COOPI NIGER Fatimah
28 Gennaio Gen 2018 1200 28 gennaio 2018

In Niger tra i bambini vittime dell'Isis

Disegnano teste mozzate. Usando solo con matite nere. L'Ong Coopi è presente nel Sud-Est del Paese, sotto attacco da parte dei jihadisti. E assiste 3 mila minori. Più del doppio di quelli seguiti a Mosul.

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Se l'Occidente e non solo dibatte su come affrontare il ritorno dei baby militanti dell'Isis, vittime e loro malgrado carnefici, sono innumerevoli i bambini in fuga dalle violenze dei jihadisti in Medio Oriente come in Africa, sfollati e in cerca d'asilo. Vittime tra le vittime. Solo l'Ong Coopi ne assiste 3 mila con un progetto d'istruzione in Niger, dove l'esercito italiano si appresta a inviare una missione. Sono ben oltre il doppio dei 1.200 bambini presi in carico a Mosul, in Iraq nelle ex terre del sedicente Califfato. Anche per loro vale la campagna «Aiuta un guerriero», lanciata dall'Ong sino al 28 gennaio 2018 con sms e chiamate solidali al numero 45541.

SOPRAVVISSUTI ALL'ISIS. I numeri danno la portata dell'emergenza terrorismo anche nel Sahel, ma il racconto dei cooperanti è ancora più forte. Scampati ai Boko Haram affiliati all'Isis, i bambini nigeriani e nigerini usano solo la matita nera. «Disegnano immagini nere, anche di teste tagliate», spiega a Lettera43.it la psicologa e capo missione di Coopi in Niger Marzia Vigliaroni. La base dei 470 soldati italiani in Niger (128 entro marzo 2018), che il premier Paolo Gentiloni ha confermato in missione contro il «terrorismo e traffico di esseri umani», è a Madama, nel Nord vicino alla Libia. L'Ong italiana opera invece a Diffa, nel Sud-Est, sulla frontiera con la Nigeria da dove penetrano i Boko Haram.

Marzia Vigliaroni, capo missione Coopi in Niger.

Foto di Simone Durante

DOMANDA. Anche in Niger i terroristi estremisti islamici seminano distruzione e violenze?
RISPOSTA.
Nella nostra regione sì, tuttora ci sono attacchi sporadici ma costanti. La missione di Coopi nel Paese ha cambiato pelle proprio in risposta alla minaccia crescente. Nel 2012 ci eravamo insediati in un'altra zona, con un progetto di lotta alla malnutrizione.

D. Poi cos'è accaduto?
R.
Nel 2013 ci siamo spostati nel Sud-Est, per assistere le migliaia di profughi nigeriani in fuga dagli assalti e dai saccheggi dei Boko Haram, un'emergenza ancora maggiore. Poi i Boko Haram sono entrati anche in Niger e abbiamo preso in carico anche sfollati nigerini.

D. Nel 2017 l'Onu ha registrato 103 attacchi e 141 morti civili nel Nord Est del Niger. Molti bambini arriveranno con un solo genitore o strappati alle loro famiglie.
R.
Sì, abbiamo casi di donne con bambini separate dai padri. E di minori non accompagnati. Nel caos della fuga, capita che bambini e adolescenti si perdano, spesso per sfuggire ad attacchi. E debbano essere identificati nei campi.

Spose bambine non mandate a scuola.

Foto di Simone Durante

D. Per anni i riflettori sono stati accessi su Raqqa e Mosul, le capitali dei territori dell'Isis in Siria e in Iraq, molto meno sugli africani assediati dei Boko Haram. Il livello di violenze dei jihadisti in Medio Oriente è equiparabile a quello perpetrato in Africa?
R.
I contesti geografici e anche culturali dove hanno agito Isis e Boko Haram sono diversi, ma il livello di crudeltà è egualmente estremo. Da noi arrivano bambini reduci da attacchi che usano solo matite nere. Per disegnare teste mozzate.

D. Proprio alla fine del 2017 il parlamento italiano ha approvato una missione armata in Niger.
R.
Noi operiamo nel Sud-Est del Paese, mentre il contingente italiano è stato annunciato di base nel Nord del Niger.

D. Si è accennato anche a un impegno antiterrorismo. In prospettiva la missione dell'esercito e quella di Coopi possono collaborare?
R.
Se si dovessero ampliare le zone di intervento la nostra Ong manterrà come sempre il dialogo aperto con i nostri militari. Ma anche l'indispensabile posizione di neutralità, per continuare a operare e ad accedere ai luoghi dove c'è bisogno di aiuti umanitari.

Tra i minori seguiti svolgiamo molti interventi a sostegno della salute mentale. Oltre che per l'istruzione di base

Marzia Vigliaroni

Le vittime e gli attacchi di Boko Haram in Niger nel 2017.

dati Ocha-Onu, RELIEFWEB

D. Com'è strutturato il vostro programma per l'istruzione di base di adolescenti e bambini?
R.
Alle decine di migliaia di sfollati e rifugiati della comunità di Diffa, Coopi rivolge anche una serie di altri progetti sociali e di assistenza. La campagna in corso è specifica per i minori in contesti di crisi e conflitti. Per il Niger in particolare teniamo anche presente che molti di questi ragazzi e bambini non sono mai andati a scuola prima.

D. Anche prima dell'arrivo dei Boko Haram, il Niger spiccava come il Paese con il maggior numero di spose bambine al mondo. A questo vissuto già pesante si sono aggiunte nuove imposizioni e nuovi abusi.
R. Perciò impieghiamo e formiamo nei nostri centri educativi pedagogisti, oltre che insegnanti ai quali forniamo materiali didattici per le lezioni.

D. Quanto è fondamentale l'aiuto psicologico offerto da Coopi per lo sviluppo di questi bambini feriti?
R.
Io stessa di formazione sono psicologa. Tra i minori seguiti svolgiamo molti interventi a protezione e sostegno della salute mentale e del benessere personale, specie tra i bambini che accogliamo in fuga dalle atrocità di Boko Haram.

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