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Ong nel mirino

Scandalo Oxfam: si dimette la numero 2
Aggiornato il 13 febbraio 2018 12 Febbraio Feb 2018 1548 12 febbraio 2018

Scandalo Oxfam, si dimette Penny Lawrence: il caso a punti

La numero due della Ong si è assunta la responsabilità per il comportamento dello staff in Ciad e ad Haiti, dove sono emersi festini con ragazze indotte a prostituirsi. Ma il Ceo Mark Goldring avrebbe insabbiato altri casi. Cosa sappiamo.

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Cade una testa eccellente nello scandalo sessuale che ha colpito Oxfam. La numero due della Ong, la vice Ceo Penny Lawrence, si è dimessa assumendosi la «piena responsabilità» per il comportamento dello staff nel corso delle crisi umanitarie in Ciad e ad Haiti. Lawrence ha ammesso che Oxfam «non ha agito in modo adeguato» dopo le rivelazioni sul caso diffuse dalla stampa britannica, che hanno fatto fibrillare l'opinione pubblica.

SOTTO ACCUSA ANCHE IL CEO GOLDRING. Nella bufera anche il numero uno dell'organizzazione umanitaria, il chief executive Mark Goldring. Sul Times gli è stato infatti imputato di essere stato messo a conoscenza in prima persona di altri asseriti abusi segnalati (in tempi più recenti) dall'ex garante interna per la tutela delle norme di comportamento Helen Evans, diventata una "talpa" nella vicenda, ma di averli ignorati.

1. Le accuse a volontari e coordinatori

Ma cosa hanno scoperto i giornali inglesi? Festini con ragazze in miseria indotte a prostituirsi fra le devastazioni del terremoto che ha colpito Haiti nel 2010, per esempio, ma non solo. Tanto che lo scandalo sugli abusi sessuali attribuiti a volontari e coordinatori di Oxfam e altre Ong di primissimo piano ha portato il governo di Londra, a quanto pare non del tutto ignaro di tali condotte, a minacciare tagli ai fondi in assenza di garanzie di trasparenza per il futuro.

2. Il «fallimento morale» evocato dal governo

L'attuale ministra della Cooperazione internazionale, Penny Mordaunt, aveva alzato i toni dell'indignazione l'11 febbraio, parlando con la Bbc di «fallimento morale» della leadership di Oxfam. Un'istituzione benemerita su molti fronti e spesso pronta a denunciare presunte violazioni altrui, ad esempio sul trattamento dei migranti diretti dalla Libia verso l'Italia, ma che ora viene investita essa stessa dalla bufera e dall'onta. La vicenda di Haiti, scoperchiata dal Times, non sarebbe infatti un caso isolato.

3. Operatori con le prostitute già nel 2006

L'Observer, domenicale del quotidiano britannico The Guardian, ha svelato a questo proposito come alcuni operatori di Oxfam fossero stati "beccati" a frequentare prostitute, sfruttandone la miseria, già in Ciad nel 2006. E guarda caso sempre sotto la guida di Roland Van Hauwermeiren, lo stesso capo missione costretto a dimettersi nel 2011 per i festini organizzati ad Haiti in una villa affittata apposta per lui. All'epoca, oltre alle dimissioni di Van Hauwermeiren, ci fu il parallelo siluramento sotto banco di un pugno di altre persone, sulla scia di un'inchiesta interna i cui risultati, però, non sarebbero mai stati trasmessi alla polizia.

4. I presunti abusi sessuali più recenti

Ma non basta. Perché il Times è andato oltre, pubblicando un nuovo capitolo della sua inchiesta giornalistica con un focus su presunti abusi sessuali molto più recenti. Soltanto nel 2017 le segnalazioni relative al personale di Oxfam sarebbero 87, mentre quelle che coinvolgono impiegati o collaboratori di Save the Children sono 31 e due quelle che riguardano Christian Aid. La Croce Rossa britannica, infine, ha ammesso cinque denunce di molestie a carico di propri volontari in patria. Save the Children ha risposto al Times con una nota, spiegando di aver segnalato ai media i 31 casi di accuse sessuali a carico del proprio personale, che «hanno portato a 16 licenziamenti». Anche Oxfam ha replicato all'inchiesta del Times, sottolineando di aver «sempre agito in modo trasparente».

5. Ombre anche sul ministero della Cooperazione

Il governo britannico, che solo nel 2017 ha contribuito con 32 milioni di sterline alle casse di Oxfam, prima delle dimissioni di Penny Lawrence si era detto pronto a destinare ad altri parte di quei finanziamenti se non avesse ricevuto rassicurazioni credibili. «Non è sufficiente dirsi inorriditi per il comportamento di ex operatori, dobbiamo essere sicuri di imparare dagli errori e usarli come sprone per migliorare», aveva avvertito la ministra Mordaunt. Ma Priti Patel, titolare della Cooperazione internazionale nel precedente gabinetto Tory di Theresa May, ha gettato un'ombra sullo stesso esecutivo britannico. Negli archivi ministeriali, infatti, esisterebbe un certo numero di denunce «ben documentate» su «decenni di sospetti abusi sessuali» commessi da diverse Ong. Denunce che tuttavia sarebbero sempre state "coperte" dall'omertà interna alle organizzazioni e che nemmeno il governo sarebbe riuscito a scalfire.

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