Tunisia: seconda notte di disordini
FRONTIERE
10 Gennaio Gen 2018 1942 10 gennaio 2018

Tunisia, la rivolta per il pane è stata voluta da un Fmi cieco

Il Fondo monetario fornisce finanziamenti-briciola. Accompagnati da diktat “classici” e inerziali sulle privatizzazioni e il libero mercato. E l'Unione Europea lo segue senza fiatare.

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La rivolta che ha sconvolto la Tunisia nei giorni scorsi segnala un allarme che sarà sicuramente inascoltato in Europa, ma che è di rilevanza esplosiva: a otto anni dalla “primavera araba” il Paese è sempre sconvolto da una crisi economica e sociale esplosiva. Una crisi economica e sociale che può essere, come nel 2011, contagiosa per altri Paesi arabi. Tutte le chiacchiere sul “Piano Marshall” europeo per avviare sviluppo in Tunisia e nel Maghreb si sono rivelate per quello che sono: fole. L’Europa è intervenuta con scarse donazioni e il Fondo Monetario Internazionale - che dimostra di non comprendere nulla di politica - non solo ha limitato i finanziamenti me li ha accompagnati con vincoli demenziali: il primo ha portato appunto con la legge di bilancio 2018 al restringimento drastico delle politica statali volte e finanziare l’acquisto dei beni di prima necessità – a partire dal pane - che ha subito causato una ovvia rivolta popolare. Naturalmente, i capitali privati europei si sono ben guardati – e li si può capire - a riversarsi in Tunisia, nel giusto e comprensibile timore dei contraccolpi di un quadro politico sempre e comunque terremotato.

UN PAESE-BOMBA. Il risultato è semplice: la Tunisia continua a essere un Paese-bomba, che produce non solo rivolte popolari, ma anche il più alto numero di foreign fighter pro capite di tutto il mondo. Inoltre, la Tunisia contribuisce non poco anche alle ondate migratorie irregolari che destabilizzano l’Europa. Se l’Unione Europea dimostrasse un minimo di saggezza a difesa innanzitutto dei propri interessi, passerebbe dalle declamazioni solidaristiche alla logica vera del Piano Marshall. Pochi lo ricordano, ma nel 1947 il segretario di Stato Usa George Marshall lanciò un piano quadriennale che non si limitava affatto –come si crede- a un forte sostegno dell’economia europea attraverso la donazione di massicce dosi di materie prime e alimentari. La struttura portante di quell’intervento consisteva nella fornitura di migliaia di esperti e consulenti che lavorarono alla integrazione dell’economia europea e alla sua armonizzazione con quella degli Usa. Fu dunque un intervento “sistemico”, micro e macro economico, non a caso, proprio per queste sue caratteristiche strutturali e non episodiche, nettamente rifiutato da tutti i paesi europei diventati satelliti dell’Unione Sovietica.

COME NEI SECOLI BUI. Di questo ha necessità oggi la Tunisia, su questo la Ue dovrebbe trattare con la classe dirigente, instabile, ma sicuramente migliore di quella di tanti Paesi arabi, che sarebbe disposta a cessioni di sovranità decisionali a fronte non dell’elargizione di regalie, ma di strumenti di integrazione strutturale dell’economia nazionale con quella del Vecchio continente. Invece, si segue una politica miope con un Fmi che fornisce finanziamenti-briciola accompagnati da diktat “classici” e inerziali sulle privatizzazioni e il libero mercato, anche della farina e del pane. Quindi, rivolta segue rivolta. Per il pane, come nei secoli bui.

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