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1 Febbraio Feb 2018 0800 01 febbraio 2018

Cina e Vaticano, alle radici delle ultime tensioni

Alcune parti del mondo cattolico "sotterraneo" si sono riconciliate con Pechino. Ma l'acredine resiste. Tra trattative segrete e screzi smentiti, a che punto sono le relazioni tra Santa Sede ed ex Impero Celeste.

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Vaticano e Repubblica popolare cinese si parlano per vie traverse. I loro messi si incontrano segretamente e le strategie si definiscono su tempi lunghi. Ma ogni tanto una dichiarazione improvvisa buca la nebbia illuminando brevemente parti di verità. È quello che sta succedendo in questi giorni. Prima il cardinale Joseph Zen, che ha compiuto 80 anni nel 2012 perdendo quindi il diritto di voto al conclave, in un lungo post sulla sua pagina Facebook scrive: «Se penso che il Vaticano stia svendendo la Chiesa cattolica in Cina? Certamente sì, se va nella direzione in cui sembra ovvio stia andando considerando quello che hanno fatto negli ultimi mesi e anni». Poi la smentita piccata della Santa Sede e infine l'intervista al Segretario di Stato di Sua Santità Pietro Parolin sulla Stampa in cui si afferma che «la nostra azione non risponde a logiche mondane». È evidente il nervosismo, ma qual è la questione?

LO STRAPPO DEL 1951. Come ha per primo riportato AsiaNews, agenzia di stampa ufficiale del Pontificio istituto missione estere, una delegazione del Vaticano avrebbe chiesto a due vescovi cinesi di lasciare la loro sede. Dovrebbero essere rimpiazzati da due colleghi nominati dall'Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Un passaggio che avrebbe tempi lunghi, ma che farebbe parte del tentativo, in atto dal 2014, di ristabilire i rapporti diplomatici tra le due nazioni. È bene ricordare che questi si sono rotti nel 1951, a pochi anni dalla nascita della Nuova Cina, e che da allora nell'ex impero di mezzo sono cresciute parallelamente due chiese: quella "sotterranea" che esprime fedeltà al papa e quella "patriottica" che invece riconosce come primaria l'autorità del Partito. I loro fedeli si stima siano tra i 10 e i 12 milioni, ma nonostante questo tutt'oggi il Vaticano rimane uno degli appena 20 Stati che non riconoscono la Repubblica popolare a favore di Taiwan.

Nella Cina di Xi Jinping è aumentata l'opposizione a tutte quelle strutture religiose non ufficialmente riconosciute

Lo scambio di prelati farebbe parte di un accordo in cui la Santa Sede si impegna al riconoscimento di otto vescovi ordinati “illegalmente” da Pechino (di questi uno è deceduto nel 2017 e tre sono scomunicati) a fronte di quello di 20 candidati scelti dal Vaticano (di cui alcuni sarebbero già stati ordinati in segreto). Ma il punto è che se alcune parti del mondo cattolico "sotterraneo" si sono recentemente riconciliate con Pechino, l'acredine per le persecuzioni subite è ancora alta. Secondo il centro studi della Santa Sede, nella diocesi di Hong Kong (a cui il cardinale Zen appartiene) ci sarebbero ancora 19 vescovi "sotterranei" attivi, senza contare quelli già in pensione, che non tollerano l'ingerenza del Partito sulla fede. D'altra parte, nella Cina di Xi Jinping è aumentata l'opposizione a tutte quelle strutture religiose non ufficialmente riconosciute. Sono anni che croci e chiese vengono demolite in tutto il Paese. Secondo l'associazione cristiana China Aid, sono state decine di migliaia tra il 2012 e il 2016. Forse anche per questo nello stesso periodo sono quintuplicate le richieste di asilo a livello mondiale. In Italia, siamo passati dalle 11 alle 871 richieste.

I TIMORI DI PECHINO. Da questo punto di vista si capiscono meglio le esternazioni del cardinale Zen e le tensioni che hanno scatenato. Pechino teme la fede religiosa possa essere concorrente a quella nel Partito e vuole mettere il cappello sopra le istituzioni che le organizzano. La Santa Sede ha tutto l'interesse che il cordone ombelicale con i suoi fedeli d'Oriente non venga spezzato e i vescovi che hanno portato avanti l'attività evangelica nelle avversità degli ultimi decenni trovano questa logica inaccettabile. «Gli esperti della chiesa cattolica in Cina dicono che non è logico pensare una politica religiosa ancora più dura da parte di Xi Jinping», conclude il cardinale Zen. «Ma qui non si tratta di pensiero logico, piuttosto di cruda realtà». E ancora: «Sono l'ostacolo maggiore al raggiungimento di un accordo tra il Vaticano e la Cina? Se è un cattivo accordo sarò più che felice di esserlo».

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