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Aggiornato il 17 gennaio 2018 10 Gennaio Gen 2018 1749 10 gennaio 2018

Regeni, le ombre sulla tutor del ricercatore

Perquisiti casa e ufficio della professoressa di Giulio a Cambridge. Acquisiti pc, cellulare e hard disk il giorno dopo l'interrogatorio. I dubbi del ricercatore e la versione della donna che non convince in pieno. L'ateneo: «Campagna vergognosa».

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Nuovi sviluppi nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel febbraio del 2016. Il 10 gennaio sono stati perquisiti l'ufficio e l'abitazione della professoressa dell'università di Cambridge, Maha Abdel Rahman, tutor di Regeni.

ACQUISITI PC, HARD DISK E CELLULARE. Gli inquirenti della procura di Roma che indagano sul caso hanno acquisito pc, pen-drive, hard disk e cellulare. La perquisizione è stata effettuata dopo l'audizione della docente svolta dal pm Sergio Colaiocco, affiancato dagli uomini del Ros e dello Sco e in collaborazione con le autorità del Regno Unito. L'Università di Cambridge ha denunciato quella che definisce «una vergognosa campagna di denigrazione, alimentata da convenienze politiche» contro la donna, sullo sfondo di «un'apparente assenza di progressi investigativi».

RISPOSTA IN UNA MAIL AGLI INQUIRENTI INGLESI. Sotto la lente degli inquirenti l'argomento e le modalità della tesi del ricercatore italiano. Come ricostruito dal IlFattoQuotidiano.it, la donna era già stata avvicinata per due volte dagli investigatori. La prima volta il giorno dei funerali di Giulio (i magistrati italiani contestano che, a differenza degli altri conoscenti di Giulio, non abbia consegnato loro pc e telefoni), mentre alcuni mesi dopo ha scelto di rispondere con una mail alla polizia del Cambridgeshire.

Maha Abdel Rahman

Abdel Rahman, tuttavia, prima d'ora non aveva mai voluto affrontare quelli che, nella rogatoria inviata al Regno Unito, i magistrati romani hanno definito i «cinque punti su cui è di massimo interesse investigativo fare chiarezza e relativi al dottorato di ricerca che ha portato Giulio Regeni in Egitto dal settembre 2015». Vale a dire, nella sintesi fatta dalla procura capitolina: «1) Chi ha scelto il tema specifico della ricerca di Giulio; 2) Chi ha scelto la tutor che in Egitto avrebbe seguito Giulio durante la sua ricerca al Cairo; 3) Chi ha scelto e con quale modalità di studio la "Ricerca partecipata"; 4) Chi ha definito le domande da porre agli ambulanti intervistati da Giulio per la sua ricerca; 5) Se Giulio abbia consegnato alla professoressa Abdel Rahman l'esito della sua ricerca partecipata durante un incontro avvenuto al Cairo il 7 gennaio del 2016».

LA CONVERSAZIONE TRA GIULIO E LA MADRE. Il racconto del suo incontro con Giulio, anzi, era stato piuttosto sintetico. «Sono un'esperta di economia egiziana, che è il mio settore», aveva detto agli inquirenti. «Per questo motivo Giulio si è rivolto a me, perché univo esperienze sociologiche a quelle economiche. Il primo anno del dottorato è incentrato su studi teorici presso l'università. Il secondo anno è dedicato alla pratica, alla ricerca sul campo e gli studenti si recano nel Paese sul quale stanno svolgendo gli approfondimenti». Ma i dubbi restano. Scrivevano i magistrati romani nella loro rogatoria alle autorità britanniche: «Una conversazione avvenuta sulla chat di Skype il 26 ottobre 2015 tra Regeni e le madre Paola permette di sapere come Giulio viva le sue ricerche al Cairo e di scoprire come fosse stata la professoressa Abdel Rahman a insistere perché approfondisse il tema specifico della sua ricerca e con le modalità partecipate».

CHI HA SCELTO L'ARGOMENTO DELLA RICERCA? L'argomento della ricerca fu una libera scelta di Giulio, avrebbe invece affermato la professoressa sentita dal pm Colaiocco. In una nota diffusa dalla procura di Roma si spiega che «grazie alla piena e fattiva collaborazione con le autorità del Regno Unito, gli investigatori del Cambridgeshire e italiani hanno proceduto ad effettuare le attività di indagine richieste dall'autorità giudiziaria italiana nell'ordine europeo di investigazione dell'ottobre scorso». Nel comunicato viene specificato che «la professoressa Maha Abdel Rahman ha accettato di rispondere a tutte le domande poste dagli investigatori inglesi, confermando le dichiarazioni già precedentemente rese».

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