Farnesina segue il caso della nave Eni
Aggiornato il 13 febbraio 2018 11 Febbraio Feb 2018 2224 11 febbraio 2018

Cipro, nave Eni bloccata dalla Turchia: le cose da sapere

Ankara ha fermato la Saiprem 12000 poco prima dell'ingresso nella Repubblica di Cipro. Furiosa Nicosia: «Violano le leggi internazionali». Ma Erdogan insiste: «Quelle estrazioni sono una minaccia».

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Alta tensione nelle acque del Mediterraneo Orientale. La marina militare della Turchia nel corso del 10 febbraio ha bloccato una nave che trasportava una piattaforma di trivellazione dell'Eni che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare delle operazioni di estrazione su licenza del governo di Nicosia. La tensione diplomatica resta molto alta con Erdogan che non vuole mollare e la Farnesina che ha annunciato di lavorare a una via diplomatica. I punti del caso

1. Il blocco della piattaforma: fermata da navi da guerra turche

Il mezzo navale Saipem 12000, ha conferma l'Eni, «ha dovuto interrompere il viaggio verso una nuova location da perforare in quanto bloccata da alcune navi militari turche con l'intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell'area di destinazione». La nave ha così «prudentemente eseguito gli ordini e rimarrà in posizione in attesa di un'evoluzione della situazione. La Saipem 12000 ha in programma attività di perforazione per conto di Eni nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro», ha ricordato il gruppo.

2. Le ragioni di Ankara: «Le estrazioni minacciano noi e Cipro Nord»

Il blocco della piattaforma è stato una mossa a sorpresa, annunciata dal ministro degli esteri cipriota e confermata dal gruppo petrolifero italiano, che è arrivata dopo le parole del presidente turco Recyp Erdogan che, a ridosso della sua visita in Italia, si era detto contrario alle operazioni del gruppo «nel Mediterraneo orientale». «I lavori (di esplorazione) del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi», aveva sottolineato lo stesso sultano spiegando di aver espresso, nella sua missione a Roma la scorsa settimana, le «preoccupazioni turche» al presidente Sergio Mattarella ed al premier Paolo Gentiloni.

3. Le tensioni diplomatiche, Nicosia: «La Turchia viola i trattati»

Il rischio ora è quello di un'escalation della tensione tra Cipro e Turchia. Da Nicosia si cerca intanto di rassicurare. «Stiamo gestendo la situazione», ha sottolineato il presidente della Repubblica cipriota, Nicos Anastasiades, precisando che si vuole «evitare qualsiasi escalation». Ma non senza puntare il dito su Ankara e sul «fatto che le azioni della Turchia violano il diritto internazionale», ha aggiunto il capo dello stato cercando la via diplomatica: «Il governo mantiene la calma per evitare qualunque crisi e sta compiendo i passi necessari affinché i diritti sovrani della Repubblica di Cipro siano rispettati», ha aggiunto Anastasiades.

ANKARA: «SONO ESPLORAZIONI UNILATERALI». Ma il nodo c'è e resta tutto da sciogliere. Come ha ribadito Ankara che l'11 febbraio, per voce del suo ministero degli Esteri, è tornata a criticare Nicosia per le esplorazioni di idrocarburi al largo delle sue coste definendole «unilaterali». Minano «i diritti inalienabili sulle risorse naturali dei turco-ciprioti» e «mettono a repentaglio la stabilità della regione»: il governo di Nicosia sta agendo come fosse «l'unico proprietario dell'isola», è l'accusa del ministero turco che mette in guardia Cipro sulle eventuali conseguenze. Da Ankara è arrivato un messaggio della stessa fonte anche verso le compagnie petrolifere straniere a non sostenere le attività del governo cipriota.

ERDOGAN: «NON SOTTOVALUTATECI». Il 13 febbraio, con la situazione ancora in stallo, il presidene turco Recep Tayyip Erdogan è tornato a rincrarare la dose: «Raccomandiamo alle compagnie straniere che operano al largo di Cipro di non fidarsi della parte greca e di non essere strumenti di iniziative che superano le loro forze». «Non bisogna pensare che le ricerche di gas al largo di Cipro e le iniziative opportunistiche sulle rocce nel mar Egeo sfuggano alla nostra attenzione. Avvertiamo quelli che hanno superato i limiti a Cipro e nel mar Egeo di non fare calcoli sbagliati», ha concluso.

4. La posizione dell'Italia: la Farnesina lavora a livello diplomatico

La Farnesina ha detto di seguire al più alto livello, in raccordo con le proprie rappresentanze diplomatiche a Nicosia e Ankara, la vicenda della nave Saipem 12000, cui le autorità turche non consentono al momento di proseguire la navigazione verso l'area di destinazione. Il Ministero degli Esteri, secondo quanto appreso, sta esperendo tutti i possibili passi diplomatici per risolvere la questione.

ALFANO: «SERVE SOLUZIONE CONDIVISA». L'Italia si aspetta una «soluzione condivisa nel rispetto del diritto internazionale e nell'interesse sia dell'Eni, sia dei Paesi della regione, sia delle due comunita' cipriote». Lo ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano al collega turco Mevlut Cavusoglu, incontrato il 13 febbraio in Kuwait a margine della ministeriale anti-Isis. I due, ha riferito la Farnesina, hanno concordato sulla necessità di tenere conto dei rispettivi interessi nazionali e delle preoccupazioni dei rispettivi governi.

DESCALZI: «NON CI ASPETTAVAMO LO STOP». «Non ci aspettavamo che accadesse perchè siamo assolutamente molto dentro l'Economic zone di Cipro» dove l'Eni ha già scavato due pozzi senza alcun problema, è stato il commento dell'amministratore delegato del gruppo energetico, Claudio Descalzi, parlando a giornalisti al Cairo e rispondendo a domande sulla piattaforma Saipem bloccata dalla Turchia. «Abbiamo già perforato dei pozzi in analoghe condizioni», ha detto l'ad, «Probabilmente la tensione è salita per altri motivi e quindi la nave è stata bloccata», ha aggiunto Descalzi.

«È UN DISCORSO DIPLOMATICO». «Noi stiamo aspettando. So che è un discorso che ci riguarda, ma non direttamente come interventi perchè è un discorso fra i paesi», ha aggiunto l'ad di Eni riferendosi esplicitamente a Cipro, Turchia, Unione europea e Italia. «Penso che stiano discutendo a quel livello. Noi aspettiamo. Chiaramente non possiamo aspettare per sempre». Nel ribadire che si tratta di di una "sorpresa", Descalzi ha sottolineato che «siamo nelle acque di Cipro» e «non ce l'aspettavamo perchè abbiamo già fatto due pozzi in identiche situazioni senza avere nessun problema».

5. Il ruolo di Eni a Cipro: nelle acque dell'isola dal 2013

L'Eni e' presente a Cipro dal 2013 e detiene interessi in sei licenze situate nell'acque economiche esclusive della repubblica (nei Blocchi 2, 3, 6, 8, 9 e 11), cinque in qualità di operatore. Solo a inizio febbraio il gruppo ha annunciato di aver effettuato una scoperta di gas nel Blocco 6, nell'offshore di Cipro, attraverso il pozzo Calypso 1. «Si tratta», è stato spiegato, «di una promettente scoperta di gas e conferma l'estensione del tema di ricerca di Zohr nelle acque economiche esclusive di Cipro». Anche se «per una valutazione accurata delle dimensioni della scoperta, sono richiesti nuovi studi e un programma di delineazione».

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