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Trump e il Russiagate

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6 Gennaio Gen 2018 1755 06 gennaio 2018

Trump contro la stampa: «Non sono intelligente, sono un genio»

Il presidente americano, dopo l'uscita del libro Fire and Fury, attacca ancora una volta i media: «Mi accusano di essere inadeguato come hanno fatto con Ronald Reagan, e sbraitano sulla mia stabilità mentale».

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si è dato del «genio» da solo. E in risposta al dibattito pubblico sulla sua presunta incapacità a guidare la Casa Bianca è tornato ad attaccare i media americani «mainstream», definendoli «produttori di fake news» (leggi anche: Wolff contro Trump: «Il suo entourage pensa che sia un idiota»).

IL PARAGONE CON REAGAN. L'interrogativo sulla salute mentale del tycoon ha preso corpo dopo le rivelazioni contenute nel libro Fire and Fury: inside the Trump White House scritto dal giornalista Michael Wolff: «Ora che la storia della collusione con la Russia, dopo un anno di intense ricerche, si è rivelata una bufala totale, i democratici e i loro tirapiedi, i media mainstream produttori di fake news, hanno tirato fuori il vecchio manuale Ronald Reagan e sbraitano sulla mia stabilità mentale e sulla mia intelligenza», ha scritto Trump su Twitter.

DA IMPRENDITORE A «STAR DELLA TIVÙ». «In realtà per tutta la mia vita le mie qualità migliori sono state la stabilità mentale e l'essere veramente intelligente. Anche "Hillary la corrotta" ha provato a giocare queste carte e come tutti avete notato le si sono bruciate tra le mani. Sono passato dall’essere un imprenditore di successo a una star della tivù, fino a diventare presidente degli Stati Uniti (al primo tentativo). Credo che questo mi caratterizzi non come un uomo intelligente, ma come un genio. E un genio molto stabile!», ha aggiunto il presidente americano, in due successivi cinguettii.

Trump, non soddisfatto di quanto scritto su Twitter, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Camp David ha ribadito il concetto: «Tutto ciò che ho fatto è appropriato al 100%, il libro di Wolff è un'opera di fiction». Il presidente degli Stati Uniti ha anche ripetuto di non aver mai incontrato l'autore di Fire and Fury, che invece sostiene di aver conversato con lui per tre ore mentre raccoglieva informazioni per il libro.

L'AUSPICIO DI UNA DISTENSIONE IN COREA. Trump, infine, ha parlato pure di politica estera, augurandosi che il dialogo tra Corea del Sud e Corea del Nord «vada oltre i Giochi olimpici invernali» e prevedendo un ingresso degli Stati Uniti nella discussione «al momento opportuno».

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