Sala, Gentiloni pronto a ricorso su Ema
Aggiornato il 30 gennaio 2018 29 Gennaio Gen 2018 1944 29 gennaio 2018

Ema, il governo italiano è pronto a fare ricorso

Palazzo Chigi dovrebbe chiedere alla Commissione europea di rivalutare l'assegnazione dell'agenzia ad Amsterdam dopo le critiche del direttore sulla sede proposta. Stessa iniziativa da parte del Comune.

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Il sospetto che Amsterdam non fosse pronta a ospitare l'agenzia europea del farmaco Ema, dopo averla strappata a Milano per un soffio, è ora una certezza: l'edificio ancora non c'è, e il trasferimento di tutto il personale e le attività da Londra è destinato a subire ritardi e costi supplementari. L'allarme è arrivato direttamente dal direttore esecutivo dell'Ema, Guido Rasi, e ha riaperto la polemica. Per questo il governo italiano si è detto pronto al ricorso, e la presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e il sindaco Beppe Sala sono tornati alla carica riproponendo Milano. Parallelamente, anche il Comune di Milano ha annunciato ricorso.

PRESSIONI DI PALAZZO CHIGI SULLE ISTITUZIONI EUROPEE. Alla luce di quanto sta emergendo sull'assegnazione ad Amsterdam della sede Ema, fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che il governo intraprenderà ogni opportuna iniziativa presso la Commissione europea e le istituzioni comunitarie competenti affinchè, anche a seguito di quanto dichiarato dal direttore dell'Agenzia, venga valutata la possibile riconsiderazione della decisione che vide Milano battuta al sorteggio finale. «Ho chiamato Gentiloni e gli ho detto: è il momento di essere aggressivi, facciamolo, proviamoci, fino in fondo, e da quello che mi ha detto, e senz’altro sarà così, oggi parte il ricorso», ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

BRUXELLES: «NIENTE DA AGGIUNGERE ALLA DECISIONE PRESA». La decisione sulla nuova sede dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) dopo la Brexit «è stata dei 27 Stati membri e non abbiamo niente da dire» a questo proposito. Così il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas, dopo la decisione dell'Italia di presentare ricorso. "Abbiamo fatto il nostro lavoro, producendo un'analisi legale di tutte le offerte ricevute in modo trasparente. Non abbiamo fatto shortlist o graduatorie, ma abbiamo fatto la nostra valutazione sulla base dei criteri decisi. E nessuno l'ha messa in dubbio", ha aggiunto.

DUBBI SULLA SISTEMAZIONE PROVVISORIA. In una conferenza stampa assieme alle autorità olandesi, Rasi aveva portato allo scoperto la situazione: il nuovo palazzo dell'Ema non è ancora pronto, e la soluzione transitoria proposta dagli olandesi «non è ottimale», perché «dimezza» lo spazio della sede di Londra. Il che aggiunge «strati di complessità» al trasferimento e allungherà i tempi per tornare a funzionare regolarmente. L'Ema dovrà essere operativa ad Amsterdam dal primo giorno della Brexit, cioè il 30 marzo 2019, ma «il palazzo finale non sarà pronto per allora e quindi dovremo andare in una sede temporanea nella città», ha spiegato Rasi. «Questo doppio trasferimento ci costringerà a investire più risorse, e prolungherà il 'piano di continuità', ovvero impiegheremo di più per tornare alle operazioni normali», ha aggiunto.

RASI: «ABBIAMO SOLO META' DELLO SPAZIO». Nelle ultime settimane Rasi ha discusso con le autorità olandesi del palazzo temporaneo, bocciando le proposte iniziali. Gli olandesi hanno quindi dovuto cercare un'altra soluzione, che però «non è quella ottimale». Perché «abbiamo solo metà dello spazio rispetto ai locali di Londra». Ma siccome il tempo stringe, «anche se questi edifici non sono ideali, sono la migliore opzione in base alle attuali costrizioni temporali».

POLITICA PRONTA ALLA BATTAGLIA. «Milano era pronta e operativa, sarebbe stato meglio decidere su elementi tecnici senza affidarsi alla sorte. Dobbiamo porre la questione in Commissione Europea», ha scritto in un tweet la Lorenzin. Anche Maroni si fa sentire: «Ma come, Amsterdam non è pronta? Ci hanno presi in giro? sulla salute dei cittadini non si può scherzare. Cara commissione Ue, riporta Ema a Milano, subito: il Pirellone è pronto e disponibile». E il sindaco Sala ha annunciato di essere in contatto con il Presidente Gentiloni «per valutare tutte le possibili iniziative». Lo spazio di manovra è molto stretto, ma una possibilità, almeno sul piano della discussione politica, potrebbe venire dal Parlamento Ue. «Se non fosse d'accordo con il Consiglio» sulla sede - ha detto il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi - «allora si aprirebbe una discussione fra le due istituzioni».

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