato il governatore, «ma sfortunatamente questo è successo a causa della presenza di agitatori». Il vice governatore ha detto infatti che dietro le proteste a Doroud c'è «la mano di servizi segreti stranieri e gruppi dissidenti». In alcuni video pubblicati nella notte sui social media si vede un dimostrante con una ferita da arma da fuoco e manifestanti a terra mentre in sottofondo si sente il rumore di spari. Questa mattina l'agenzia stampa semiufficiale Ilna ha riportato la notizia che le autorità hanno arrestato una ottantina di dimostranti ad Arak, circa 280 chilometri a sud di Teheran.

AZIONI REPRESSIVE COME NEL 2009. Azioni repressive repressive paragonabili a quelle avute contro il Movimento verde del 2009 contro la rielezione a presidente di Mahomud Ahmadinejad. Il vice presidente Ishaq Jahangiri ha fatto appello ai cittadini a non dare retta a sospetti inviti a manifestare. «Con il pretesto dei problemi economici vogliono solo danneggiare il governo», ha detto l'esponente riformista, aggiungendo che, se qualcuno fa partire un movimento di protesta, non è detto che poi riesca a controllarlo.

Le proteste degli studenti all'università di Teheran.

Le reazioni del regime, Rohani: «Popolo libero di manifestare»

«Il popolo iraniano è libero di manifestare». Sono state le prime parole del presidente dell'Iran Hassan Rohani da quando sono iniziate le proteste nel Paese. Il popolo dell'Iran non si preoccupa solo per l'economia ma anche per la corruzione e e la trasparenza del governo ha detto ancora Rohani. «La critica è diversa dalla violenza e dalla distruzione della proprietà pubblica», ha aggiurno ancora il presidente. «Le autorità devono autorizzare le manifestazioni e le proteste legali».

BLOCCATI INSTAGRAM E TELEGRAM. Pavel Durov, ceo dell'app di messaggistica Telegram ha confermato che Teheran «sta bloccando l'accesso» al servizio «alla maggioranza degli iraniani» per impedire ai dimostranti di usarla durante le proteste nel Paese. Le parole di Durov sono state confermate anche dalla tv di Stato iraniana con la giustificazione di voler «mantenere la pace» che ha chiuso l'accesso anche a Instagram. «Quando ci sono disordini è naturale limitare l'uso dei social media», ha dichiarato il vice ministro degli Interni Esmail Jabbarzadeh a proposito del blocco di Telegram e Instagram aggiungendo comunque che «tali limitazioni saranno temporanee». Il vice ministro ha anche parlato degli scontri nella provincia del Lorestan, «Stiamo investigando sugli incidenti e annunceremo i risultati», ha spiegato.

LA CASA BIANCA: «TEHERAN RISPETTI I CITTADINI». Anche la Casa Bianca ha fatto sentire la sua voce per scongiurare che la situazione diventi incandescente. «Il governo iraniano dovrebbe rispettare i diritti del suo popolo, incluso quello di espressione. Il mondo sta guardando», ha scritto in un tweet la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. Ci sono notizie di «proteste pacifiche dei cittadini iraniani stufi della corruzione del regime e dello sperpero di ricchezze nazionali per finanziare il terrorismo all'estero», ha aggiunto la portavoce

PROTESTANO ANCHE I RIFORMISTI RADICALI. Le proteste originano da problemi economici effettivi, da recenti aumenti dei prezzi, alla disoccupazione, ma cadono in un momento di particolare difficoltà politica per Rohani: quando ancora non era riuscito a trasformare in vantaggi effettivi per l'economia il successo politico dell'accordo sul nucleare concluso con l'ex presidente Usa Barack Obama, il suo successore ha imposto nuove sanzioni all'Iran e dichiarato guerra aperta a quell'accordo, come al rafforzato ruolo di Teheran - proprio grazie all'impegno in Siria e in Iraq contro l'Isis - sul piano regionale. Abituato ad essere sempre criticato dagli ultraconservatori, che guardano alla Guida suprema, ora Rohani si trova nel mirino anche dei riformisti radicali, delusi per gli scarsi risultati ottenuti sul piano interno: dall'economia ai nodi mai risolti delle libertà personali e politiche. Ma come gli attacchi giungano prevalentemente da 'destra' emergerebbe anche dal fatto che sia la tivù che i media conservatori insistono proprio sui problemi economici, mentre prima la linea ufficiale era sempre stata che l'economia andava bene nonostante le sanzioni internazionali.

LA RICOMPARSA DI AHMADINEJAD. Un altro elemento nuovo è rappresentato dalla ricomparsa dell'ex presidente Ahmadinejad, al cui governo molti imputano le origini degli attuali problemi economici di Rohani. Ahmadinejad ha avviato una sorta di sotterranea campagna elettorale in vista delle presidenziali del 2020, diffondendo dichiarazioni pubbliche e messaggi sui social network che criticano la situazione del Paese e anche la magistratura, rea di aver fatto finire in carcere persone a lui vicine per corruzione e reati finanziari. L'ex presidente si è anche spinto a criticare in modo indiretto lo stesso Khamenei, che pur l'aveva sostenuto per entrambe le elezioni del 2005 e del 2009. Al punto che la Guida ha risposto di recente dicendo che coloro che hanno retto il paese per quasi un decennio non hanno ora il diritto di tornare facendo la parte dell'opposizione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso