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Trump e il Russiagate

Bannon contro repubblicani, 'è guerra'
Aggiornato il 04 gennaio 2018 3 Gennaio Gen 2018 2007 03 gennaio 2018

Russiagate, Trump accusa Bannon: «Era una talpa»

Il presidente reagisce alle anticipazioni del libro Fire and Fury: inside the Trump White House di Michael Wolff. In cui l'ex stratega della Casa Bianca definisce l'incontro tra Donald Jr. e i russi durante la campagna elettorale «antipatriottico».

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È ormai scontro aperto tra Donald Trump e Steve Bannon, che in un un nuovo libro del giornalista Michael Wolff Fire and Fury: inside the Trump White House rilancia alla grande il Russiagate definendo «sovversivo» e «antipatriottico» l'incontro alla Trump Tower tra il figlio del tycoon Donald Jr. e un gruppo di cittadini russi.

TRUMP: «BANNON HA PERSO LA TESTA». «Bannon non ha niente a che fare con me o con la mia presidenza, quando l'abbiamo licenziato non solo ha perso il lavoro, ha perso anche la testa», si è scatenato il tycoon attraverso la portavoce Sarah Sanders. Nel libro, in uscita negli Usa la prossima settimana, Wolff si è basato su oltre 200 interviste con lo stesso presidente, il suo entourage e una serie di vip fuori e dentro l'amministrazione.

LIBRO PIENO DI GHIOTTI PETTEGOLEZZI. «Tante falsità», secondo la Casa Bianca, ma per i lettori sono in arrivo ghiotti pettegolezzi, come quello che Melania avrebbe pianto, «ma non di gioia», la notte della vittoria del marito. Gli stralci su Bannon, che oggi hanno fatto la parte del leone, hanno attirato l'ira del presidente: «Ha avuto poco o niente a che fare con la nostra vittoria. Non rappresenta la mia base e ha passato il suo poco tempo alla Casa Bianca a provocare false fughe di notizie».

IL SARCASMO DI BANNON CONTRO IL PRESIDENTE. «Il presidente è un grande uomo, lo sapete, lo sostengo ogni giorno», ha detto Bannon dopo essere stato pubblicamente "ripudiato", senza rettificare nulla di quanto anticipato dai media.

L'ASTIO VERSO IVANKA. Nel libro l'ex stratega usa metafore forti e un linguaggio da caserma per descrivere il clima della presidenza Usa, la cui indifferenza al potenziale impatto del Russiagate è paragonabile a quella di «chi sta sulla spiaggia aspettando l'impatto di un uragano di categoria cinque». L'astio verso la figlia di Trump, Ivanka e il marito Jared Kushner, o come li chiama Bannon, "Jaranka", è un leit motiv del volume: «Una guerra tra ebrei e non ebrei», ha detto a Wolff l'ex segretario di Stato Henry Kissinger.

L'OMBRA DEL RICICLAGGIO. Parlando con l'autore, un esperto di media e il biografo di Rupert Murdoch, Bannon ha ammonito che gli investigatori «romperanno Donald junior come un uovo sulla tv nazionale», pronosticando che l'indagine del procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate arriverà a segno concentrandosi sul riciclaggio. «Passa tutto per la Deutsche bank e tutta la m... di Kushner. La m... di Kushner è vischiosa», ha detto Bannon, notando che Mueller ha scelto come braccio destro Andrew Weissman, un esperto di denaro sporco: «Il loro percorso per fottere Trump passa dritto per Paul Manafort, Donald Jr. e Jared», ha aggiunto l'ex stratega, oggi non l'unico ad alzare l'ombra del riciclaggio.

IL RITORNO DI GPS FUSION. Sul New York Times i fondatori di GPS Fusion, Glenn Simpson e Peter Frisch, che commissionarono all'ex agente britannico Chris Steele l'indagine su Trump e i russi, hanno detto di aver trovato «da Manhattan alla Florida, da Toronto a Panama, vaste prove che Trump e la sua organizzazione lavorarono con russi di dubbia fama in odore di riciclaggio». GPS Fusion ricevette durante la campagna elettorale da un gruppo conservatore, il Washington Free Beacon, e dalla campagna di Hillary Clinton l'incarico di indagare sul «complesso passato di affari di Trump». Il rapporto Steele, hanno spiegato sul Nyt, è stato solo un capitolo: «Non la molla che ha spinto l'Fbi ad aprire l'inchiesta sul Russiagate, ma la controprova di informazioni ricevute da altre fonti tra cui una dentro il campo di Trump».

Le rivelazioni che imbarazzano Trump

Gli avvocati di Donald Trump hanno inviato una lettera di diffida a Steve Bannon, sostenendo che l'ex stratega abbia violato un accordo di non divulgazione svelando informazioni confidenziali al giornalista Michael Wolff. Ecco alcune delle principali rivelazioni del libro che sta scuotendo la Casa Bianca.

L'INCONTRO CON I RUSSI ALLA TRUMP TOWER. Bannon racconta: «Anche pensando che non era sovversivo, o antipatriottico, o una cosa brutta, e mi è capitato di pensare che era tutto di questo, si sarebbe dovuto chiamare l'Fbi immediatamente». E ancora: «La possibilità che Don Jr non abbia portato questi jumos (parola apparentemente inventata, ndr) su nell'ufficio del padre al 26/mo piano è zero».

IVANKA SULL'ACCONCIATURA DEL PADRE. Secondo l'autore del libro, la figlia del presidente «ha descritto spesso agli amici la meccanica che sta dietro: una pelata completamente rasata - una isola contenuta dopo una operazione per ridurre il cuoio capelluto - circondata da un folto cerchio di capelli intorno ai lati e alla fronte, dal quale tutte le estremità sono tirate su per incontrarsi al centro e poi essere raccolti sulla nuca e fissati con uno spray solidificante».

TRUMP SUI DIFETTI DEL SUO STAFF. Dopo aver parlato al telefono con i suoi collaboratori, Trump speculerebbe sulle loro pecche: Bannon era «sleale», l'ex chief of staff Reince Priebus «debole» ma anche un «nano», il genero Jared Kushner un «leccapiedi», l'ex portavoce Sean Spicer uno «stupido», la consigliera Kellyanne Conway una «frignona».

LE AMBIZIONI PRESIDENZIALI DELLA FIGLIA. Ivanka e il marito Jared avevano concordato che se ci fosse stata un'occasione sarebbe stata lei a correre per la Casa Bianca. La prima donna presidente, avrebbe detto divertita, non sarebbe stata Hillary, ma Ivanka Trump. La fonte è Bannon.

TRUMP MANGIA AL MCDONALD'S PER TIMORE DI ESSERE AVVELENATO. Nel libro si legge ancora: «A lungo timoroso di essere avvelenato, direbbe che un motivo per cui gli piace mangiare da McDonald's è perché nessuno sa che ci stava andando e il cibo è preparato in modo sicuro».

TRUMP E LA COSTITUZIONE. «Sono arrivata sino al quarto emendamento, prima che il suo dito abbassasse le labbra e i suoi occhi roteassero indietro», confida l'ex consigliera di Trump Sam Numberg, ricordando come il presidente non avesse alcun interesse per un testo che conosce molto poco.

LE LACRIME DI MELANIA. Neppure il magnate pensava di farcela e aveva tranquillizzato la moglie. Il giorno del trionfo lei era in lacrime, ma non per la felicità.

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