Regeni: Italia in giallo
25 Gennaio Gen 2018 2059 25 gennaio 2018

L'Italia ricorda Regeni: «Ucciso per le sue ricerche»

Il procuratore Giuseppe Pignatone mette nero su bianco le sue conclusioni due anni dopo la scomparsa del ricercatore: «Certo il ruolo dei servizi egiziani».

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Giulio Regeni è stato ucciso per le sue ricerche, ed è certo il ruolo dei Servizi. Lo ha messo nero su bianco il procuratore Giuseppe Pignatone, che in una lettera al Corriere della Sera e a Repubblica parla di nuovi elementi dell'inchiesta. Il movente, «pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo», e «l'azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio», sono «punti fermi».

In serata, oltre un migliaio di persone hanno partecipato alla fiaccolata silenziosa e alle altre iniziative organizzate a due anni dalla scomparsa del ricercatore al Cairo. Lo hanno reso noto gli organizzatori della manifestazione, voluta per chiedere verità e giustizia per il friulano. Tanti i giovani e gli studenti, i cittadini di Fiumicello e dei comuni limitrofi, con fiaccole gialle e cartelli in mano a chiedere 'Verità per Giulio'. Diversi i rappresentanti delle istituzioni locali, che hanno indossato la fascia tricolore.

GENTILONI: «L'ITALIA NON DIMENTICA». «A due anni dall'orrendo assassinio di Giulio Regeni l'Italia non dimentica. L'impegno per la ricerca della verità continua», ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Il movente e il ruolo dei Servizi sono «punti fondamentali per proseguire l'inchiesta», e rappresentano «un approdo condiviso con i colleghi egiziani. Un risultato che due anni fa non era per nulla scontato poter raggiungere», scrive Pignatone, che assicura: «non intendiamo fermarci. Anche se restiamo ben consapevoli della estrema difficoltà di questa indagine». «Dato che il movente dell'omicidio va ricondotto esclusivamente alle attività di ricerca di Giulio», sottolinea Pignatone nella lettera scritta a due anni dalla scomparsa di Regeni, «è importante la ricostruzione dei motivi che lo hanno spinto ad andare al Cairo e l'individuazione delle persone con cui ha avuto contatti sia nel mondo accademico, sia negli ambienti sindacali egiziani". Per questo, spiega il procuratore, «le evidenti contraddizioni tra le dichiarazioni acquisite nell'ambito universitario e quanto emerso dalla corrispondenza intrattenuta da Giulio (recuperata in Italia dal suo computer) hanno imposto di effettuare accertamenti anche nel Regno Unito, resi possibili dalla efficace collaborazione delle autorità d'Oltremanica. I risultati di tali attività - anche di perquisizione e sequestro di materiale - a un primo esame sembrano utili e sono allo studio dei nostri investigatori».

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