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Proteste in Iran

Proteste In Iran
31 Dicembre Dic 2017 2018 31 dicembre 2017

Proteste in Iran, il presidente Rohani: «Popolo libero di manifestare»

Quarto giorno di manifestazioni in Persia contro il carovita e la corruzione. Oltre 300 arresti tra Teheran e Arak ma Rohani apre: «Diritto a protestare purché senza violenza». E attacca Trump: «non interferisca».

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Quarto giorno di manifestazioni di piazza in Iran. Iniziate per protesta contro il carovita e un'economia che stenta a decollare, soprattutto per la gente comune, nonostante la revoca delle sanzioni dopo l'accordo con la comunità internazionale sul nucleare, poi trasformatesi in dimostrazioni anti-governative e contro la corruzione del regime.

OLTRE 300 FERMI IN DUE GIORNI. Negli scontri della notte tra il 30 e 31 due persone sono morte a Doroud, nel Lorestan. Sei le vittime secondo altre fonti, non ufficiali. Nella sola Teheran inoltre sono stati arrestati 200 manifestanti, alcuni dei quali già rilasciati, e una quarantina di leader della protesta, accusati di aver organizzato «manifestazioni illegali» e di aver danneggiato proprietà pubbliche, ha reso noto il vicegovernatore della capitale Nasser Bakht. Un altro centinaio di persone è stato fermato a Arak, come confermato dallo stesso governatore Ali Aghazadeh, che ha anche aggiunto che 12 agenti di polizia sono rimasti feriti negli attacchi all'ufficio del governatorato della stessa città. E proprio per evitare i raduni di strada le autorità hanno bloccato, anche se «solo temporaneamente», l'accesso ai social netowrk, in particolare Telegram e Instagram.

ROHANI: «MANIFESTARE È UN DIRITTO». In serata è intervenuto per la prima volta dall'inizio delle proteste il presidente iraniano Hassan Rohani che ha parlato in un incontro del governo trasmesso dalla tv di Stato. «Il popolo iraniano è libero di manifestare», basta che le proteste «siano autorizzate e legali» e che non si trasformino in violenza. «Una cosa è la critica», ha detto, «un'altra la violenza e la distruzione della proprietà pubblica». Pur attaccando il presidente americano Trump per le sue «interferenze» e il sostegno su Twitter agli iraniani in piazza, Rohani riconosce tuttavia che il popolo non è solo preoccupato per motivi economici, ma anche «per la corruzione e la trasparenza».

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