Usa: Trump attacca democratici su sanità
TRUMPERIE
7 Febbraio Feb 2018 1149 07 febbraio 2018

Trump contro i 'traditori degli Usa' ma il vero anti-americano è lui

Cosa c’è di più contrario agli ideali a stelle e strisce che negare diritti, istigare al razzismo, portare avanti una politica divisiva? Eppure per il presidente il male del Paese è il dissenso...

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Durante uno dei suoi ultimi comizi, il presidente statunitense Donald Trump ha raccontato davanti a degli operai di una fabbrica in Ohio della sera in cui ha tenuto il discorso davanti al Congresso e di come i democratici, che sedevano alla sua destra, non hanno lo mai applaudito. Racconta che quando ha annunciato che gli afroamericani e i latinoamericani hanno raggiunto il minor tasso di disoccupazione, i democratici non hanno reagito. «It was bad energy!», ha commentato il presidente. E continuato: «They were un American!»; «Qualcuno li ha chiamati traditori. Cioè, sì, perché no? Comunque sia, non sembra che amino così tanto la loro Patria…». A parte il fatto che lamentarsi perché non tutti lo hanno applaudito e adorato mi sembra davvero un immaturo, da una persona che vuole essere amata da tutti, autocentrata e narcisista. Ma non solo: il giorno dopo il discorso al Congresso, è stato ancora una volta aspramente criticato per avere esagerato il successo del discorso, dicendo che è stato il più seguito nella storia degli Stati Uniti, anche se non è affatto vero: Bush e Obama per esempio raggiunsero numeri ben più alti.

È uno scherzetto che fa da sempre: la prima volta lo fece raccontando il “successo” della sua inaugurazione, quando disse che erano presenti più di 1 milione di persone, notizia, anche quella, non vera. Oppure quando aumenta sempre il tasso di approvazione, che rimane uno dei più bassi della storia di questo Paese. Ma comunque, fanno molta impressione i termini che usa per denigrare i suoi oppositori. Chiamarli traditori è a dir poco eccessivo, oltre che offensivo. Le critiche al presidente per l’uso della parola treasonous, che implica un tradimento della Patria, sono arrivate un po’ dappertutto. Il New York Times, il Washington Post, Cnn, Usa Today, Newsweek, San Francisco Chronicle, International Business Times e molti altri si sono scagliati duramente contro Trump. La critica che ho trovato più interessante è arrivata da Tammy Duckworth, una donna militare che ha perso le gambe combattendo in Iraq e che adesso è senatrice. In un tweet, ha scritto: «Non viviamo in una dittatura o in una monarchia. Ho giurato solennemente, sia da militare che da senatrice, di preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti, non per rispondere ai capricci del “Cadetto Osso-Che-Mi-Fa-Male” quando pretende che io applaudisca per lui». Bone spur (tradotto: osso che fa male) è la scusa usata da Trump per evitare di andare in Vietnam per ben cinque volte.

Sono problematici anche gli altri due termini usati dal presidente per descrivere chi non si è alzato ad applaudire per lui: anti americani, non amanti della patria. Problematici e sbagliati. Infatti non c’è nulla di più democratico e patriottico del dissenso, e grazie a Dio lo si può esprimere liberamente senza essere tacciati di tradimento. Cosa c’è invece di più anti americano che gettare fango su alcuni Stati africani, insultare autorità di altre nazioni, negari diritti a chi è arrivato qui da neonato? O anche soltanto divulgare notizie false? Cosa c’è di più anti americano che essere a capo di un’amministrazione tenuta insieme da personaggi loschi, probabilmente legati al Russiagate? E soprattutto, cosa c’è di meno patriottico che appoggiare una politica che crea una divisione sempre più preoccupante fra la destra e la sinistra americana, che istiga all’odio e al razzismo, che nega servizi a chi più ne ha bisogno e che taglia programmi sociali ai meno abbienti? È passato solo un anno dalla devastante vittoria di Trump, e i danni fatti finora sono enormi e preoccupanti. Mi chiedo fino a che livello di distruzione ci porterà nei prossimi tre anni.

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