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Guerra in Siria

SIRIA
30 Gennaio Gen 2018 1646 30 gennaio 2018

Siria, attacchi chimici: nuove prove inchiodano Assad

Test di laboratorio effettuati dalla Opcw confermano che il sarin usato a Ghouta nel 2013 era lo stesso custodito nei depositi del regime. Smentita la difesa di Damasco e la propaganda russa. La pace nel Paese è sempre più lontana.

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A quasi cinque anni di distanza, ancora non sappiamo con certezza quante furono le vittime dell'attacco chimico a Ghouta, nei sobborghi a est di Damasco, la mattina del 21 agosto 2013, quando le aree controllate dai ribelli furono bombardate con missili carichi di gas sarin: all'epoca il governo francese parlò di almeno 281 morti, stime successive hanno portato la macabra conta a oltre 1.900, di certo è stato uno dei massacri peggiori della lunga guerra civile siriana. Ora nuove prove inchiodano il regime di Assad alle sue responsabilità.

I NUOVI TEST. Il 30 gennaio l'agenzia di stampa inglese Reuters ha rivelato che i test effettuati nei laboratori dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche collegano i campioni raccolti dalla missione delle Nazioni Unite a Ghouta dopo la strage agli agenti chimici consegnati dal governo di Damasco nel 2014 per essere distrutti. «I test hanno individuato dei “markers” nei campioni presi a Ghouta e in altre due aree colpite da attacchi con gas nervini nella città di Khan Sheikhoun nel governatorato di Idlib il 14 aprile 2017 e a Khan al-Assal, ad Aleppo, nel marzo 2013», scrive Reuters. In tutti e tre i campioni ci sono elementi che corrispondono.

L'INCHIESTA ONU E IL VETO DI MOSCA. A ottobre, l'Organizzazione aveva già presentato alle Nazioni Unite prove del coinvolgimento del governo di Assad nell'attacco chimico di Khan Sheikhoun dell'aprile 2017, un'operazione militare che aveva scatenato la reazione americana. Tre giorni dopo, infatti, Trump diede l'ok a un raid aereo punitivo contro la base aerea di Shayrat, nel centro della Siria, da dove secondo l'intelligence erano partiti i jet di Assad. Il veto della Russia ha però impedito che il mandato dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche per indagare sull'uso dei gas nervini in Siria venisse prolungato di un altro anno, seppellendo di fatto l'inchiesta dell'Onu.

Bashar al Assad e ladimir Putin.

I nuovi elementi emersi sul massacro di Ghouta, e che non erano presenti nel rapporto di ottobre, smontano nuovamente la difesa del regime siriano, che ha sempre negato di aver fatto uso di armi chimiche durante la guerra, e la propaganda di Mosca filo-Assad che dopo l'attacco a Khan Sheikhoun aveva tentato di far cadere la responsabilità sui ribelli. Il comunicato ufficiale del ministero della Difesa faceva acqua da tutte la parti, aveva indicato l'ora sbagliata dell'attacco e sosteneva in sostanza che il sarin si fosse sprigionato dopo il bombardamento, come se potesse essere custodito a terra in un magazzino e magicamente comporsi dopo il raid, una versione che qualsiasi esperto di armi chimiche avrebbe smentito in pochi minuti e infatti è quello che è accaduto.

I DUBBI SULLA DISTRUZIONE DELL'ARSENALE. Inizialmente, la tragedia di Ghouta sembrava aver dato una svolta alla guerra siriana. La linea rossa tracciata dall'ex presidente americano, Barack Obama, era stata di molto superata e un accordo tra Mosca e Washington siglato poco dopo i fatti del 2013 aveva costretto Damasco ad aderire all'Opcw (Organization for Prohibition of Chemical Weapons), a interrompere il suo programma sulle armi chimiche e a distruggere un deposito di 1.300 tonnellate di agenti precursori, gli elementi di base con cui si producono poi i gas come il sarin. Da allora però altri attacchi con gas sarin sono stati sferrati contro la popolazione civile siriana e gli ispettori dell'Onu hanno trovato diverse evidenze del fatto che Damasco non ha affatto smantellato il suo programma sulle arme chimiche ma ha continuato invece a usare bombe al cloro e agenti come sarin. Diversi diplomatici occidentali hanno più volte messo in dubbio anche che il regime abbia davvero distrutto e riconsegnato per la distruzione tutto l'arsenale chimico di cui disponeva nel 2013. «Una corrispondenza tra i campioni prelevati nel 2013 a Ghouta e i test dei agenti chimici del deposito del governo siriano è l'equivalente di un'evidenza del Dna: una prova definitiva», ha dichiarato alla Reuters Amy Smithson, un esperto americano di non proliferazione.

LA CONFERENZA DI SOCHI. Le rivelazioni dell'agenzia di stampa arrivano proprio nelle ore in cui si apre Sochi il congresso del dialogo nazionale siriano, una specie di conferenza per il dopoguerra in Siria, voluta da Mosca e da Teheran, l'altro alleato forte del regime siriano, dopo un accordo con la Turchia che intanto è impegnata in una feroce operazione militare contro i curdi nel nord della Siria, ad Afrin. A Sochi la maggior parte dei gruppi di opposizione non parteciperà, un segno chiaro della scarsa legittimità dell'iniziativa e della difficoltà di trovare una via di pace per la Siria fin quando il governo di Assad rimarrà al suo posto.

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