Korea
9 Gennaio Gen 2018 1706 09 gennaio 2018

Corea del Nord, Luttwak: «È ora di bombardare»

Mentre i Giochi olimpici aprono uno spiraglio nelle trattative con il regime di Kim, il politologo spera in un intervento preventivo. Nonostante i rischi che questo comporta.

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«È ora di bombardare la Corea del Nord»: il politologo Edward Luttwak, che ha recentemente espresso le sue opinioni anche sull'Italia, assomiglia sempre più alla magistrale imitazione di Maurizio Crozza. L'analista è noto per le tendenze guerrafondaie - per le quali è preso in giro dal comico - e ha deciso di consolidare questa fama con un articolo pubblicato l'8 gennaio sulla rivista Foreign Policy.

«Nonostante i recenti colloqui con il Sud, Pyongyang continuerà ad avanzare nel suo obiettivo di ottenere un arsenale nucleare, avendo già testato l'atomica nell'ottobre 2006, nel maggio 2009, nel febbraio 2013, nel gennaio 2016, nel settembre 2016 e nel settembre 2017», ha scritto Luttwak, arrivando senza troppi giri di parole alla conclusione: «Ognuno di questi test sarebbe stato per gli Usa un'eccellente occasione per fare ciò che Israele fece in Iraq nel 1981 e in Siria nel 2007: effettuare raid con bombe convenzionali per negare il possesso dell'atomica a quei regimi che non dovrebbero nemmeno avere armi convenzionali. Fortunatamente c'è ancora tempo per lanciare un attacco di questo tipo».

Secondo il politologo, è ingenuo e inutile contare sui recenti progressi nei colloqui tra Nord e Sud, che non porteranno niente di buono. Seul, sostiene Luttwak, concederà ingenti prestiti a Pyongyang, rendendo inefficaci in un colpo solo le sanzioni recentemente imposte dagli Usa e dall'Onu, mentre il regime di Kim continuerà con il suo programma atomico. Dalla sfiducia nella diplomazia, la conclusione: attaccare prima che sia troppo tardi.

«I MOTIVI PER NON ATTACCARE NON SONO SUFFICIENTI». Il corpo del paper analizza e cerca di confutare le motivazioni che vengono portate da chi è scettico verso l'approccio militare. Le critiche a un raid mirato contro l'arsenale nucleare nordcoreano sono sostanzialmente quattro: il regime ha già a disposizione testate miniaturizzate montate su missili balistici con cui contrattaccare; una rappresaglia istantanea con l'artiglieria convenzionale dal confine potrebbe fare una strage a Seul; un attacco lampo rischia di non colpire tutti i bersagli; la Corea del Nord è protetta dalla Cina, che reagirebbe male.

AGIRE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI. Per Luttwak, nessuno di questi motivi è sufficiente per permettere che Pyongyang continui con il suo programma, diventando una minaccia non solo per i suoi vicini ma per il mondo intero. L'autore dell'articolo sembra, tutto sommato, concordare con l'attule presidente degli Stati Uniti: «Il dialogo non è la risposta».

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