Trump Vittoria

L'America di Trump

Anno Trump 20 Gennaio
TRUMPERIE
3 Gennaio Gen 2018 1617 03 gennaio 2018

L'anno in cui l'America è tornata all'età della pietra

Eravamo sulla strada giusta. Quella che avrebbe rimpicciolito il gap tra i ricchi e i poveri, tra i bianchi e i neri, tra gli uomini e le donne, tra gli eterosessuali e gli omosessuali. E poi? Poi è arrivato Trump.

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Il 2017 è stato l’anno più deprimente da quando sono arrivata negli Stati Uniti nel 1991. È vero, ci sono stati i due Bush, l’11 settembre, guerre a destra e a manca, disastri naturali. Durante questi miei 27 anni americani ho assistito a cambiamenti importanti di questa società così omogenea e allo stesso tempo sfaccettata. Quell’11 settembre abitavo a New York con la mia famiglia, e per mesi ho vissuto con il terrore di un altro attacco, e con l’odore acre di morte e decomposizione che si intrufolava in ogni angolo della città. Ho partecipato a tutte le manifestazioni contro Bush, contro la guerra in Iraq e quella in Afganistan. Ma ho anche votato il primo presidente nero che, per la prima volta da Kennedy, ci invidiava tutto il mondo. Bello, liberal, giovane, eloquente e passionale. E ho assistito alla gioia di milioni di coppie gay che finalmente hanno potuto sposarsi e ottenere tutti i diritti delle coppie eterosessuali. Ho gioito all’idea che il governo avesse deciso di venire incontro a chi non poteva permettersi di pagare l’assicurazione medica e che le donne potessero ricevere contraccettivi gratuitamente e che mio figlio e tutti i suoi compagni autistici avessero finalmente raggiunto traguardi importanti.

LE SPERANZE TRADITE. Sembrava davvero che, a fatica e lentamente, si stesse camminando sulla strada giusta, quella che avrebbe rimpicciolito il gap tra i ricchi e i poveri, tra i bianchi e i neri, tra gli uomini e le donne, tra gli eterosessuali e gli omosessuali. Poi invece la strada si è bloccata e abbiamo dovuto prendere una deviazione a destra. Molte volte siamo tornati indietro, e adesso siamo ancora più indietro rispetto alle politiche di Reagan, di Bush Senior e di suo figlio. In confronto a Trump, loro erano di centrosinistra: ricordo qualche giorno dopo l’attacco alle Torri Gemelle, Bush fece un discorso alla Nazione in cui ricordava che i fratelli musulmani non sono violenti, che soltanto i terroristi sono da condannare e non tutta la categoria. Il 2017 è stato l’anno di distruzione di ogni politica sociale importante fatta negli ultimi otto anni. L’amministrazione Trump in 365 giorni è riuscita a fare dei danni incommensurabili: il dipartimento federale che si occupa di ambiente è praticamente smantellato, l’Obamacare che permette a tutti gli americani di avere la mutua sanitaria è in serio pericolo, le riforme fiscali che obbligavano i ricchi a pagare più tasse si sono capovolte, il distacco ideologico da Wall Street e la rivoluzione del 99% è stato abbandonato, i fondi per i servizi pubblici, dalle scuole all’assistenza per anziani e disabili, vengono tagliati sempre di più.

Un approccio diplomatico e sereno di politica estera, un supporto maggiore alle donne per permettere loro di non dover scegliere fra carriera e maternità è deriso dall’amministrazione attuale. Siamo sull’orlo di una guerra nucleare. Abbiamo un presidente che non stringe la mano alla Merkel, ma definisce i dittatori delle Filippine, del Sud America e della Russia strong leaders. Che insulta i capi di Stato mondiali via Twitter. Che ritira il supporto economico all’Onu perché hanno votato contro una sua proposta assurda come quella di annunciare Gerusalemme la capitale di Israele. Che è supportato dall’ultradestra neonazista e dal Ku Klux Klan. Che parla delle donne come se fossero tutte puttane, delle minoranze come se fossero tutti criminali e dei disabili come se fossero tutti ridicoli. Per non parlare della pochissima fiducia che gli americani hanno nei confronti del presidente, che considerano corrotto, bugiardo e incapace di governare. E per non parlare del fango tirato sulla stampa, sempre accusata di essere falsa ogni volta che denuncia i misfatti e le assurdità di Trump e dei suoi compagni.
E questo è solo il primo di quattro anni in cui Trump è tenuto a rappresentare me, i mie figli e il resto degli americani nel mondo.

C'È BEN POCO DA FESTEGGIARE. C’è talmente poco da festeggiare quest’anno, che forse ho fatto bene a declinare tutti gli inviti ai veglioni di Capodanno e a starmene invece a casa, con i miei ragazzi e mio marito, a giocare a carte e a andare a letto a mezzanotte e cinque. La speranza è che il popolo americano trovi la forza di andare avanti malgrado il deterioramento capillare di questa nazione e che cominci a pensare seriamente alla ricostruzione di una civiltà che includa tutti il più presto possibile.

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