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1 Febbraio Feb 2018 1500 01 febbraio 2018

Russia, chi saranno i principali sfidanti di Putin alle elezioni

I comunisti "eterni secondi" lanciano Grudinin. Mentre Navalny prova a pesare sul voto anche da escluso. Dalle donne Sobchak e Gordon al trumpiano Žirinovskij: breve carrellata degli anti-zar.

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Annunciando la propria candidatura alle elezioni presidenziali russe del 18 marzo come «indipendente», Vladimir Putin ha detto di confidare «nel sostegno delle forze politiche, partiti e organizzazioni sociali che condividono la mia visione sullo sviluppo del Paese». Putin non si presenterà dunque in qualità di leader di Russia Unita e verrà appoggiato da oltre 600 politici, attivisti e vip. Contro di lui, una schiera di candidati, più o meno "tradizionali", che cercheranno di ribaltare un pronostico che, guardando ai sondaggi, appare blindato: le ultime rilevazioni assegnano una larga vittoria al presidente in carica già al primo turno (se nessuno dovesse raggiungere la maggioranza assoluta, il ballottaggio sarebbe l’8 aprile) con il 66% dei voti, mentre l’Istituto Vtsiom a fine settembre lo dava gradito addirittura all’85% dei russi.

Pavel Grudinin.

1. Gli eterni secondi: i comunisti lanciano Grudinin

Gli eterni sfidanti di Putin, come prima di Boris El’cin, corrono sotto la bandiera del Partito comunista della Federazione Russa di Gennadij Zjuganov (Kprf). Si tratta di una sinistra diversa da quella italiana, patriottica, populista e sovranista, accusata di aver tradito il marxismo-leninismo, di essere nazionalista borghese e di avere sposato posizioni putiniste. Per l’estrema sinistra russa, il Kprf è colpevole di “revisionismo” e conservatorismo. Tuttavia, il partito è forte fra lavoratori, giovani e i nostalgici della stabilità sovietica. Il Kprf finora è sempre arrivato secondo, prima con Nikolaj Ryžkov nel 1991 e poi col segretario nazionale nel 1996, nel 2000 e nel 2012. Solo nel 1996 c'è stato un altro candidato che ha ottenuto più del 10% dei voti al primo turno, Aleksandr Lebed. Alle presidenziali del 2012 Putin è ritornato Presidente della Federazione Russa col 65% dei consensi, mentre l'eterno sfidante comunista, Zjuganov, s’è fermato al 17,18%. La novità di questa tornata è la candidatura, a seguito della decisione presa dal XVII Congresso del Kpfr tenutosi nel dicembre 2017, dell’agronomo Pavel Grudinin, che i sondaggi danno al 20% dei voti.

L'IMPEGNO DELLA STATE FARM LENIN. Grudinin, 57 anni, laurea in ingegneria meccanica e studi in giurisprudenza e una formazione universitaria nella pubblica amministrazione, gestisce da vari anni una cooperativa agricola dal nome caratteristico, State Farm Lenin, situata fuori Mosca, che la stampa nazionale ha ribattezzato «comune socialista», perché si rifà ai sovchoz, le fattorie collettive attive in Unione Sovietica e nei Paesi comunisti. Nella cooperativa da lui gestita, Grudinin – lanciato da Zjuganov perché «è una persona che sa lavorare, ascoltare le persone e rispettare le promesse», ma anche perché, essendo più giovane, potrebbe attrarre voti di lavoratori delusi da Putin – non solo pagava i suoi lavoratori ben 1.500 dollari (tre volte un salario medio russo), ma investiva i profitti dell’azienda in programmi sociali a favore delle famiglie dei braccianti, che vivono tutti in alloggi adiacenti la fattoria, provvisti di parchi per i bambini, asili e scuole gratuite.

Alexei Navalny.

2. Il convitato di pietra: Navalny chiede di boicottare le urne

Il panorama politico russo è molto variegato. Numerose forze hanno annunciato la loro candidatura: il leader del Partito liberaldemocratico Vladimir Žirinovskij, Grigory Yavlinsky del partito liberale di sinistra Yabloko, la giornalista e cantautrice Ekaterina Gordon, la presentatrice Ksenia Sobchak e il socialista Sergey Mironov. È escluso dalla competizione il blogger dissidente Alexei Navalny, fermato (e poi rilasciato) il 28 gennaio nel corso della manifestazione antigovernativa "sciopero degli elettori".

«NON RICONOSCEREMO I RISULTATI». A dicembre la Commissione elettorale ha votato all’unanimità l’esclusione per le condanne giudiziarie pendenti, fra cui, la più pesante, l’appropriazione indebita, e Putin ha sostenuto che l’attivista era anche «burattino di forze destabilizzatrici». La Commissione europea ha detto che l’esclusione dell’attivista getterebbe «seri dubbi sul pluralismo politico in Russia», spingendo Navalny a lanciare un appello per boicottare le urne: «Stiamo proclamando uno sciopero degli elettori. Chiederemo a tutti di boicottare queste elezioni. Non ne riconosceremo i risultati».

Ksenia Sobchak.

3. Quote rosa: si candidano la figlia di Sobchak e la cantautrice Gordon

Il Cremlino ha annunciato nel 2017 che il principale avversario di Putin dovrebbe essere una donna, e il giornalista Vladimir Soloviev ha parlato della «battaglia delle bionde».

IN DIFESA DELLE MADRI SINGLE. Si candideranno non solo della figlia dell’ex sindaco di Pietroburgo Anatoli Sobchak – con cui Putin iniziò la sua carriera politica –, cioè la presentatrice Ksenia Sobchak, che ha avuto molto risalto mediatico essendo conosciuta (per la sua avvenenza e la vita mondana) come la “Paris Hilton russa”, ma pure della giornalista e cantautrice Ekaterina Gordon, molto critica verso Putin e scesa in campo per difendere «i diritti delle mamme single» di cui, secondo lei, «non importa niente a nessuno nel nostro Paese».

Vladimir Žirinovskij.

4. Il "Trump russo": Žirinovskij "liberal-democratico" solo di nome

C'è poi il socialdemocratico Sergey Mironov, a capo di Russia Giusta, “alla sinistra di Putin”, dopo l’iniziale appoggio critico al presidente, ora propone di cambiare il sistema economico per garantire un maggior intervento dello Stato nell’economia. E se gli eterni secondi in Russia sono da sempre i comunisti, l’eterno sfidante, impresentabile per eccellenza nonostante il suo 13,5% ottenuto alle ultime legislative, è il populista e nazionalista di destra Vladimir Žirinovskij, dato all’8%. Poliglotta, laureato in legge e con un dottorato in filosofia, Žirinovskij - che vuole «fare tornare grande la Russia» - è presidente della Duma e leader di un partito “liberal-democratico” di nome, ma di fatto fin dagli Anni 90 legato al Front National di Jean-Marie Le Pen, al Fpö di Jörg Haider e alla Lega Nord di Umberto Bossi (al punto di riconoscere il “governo padano” nel 1996).

POSIZIONI ULTRANAZIONALISTE. Definito “il Trump russo” (offrì all’intera Duma champagne per celebrare la vittoria di The Donald negli Stati Uniti), Žirinovskij si è caratterizzato sin dall’inizio per le posizioni ultranazionaliste, per il rafforzamento del parco bellico nazionale e per la richiesta di misure securitarie draconiane contro gli esponenti della mafia russa, contro i leader delle repubbliche separatiste (come durante il conflitto in Cecenia) e contro l’immigrazione clandestina.

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