Russiagate: Trump, ok a diffusione memo
2 Febbraio Feb 2018 1841 02 febbraio 2018

Russiagate, declassificato il memo segreto che accusa il Fbi

Trump ha dato l'ok alla pubblicazione. Si tratta di un documento di quattro pagine, che accusa le autorità federali di aver abusato del lavoro di intelligence «usando informazioni non verificate». Quelle dell'ex spia britannica Christopher Steele. I democratici: «Fango sull'inchiesta».

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Donald Trump ha declassificato e autorizzato la diffusione del memo segreto che denuncia presunti abusi del Fbi nell'ambito del Russiagate. Gli abusi sarebbero stati compiuti per intercettare un ex consigliere del team elettorale del tycoon, sospettato di legami con emissari del Cremlino. «Una vergogna, un sacco di persone dovrebbero vergognarsi», ha commentato Trump (leggi anche: Russiagate, tutte le tappe dell'inchiesta).

Lo scontro tra poteri dello Stato che indagano sul Russiagate si fa dunque ancora più acceso. I membri repubblicani della commissione Intelligence della Camera avevano votato alcuni giorni fa a favore della divulgazione del memo, convinti che il documento di quattro pagine dimostrasse la base pregiudizievole da cui è scaturita l'inchiesta. I componenti democratici erano contrari, ritenendo la mossa solo un tentativo per minare la credibilità del procuratore speciale Robert Mueller.

DECISIVO IL PARERE DELLA CASA BIANCA. La palla è passata alla Casa Bianca, che ha dato l'ok alla pubblicazione. Il capo dello staff presidenziale, John Kelly, si era già sbilanciato, dicendo di aspettarsi che il documento sarebbe stato reso pubblico «molto presto». Ma il Fbi diretto da Christopher Wray, nominato dallo stesso Trump, aveva affermato di essere contrario e di avere «forti preoccupazioni sulle omissioni materiali di fatti che impattano in modo fondamentale sull'accuratezza del memo». Anche il ministero della Giustizia aveva dato parere contrario, evocando il rischio di mettere in pericolo informazioni classificate.

DI COSA SONO ACCUSATI I FEDERALI NEL MEMO. Obiezioni bollate però come «pretestuose» dal presidente della commissione Intelligence della Camera, Devin Nunes, stretto alleato di Trump. A suo avviso, le autorità federali avrebbero abusato del lavoro di intelligence e dei relativi tribunali, «usando informazioni non verificate in un documento giudiziario». Una chiara allusione al dossier sui rapporti fra Trump e i russi redatto dall'ex spia britannica Christopher Steele, pagato dai democratici e usato, secondo i repubblicani, dalla stessa Fbi per mettere sotto sorveglianza e intercettare la Trump Tower in periodo elettorale, dando il via così al Russiagate. Da un lato quindi Fbi e ministero della Giustizia, dall'altro una commissione del Congresso. E in mezzo la Casa Bianca, che con la scelta di pubblicare il memo rischia di mettersi contro due pezzi della sua stessa amministrazione.

IL MEMO: «STEELE ERA UNA FONTE DEL FBI». Dal documento emerge che Steele era una fonte del Fbi. Il Bureau interruppe il rapporto di collaborazione dopo che l'ex spia britannica, nel 2016, lo rivelò ai media senza autorizzazione.

LA REAZIONE DEI DEMOCRATICI. «Uno sforzo vergognoso per screditare» il Fbi, il dipartimento di Giustizia e il procuratore speciale Robert Mueller, nonché per minare l'inchiesta, hanno commentato i democratici della commissione intelligence della Camera sul memo del Russiagate approvato dai loro colleghi repubblicani e declassificato da Trump. I dem avevano votato contro la sua diffusione.

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