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9 Gennaio Gen 2018 1158 09 gennaio 2018

Oprah Winfrey, la rete di potere della star che studia da presidente

Ha un patrimonio di 3 miliardi. Legami con Buffett e Soros. E il sostegno (già blindato) di Obama tra i dem. Impero e sponsor della conduttrice, che Trump voleva al suo fianco ai tempi del Reform Party.

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Oprah Winfrey correrà per le Presidenziali statunitensi? L’ipotesi circola insistentemente sul web ed è stata rilanciata dallo stesso New York Times. Il successo riscosso dopo il discorso tenuto in occasione dei Golden Globe sta di fatto proiettando la popolare conduttrice verso una possibile corsa per la Casa Bianca. Ovviamente sotto il vessillo democratico. D’altronde, visto lo stato politicamente comatoso in cui versa il partito dell’Asino, una eventuale discesa in campo di Oprah potrebbe rivelarsi provvidenziale. In vista del 2020, le incognite sono ancora molte. E i democratici non sembrano, al momento, avere la benché minima idea di come poter disarcionare Donald Trump. Con il suo discorso (in gran parte dedicato alla spinosa questione del sessismo) Oprah – a detta di molti – avrebbe lasciato filtrare l'intenzione di intraprendere una carriera politica. E adesso la sinistra americana si interroga se sia proprio lei la nuova bandiera da seguire. Ma chi è esattamente Oprah Winfrey? Com'è diventata così influente? E quali reali possibilità avrebbe di arrivare allo Studio Ovale?

Oprah Winfrey.

Oprah possiede immobili di lusso in California, New Jersey e Illinois, oltre a un jet privato dal valore di 42 milioni di dollari

Popolarissima attrice e conduttrice del talk The Oprah Winfrey Show (in onda su Abc dal 1986 al 2011), per anni è stata definita dalla rivista Forbes una delle donne più potenti, influenti e ricche al mondo, con un patrimonio stimato intorno ai 3 miliardi di dollari. Attualmente è Ceo di Harpo Productions, cui fa parzialmente capo l'Oprah Winfrey Network, un canale televisivo che ha raggiunto i picchi di maggior successo nel 2016 e che trasmette nel Nord America e in Australia, con previsione di espandersi anche in Brasile ed Argentina. Possiede inoltre immobili di lusso in California, New Jersey e Illinois, oltre a un jet privato dal valore di 42 milioni di dollari. Particolarmente vicina alle posizioni della sinistra liberal (soprattutto in materia di diritti civili), Oprah ha conseguito un potere mediatico rilevantissimo, non disdegnando legami con ambienti politici ed economici altolocati. Ai tempi della campagna elettorale del 2008, diede il proprio endorsement alla candidatura di Barack Obama, mentre nel 2016 – pur con qualche tentennamento – si è schierata con Hillary Clinton contro Trump, da lei definito un «demagogo». Ironia della sorte, il tycoon, quando si candidò nel 1999 con il Reform Party, aveva pensato proprio a lei come sua vice.

Ma non di sola politica è fatto il network Oprah. Nel 2009, The Guardian parlò di una ristretta associazione di miliardari filantropi che si incontrava a New York. Un club esclusivo, di cui lei avrebbe fatto parte assieme a nomi altisonanti del big business statunitense: da Warren Buffett a George Soros, passando per David Rockefeller. Di agganci, insomma, ne ha da vendere, disponendo di una forza economica che potrebbe fare la differenza in una eventuale discesa in campo. E non sarebbe sola: secondo la testata The Hill, la conduttrice ha già incassato l'appoggio della famiglia Obama, che potrebbe aiutarla a farsi strada all'interno del Partito Democratico. C'è poi un altro fattore che gioca a favore di Oprah: quella notorietà mediatica che rappresenta un vantaggio potenzialmente decisivo in un Paese dove l’elettorato si contraddistingue da sempre per non interessarsi troppo alle questioni politiche. E proprio la notorietà televisiva si è, del resto, rivelata un elemento vincente per lo stesso Trump nel 2016, come - 36 anni prima - per l’ex attore Ronald Reagan.

George Soros.

Tuttavia, l'influenza delle celebrità in ambio elettorale è spesso risultata piuttosto effimera. Basti pensare al 2016, quando Trump ha trionfato pur avendo contro tutto l’establishment di Hollywood (tranne Clint Eastwood). O alle Presidenziali del 1964, quando l’allora candidato repubblicano, Barry Goldwater, venne duramente battuto, nonostante una stella del calibro di John Wayne avesse fatto campagna elettorale per lui. La popolarità, insomma, non si traduce automaticamente in consenso politico negli Stati Uniti. E Oprah dovrà eventualmente fare i conti con questo dato. Ma soprattutto bisognerà in caso vedere se la conduttrice sarà effettivamente in grado di guidare una battaglia elettorale. In questo senso, non è detto che i suoi potenti sponsor economici e politici non possano alla fine rivelarsi un’arma a doppio taglio. Perché non tutti hanno una buona reputazione da spendere, come quell'Harvey Weinstein che con Oprah ha vinto diversi premi e che da Oprah, secondo il sito Tmz, ha ricevuto supporto e consigli all'indomani della deflagrazione dello scandalo per molestie. E perché una figura come quella di Oprah rischia di restare un’icona unicamente per i liberal, impigliandosi così in una sorta di autoreferenzialità politica.

Proprio questa autoreferenzialità potrebbe impedire alla conduttrice di raccogliere voti al di là di determinati territori come il Nord Est e la California, laddove per conquistare la Casa Bianca bisogna – di contro – essere in grado di parlare a quote elettorali articolate, variegate e talvolta anche un po’ rozze. Inoltre, in un momento storico in cui la polemica anti-sistema risulta particolarmente vigorosa, la sua vicinanza a certi nomi dell’establishment politico ed economico potrebbe rivelarsi un boomerang. Senza poi dimenticare che svariati big del Partito Democratico (a partire dal governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo) stanno già scaldando i motori per il 2020 e, probabilmente, non rinunceranno alla nomination senza combattere. Se veramente vorrà scendere in campo tra due anni, Oprah dovrà prepararsi a una battaglia durissima, per sconfiggere rivali potenti e cercare di tenere unito un partito – quello democratico – sempre più preda di lotte intestine, un partito dilaniato dallo scontro tra centristi e radicali, che fatica a trovare una sintesi soprattutto sul fronte delle politiche sociali, a partire dal lavoro. Ci riuscirà?

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