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Proteste in Iran

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Caos persiano
2 Gennaio Gen 2018 0836 02 gennaio 2018

Proteste in Iran, altri morti negli scontri tra manifestanti e polizia

Nella notte tra l'1 e 2 gennaio sarebbero morte altre nove persone nel corso delle proteste antigovernative. Tra di loro ucciso anche un ragazzino di 11 anni. Gli Stati Uniti chiedono lo sblocco dei social network.

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Nove persone sono state uccise nella notte tra l'1 e 2 gennaio nel corso delle proteste antigovernative in Iran. Il bilancio delle vittime nei sei giorni di proteste in Iran sale così ad almeno 23. Gli Stati Uniti, intanto, hanno chiesto al governo della teocrazia sciita di mettere fine al blocco di Instagram e altri social network, definendoli «luoghi legittimi per la comunicazione». E hanno annunciato che chiederanno una sessione d'emergenza all'Onu e al Consiglio dei diritti umani di Ginevra, definendo «ridicole» le tesi di ingerenze esterne nella crisi.

UCCISO UN RAGAZZINO DI 11 ANNI. Secondo quanto riportato dalla tivù di Stato, sei dimostranti sono stati uccisi durante un attacco a una stazione di polizia a Qahdarijan. Gli scontri sarebbero cominciati quando i dimostranti hanno cercato di rubare armi dalla stazione di polizia. Inoltre, un ragazzino di 11 anni e un uomo di 20 sono stati uccisi a Khomeinishahr, mentre un membro della Guardia Rivoluzionaria iraniana è stato ucciso a Najafabad. Tutte queste località si trovano nella provincia centrale iraniana di Isfahan, circa 350 chilometri a sud di Teheran. Secondo i media, si contano due morti a Najafabad, nella provincia di Isfahan, e altri due a Khomeinishahr. Inoltre sei persone sono state uccise a Ghahderijan (Isfahan), tre a Tuiserkan (Hamedan) e tre a Izeh (Khuzestan). Ci sono state poi quattro vittime a Doroud (Lorestan) e tre a Shahinshahr (Isfahan).

KHMENEI ACCUSA I NEMICI DELL'IRAN. A due giorni dal discorso del presidente Rohani, il due gennaio ha parlato anche la Guida suprema iraniana, l'Ayatollah Ali Khamenei, nel primo intervento dall'inizio delle proteste. I nemici dell'Iran «hanno rafforzato l'alleanza per colpire le istituzioni islamiche» del Paese durante i recenti incidenti ha detto il capo religioso. «Con i diversi strumenti come denaro, armi, politica e sistemi di sicurezza, i nemici hanno provato a minare il sistema», ha detto ancora Khamenei. Nella dichiarazione sulla pagina web della Guida Suprema, Khamenei non ha menzionato nessun Paese straniero in particolare. «Parlerò al popolo dei recenti incidenti a tempo debito», ha poi concluso.

OLTRE 450 FERMI IN TRE GIORNI. Intanto il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht, citato dall'agenzia semiufficiale iraniana Ilna, ha confermato che dal 30 dicembre scorso sono state firmate oltre 450 persone. Secondo questo bilancio, 200 persone sono state arrestate sabato, 150 domenica e 100 nella giornata il primo dell'anno. Le proteste contro il carovita, sfociate poi in manifestazioni antigovernative, sono cominciate giovedì 28 dicembre.

ALCUNI DEI FERMATI RISCHIANO LA MORTE. Il capo della Corte Rivoluzionaria della provincia di Teheran, Moussa Ghazanfarabad, nel corso del due gennaio ha detto che alcune delle persone arrestate durante le proteste nel Paese potrebbero essere accusate di 'Muharebeh' (guerra contro Dio), un reato che prevede la pena di morte.

IL REGIME: «GUIDATI DA INTELLIGENCE STRANIERA». «Uno dei capi d'accusa contro i leader delle proteste può essere il Muharebeh perché essi hanno legami e sono guidati da servizi di intelligence stranieri», ha detto Ghazanfarabadi, secondo quanto riporta l'agenzia semiufficiale Tasnim riferendosi al reato che prevede la pena di morte in Iran. «Coloro che sono stati arrestati dal terzo giorno delle proteste», ha proseguito «non sono considerati come coloro che protestavano per i loro diritti, e verranno puniti in modo severo per aver cercato di rovesciare il sistema».

«RICERCATI DI LUNGA DATA TRA I MANIFESTANTI». «Durante le recenti proteste abbiamo arrestato alcuni mercenari che erano tra i più ricercati negli ultimi anni», ha aggiunto ancora Ghazanfarabadi che ha poi spiegato come alcuni dei dimostranti dovranno presentarsi in tribunale in tempi brevi con l'accusa di avere agito contro la sicurezza nazionale e di avere danneggiato proprietà pubbliche.

TRUMP VALUTA SANZIONI CONTRO I PASDARAN. Le nuove sanzioni minacciate nei mesi scorsi da Donald Trump contro l'Iran potrebbero colpire i Guardiani della rivoluzione, una forza che risponde solo al leader supremo, l'ayatollah Ali Khameney. In tal modo si eviterebbe di danneggiare gli iraniani che stanno manifestando. A scriverlo il Wall Street Journal, citando dirigenti Usa. L'amministrazione Trump, intanto, sta facendo pressioni su vari Paesi per sostenere i diritti degli iraniani ad attuare proteste pacifiche, sempre secondo le stesse fonti.

TEHERAN: «TRUMP SI CONCENTRI SUI PROBLEMI INTERNI». La replica alla Casa Bianca non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghassemi ha attaccato dicendo che «invece di perdere tempo mandando tweet inutili e offensivi», il presidente americano Donald Trump «dovrebbe concentrarsi sugli omicidi quotidiani negli scontri armati negli Stati Uniti, e anche sui milioni di senza tetto e di gente affamata nel suo Paese». Ghassemi ha sottolineato inoltre la posizione «contraddittoria e confusa» di Trump: «Da un lato ha chiamato gli iraniani terroristi e ha usato un nome falso al posto 'Golfo persico', ferendo i sentimenti degli iraniani. Adesso, con il pretesto di dimostrare affetto e simpatia, usa parole offensive nei confronti di una nazione che ha migliaia di anni di cultura».

TURCHIA: «EVITARE L'ESCALATION». La Turchia ha espresso «preoccupazione» per le proteste auspicando che prevalga «il buon senso per prevenire l'escalation degli eventi ed evitare la retorica provocatoria e gli interventi stranieri». Ad affermarlo una nota del ministero degli Esteri di Ankara diffusa dai media turchi. «In questo contesto tenendo contro delle dichiarazioni del presidente Rohani che il popolo ha il diritto di manifestare pacificamente, crediamo che la legge non debba essere violata, la proprietà pubblica non debba essere danneggiata e che vadano evitate provocazioni e violenze».

SOLIDARIETA' A TEHERAN DALLA SIRIA. Il grande alleato nella regione, il regime siriano, ha espresso solidarietà a Teheran. Un comunicato del ministero del ministero degli esteri diffuso il 2 gennaio ha attaccato Stati Uniti e Israele per aver espresso sostegno ai manifestanti iraniani. La sovranità iraniana, secondo il ministero degli esteri, dovrebbe essere rispettata e nessuno dovrebbe interferire negli affari interni di Teheran. La Siria è certa, si legge nel testo, «che la leadership, il governo e il popolo dell'Iran sapranno sconfiggere la cospirazione».

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