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12 Febbraio Feb 2018 1100 12 febbraio 2018

Russia, il ruolo della Crimea nelle prossime elezioni presidenziali

Per la prima volta Putin non sceglie il seggio di Mosca, ma quello di Sebastopoli. Un modo per spingere l'affluenza nei territori annessi. E blindarli ulteriormente. Kiev non ci sta: «Una strategia illegale e violenta».

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Non sarà sicuramente un caso se, come ipotizza l'autorevole quotidiano russo Kommersant, Vladimir Putin il 18 marzo infilerà la propria scheda elettorale per la scelta del nuovo capo del Cremlino, non a Mosca nello storico seggio della Leninskij prospekt dove vota ininterrottamente dal 2000, ma nella città portuale di Sebastopoli, ex territorio ucraino come la Crimea, annesse entrambe alla Russia nel 2014 con un referendum di cui la comunità internazionale contesta la legittimità. Una scelta dettata, secondo lo stesso Kommersant, dalla volontà di aumentare l'afflusso ai seggi che proprio a Sebastopoli, nell'ultima tornata elettorale amministrativa, si era mostrato un po' basso: a votare infatti alle elezioni federali del 2016 si era recato soltanto il 49,1% degli elettori. Un dato in contrasto con il risultato raggiunto invece nel referendum sull'annessione, che sia in Crimea sia nella vicina città portuale, aveva superato di gran lunga l'80% ma inferiore anche alla percentuale di votanti quando le due amministrazioni neo-russe facevano parte ancora dello Stato ucraino e il fusso elettorale era in media del 65%.

SOSTEGNO PER PUTIN «COLOSSALE». Per questo, la macchina elettorale del presidente ha già messo in moto una serie di azioni per favorire il successo dell'operazione: l'inaugurazione in pompa magna del quartier generale elettorale di Putin nella penisola sul mar Nero ha visto infatti muoversi in prima fila il presidente del parlamento della Crimea, Vladimir Konstantinov, che a Simferopoli (il capoluogo della Crimea) ha presentato personalmente gli uomini che sosterranno Putin, provenienti tutti dalla società civile: medici, veterani di guerra, imprenditori locali. «C'è un colossale sostegno elettorale verso Putin nella nostra Crimea», ha detto Konstantinov, «ogni giorno arrivano nostri cittadini qui al quartier generale a chiedere cosa possono fare per dare una mano». «Tutta la popolazione della Crimea in tutte le sue diverse categorie sociali viene qui aiutare il presidente», ha aggiunto lo speaker del parlamento che peraltro, in quanto tale, pur svolgendo una funzione pubblica, non ha esitato da subito a schierarsi apertamente col candidato Vova.

Ad accrescere la suggestione (o la provocazione, a seconda dei punti di vista) del voto di Putin in uno dei territori annessi c'è anche la coincidenza con l'anniversario del referendum di ormai quattro anni fa, quello che in modo quasi plebiscitario votò per l'unione con Mosca. Abbastanza insomma per scatenare le ire di Kiev. «Queste elezioni sui nostri territori occupati dalla Russia sono illegali e ci faremo sentire in sede di Consiglio d'Europa e della Nato», ha detto senza mezzi termini la vice-speaker del parlamento ucraino, la Rada, Irina Gherashenko. «Le elezioni per il presidente della Russia, che poi essenzialmente sono le elezioni di Putin, sono un motivo di grande preoccupazione per l'Ucraina», ha continuato Gherashenko, «far svolgere questa consultazione elettorale anche in Crimea è un tentativo violento da parte di Mosca di russificare definitivamente i cittadini di quei territori e l'obbligo di farli votare, accompagnato al rilascio facile di passaporti russi, ne è la riprova».

NEI SONDAGGI LO ZAR SFIORA IL 70%. Quanti voti potrà prendere Putin in Crimea e quanto peserà l'operazione-propaganda di recarsi a votare a Sebastopoli si saprà soltanto la sera del 18 marzo, ad urne chiuse (problemi di spoglio permettendo, essendo la Russia non nuova a difficoltà tecniche di questo tipo). Quello che è certo è che, secondo i sondaggi dell'agenzia VtsJom, Putin è l'unico candidato con percentuali a due cifre (tra il 67 e il 69%). A seguire l'imprenditore-comunista (espressione del Partito comunista di Gennadij Zjuganov e della sinistra extraparlamentare più moderata), Pavel Grudinin, che si fermerebbe al 7%. Dopo di lui, il sempiterno liberal-democratico (in realtà di estrema destra), Vladimir Zhrinovskij. Soltanto l'1% o poco più per Ksenija Sobchak, giornalista, blogger ed ex stella della tivù (presentò per lungo tempo Dom-2, la versione russa del Grande Fratello), per un certo periodo portavoce dell'opposizione liberal e unica invitata a Washington per il Breakfast Day della Casa Bianca previsto per il 10 marzo prossimo.

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