Kim Jong Un

Minaccia nordcoreana

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4 Gennaio Gen 2018 1820 04 gennaio 2018

Corea del Nord, il documento misterioso sulle strategie cinesi

Un file top secret rivelerebbe l'intenzione di acconsentire alle sanzioni solo «in maniera simbolica». Senza limitare il commercio con Pyongyang. Pechino nega. Ma per l'ex funzionario Tkacik il testo «pare genuino».

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È talmente verosimile da sembrare falso. Un documento ufficiale e top secret che rivelerebbe la volontà della Repubblica popolare, in accordo con Russia e «altri Paesi», di acconsentire alle sanzioni alla Corea del Nord solo «in maniera simbolica» per evitare «caos e guerra». Una sorta di negoziato per iscritto in cui la Cina si dice pronta a promuovere un commercio «crescente» con il regno dei Kim (che non vengono significativamente mai nominati) «per assicurare il miglioramento della qualità della vita del popolo coreano». In cambio chiede la lenta e volontaria dismissione dell'arsenale nucleare. L'ha pubblicato il sito di informazione statunitense legato ai repubblicani Washington Free Bacon, una testata che si è più volte distinta per scoop sulla leadership cinese e fonti esclusive legate al Pentagono. L'avrebbe ricevuto da «una persona che ha avuto rapporti con l'intelligence e i servizi di sicurezza cinesi». In calce la data del 15 settembre, ovvero ad appena pochi giorni dalla firma dell'inasprimento delle sanzioni seguito ad uno degli ultimi test nucleari del 2017.

CINQUE PAGINE DI TESTO. In cinque pagine, il testo redatto dall'Ufficio che si occupa delle relazioni del Partito comunista cinese con i partiti degli altri Paesi recita che Pechino «per il momento non limiterà il commercio e le attività commerciali tra la Corea del Nord e le aziende cinesi attraverso Stati terzi», anzi. Nel 2018 aumenterà del 15% gli aiuti «per la vita quotidiana e la costruzione di infrastrutture» e «almeno del 10% per ogni anno anno dal 2019 al 2023». Inoltre assicura che il divieto sugli istituti finanziari «si applica solo alle banche possedute dallo Stato e controllate dal governo centrale e ad alcune banche regionali» e, addirittura, che offrirà «la costruzione di difese militari» e «tecnologie e scienze militari di alto livello» tra cui «missili balistici a medio e corto raggio». «Allo stesso tempo», si legge, «dovrete mettere in guardia seriamente l'autorità coreana affinché non esageri sul tema del nucleare» aggiungendo che «al momento non esiste nessuna ragione per cui il nostro Paese chieda con forza alla Corea di smettere immediatamente e completamente il programma nucleare». «Invece chiediamo alla Corea di mantenerlo sotto controllo e, quando le condizioni matureranno, di riformarlo gradualmente ed eventualmente andare incontro alla richiesta di denuclearizzare la Penisola».

Se venisse confermata l'autenticità del documento, sarebbe «una notizia bomba». Questa almeno è l'opinione dell'ex funzionario dell'intelligence del dipartimento di stato statunitense John Tkacik, che si è occupato di Cina e Taiwan per oltre 40 anni e che ha apertamente dichiarato che a lui «sembra genuino». Sarà un caso ma il giorno successivo alla sua pubblicazione, il presidente del Comitato per la Riunificazione pacifica della Corea Ri Son-gwon - «autorizzato da Kim Jong-un» - ha annunciato dalla tivù di Stato che è «stato incaricato di riaprire la linea telefonica di Panmunjom (una delle 33 linee dirette tra Nord e Sud: creata nel 1971 e chiusa esattamente due anni fa a seguito dell'inasprimento delle tensioni, ndr) per risolvere le questioni relative all'ospitalità dei giochi olimpici di Pyeongchang, incluso l'invio della delegazione della Corea del Nord ai Giochi». La chiamata è avvenuta alle 15.30 locali come confermato anche dal governo della Corea del Sud. Un gesto che lo stesso presidente sudcoreano Moon Jae-in ha definito «altamente significativo», anche se la stampa locale teme che sia solo una mossa per prendere tempo in funzione dell'avanzamento del programma nucleare. La maggior parte degli analisti internazionali è comunque concorde nel considerare che il riavvicinamento tra Sud e Nord sia anche un modo per limitare l'influenza degli Stati Uniti sulla penisola.

LA SMENTITA DI PECHINO. Il portavoce del ministero degli Esteri cinesi, comunque, ha smentito in maniera categorica («chiunque sia dotato di senso comune può vedere che il documento è un falso»). Per questioni linguistiche e vizi di forma lo ha messo in dubbio anche Duowei, portale di informazione in cinese gestito dagli esuli negli Stati Uniti non sempre attendibile. È interessante anche riflettere sulla fonte. C'è una possibilità, abbastanza elevata, che «la persona che ha avuto rapporti con l'intelligence e i servizi di sicurezza cinesi» sia Guo Wengui, il miliardario cinese che è fuggito in Usa nel 2015 e che da allora ricatta l'attuale leadership cinese grazie a informazioni sulle élite politiche e finanziarie del suo Paese acquisite in maniera poco trasparente. Guo nel frattempo ha chiesto asilo negli Stati Uniti ed è diventato membro dell’esclusivo resort Mar-a-Lago del presidente Donald Trump. Falso o vero che sia, il documento che assicura l'appoggio cinese, russo «e di altri Paesi» alla Corea del Nord va comunque a servire due interessi: quello del belligerante Trump che ama minacciare di schiacciare «il bottone più grande» e quello di tutti gli oppositori del presidente cinese Xi Jinping che, come riportano diversi media non allineati, ha provato a rompere la «fratellanza di sangue con la Corea del Nord» anche a scapito di supposti affari in carbone, petrolio e beni di prima necessità che i governanti che lo hanno preceduto hanno condotto con essa. E che, forse, qualcuno conduce ancora.

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