Choi Soon Sil A Processo
13 Febbraio Feb 2018 1548 13 febbraio 2018

Corea del Sud: chi è Choi Soon-sil, la Rasputin dell'ex presidente

La consigliera di Park Geun-hye è stata condannata a 20 anni per corruzione. Si faceva pagare da società come Samsung e Lotte per influenzarla. Lo scandalo ha portato alla sua destituzione e ha minato la struttura economica del Paese.

  • ...

Vent'anni di carcere e oltre 18 milioni di dollari per Choi Soon-sil, la sciamana sudcoreana depositaria del completo favore dell'ex presidente Park Geun-hye al punto da influenzarla in ogni sua scelta (e di farsi pagare per questo dalle grandi aziende). Lo scandalo era scoppiato a novembre 2016 e aveva rapidamente portato in piazza centinaia di migliaia di cittadini. Il sistema economico del Paese era stato completamente messo in discussione, mentre la presidente, accusata di impeachment e poi destituita, pur essendosi sempre dichiarata estranea ai fatti è sotto custodia e accusata di collusione in un processo che dovrebbe svolgersi entro la fine dell'anno.

LA CONDANNA DEI MANAGER. È lo stesso filone di inchiesta per cui hanno dato due anni e sei mesi anche per Shin Dong-bin, presidente di Lotte, il quinto conglomerato di aziende del Paese. Invece Lee Jae-yong, rampollo della famiglia Samsung, dopo quasi un anno di carcere è tornato all'impero che vale il 20% dell'export sudcoreano. La scorsa settimana, infatti, ha visto dimezzarsi la pena per corruzione e frode a due anni e mezzo ed è stato scarcerato.

L'ex presidente Park Geun-hye.

L'attuale presidente Moon Jae-in, eletto lo scorso anno, aveva vinto le elezioni promettendo misure radicali per tagliare proprio i legami tra il governo e le corporation che hanno caratterizzato la giovane democrazia asiatica, ma di fatto i tribunali sembrano seguire un copione già visto: apparente durezza con una condanna esemplare, seguita dalla indulgenza. Ma il vulnus è evidentemente più grave. Quando i nove chaebol, o conglomerati di aziende, più importanti della Corea sono stati chiamati in parlamento a testimoniare si sono giustificati dietro una «realtà coreana» a cui non è possibile opporsi se è il governo stesso a chiedere di donare del denaro. E l'influenza che Choi Soon-sil, soprannominata dai media locali «la nuova Rasputin», aveva sulla Park era (ed è) incredibile.

LA SCIAMANA DI GOVERNO. In Corea sciamani e indovini sono ancora ascoltati. Nel caso di Choi però è diverso visto che con la presidente Park Geun-hye discuteva praticamente di tutto: dagli indumenti da indossare ai discorsi da pronunciare in occasioni importanti. Tanto più se si considera che i giudici stanno confermando pressoché tutte le accuse. La signora Choi avrebbe usato la sua influenza su Park per spingere importanti aziende coreane a donare decine di milioni di dollari alla sua fondazione e a riservare un canale preferenziale per fare entrare sua figlia in una delle migliori università del Paese.

TALE PADRE, TALE FIGLIA. Anche Choi Soon-sil è figlia d'arte e ha cominciato a occuparsi di politica solo nel 1994 alla morte del padre, Choi Tae-min, fondatore di una setta che aveva avvicinato Park già nel 1974, quando era ancora in giovane età. Sua madre era appena stata assassinata, e l'aveva convinta di poter entrare in comunicazione con la defunta. Il padre di Park all'epoca era presidente e lo sarebbe rimasto fino al 1979, quando fu a sua volta assassinato dopo aver tenuto il potere per 18 lunghi anni. Documenti diplomatici del 2007 riportano le dichiarazioni di un funzionario dell’ambasciata statunitense riguardanti l'influenza del santone sulla figlia del presidente. «Si dice che il pastore», si legge nelle carte, «sia riuscito a controllare completamente corpo e mente di Park quando era ancora nell’età dello sviluppo e che il risultato siano le enormi ricchezze accumulate dai suoi figli».

Lee Jae-yong.

Ma è il caso Samsung a spiegare al meglio tutta la faccenda. Al 49enne Lee Jae-yong, figlio dell’ex presidente e nipote del fondatore dell’azienda, si contestavano corruzione, truffa e fondi neri esteri. Nonché le costose lezioni di equitazione offerte alla figlia 22enne della sciamana. Ma l'alta Corte di Seul ha confermato la sua tendenza a essere indulgente con i colletti bianchi escludendo che Lee avesse cercato qualsiasi sostegno dalla ex presidente. L'aiuto dato alla confidente di Park sarebbe quindi solo «una passiva compiacenza al potere politico», perché Lee commise «un atto corruttivo, consapevole della sua natura, a favore della figlia di Choi, ma incapace di rifiutare».

LOBBY DI STATO. L’accusa più pesante era invece di aver pagato tangenti per un totale di 38 milioni di dollari per ottenere l’appoggio del governo sulla fusione del 2015 di due aziende del gruppo Samsung. Un’operazione da 8 miliardi di dollari fortemente osteggiata da alcuni azionisti convinti che l’eventuale fusione avrebbe semplicemente cementato il potere della famiglia Lee a scapito degli azionisti di minoranza. L'operazione alla fine venne portata a termine, e fu sostenuta dal sistema pensionistico nazionale, un fondo da 452 miliardi di dollari che era di fatto l’azionista di maggioranza della Samsung C&T. Lee Jae-yong si trovò in mano una quota del 17% della nuova entità, a sua volta detentrice di quote di maggioranza della Samsung Electronics. Di fatto la strada alla presidenza dell’azienda gli era stata spianata.

IL FALLIMENTO DI MOON. Il fatto che sia uscito di prigione appena prima dell'inizio delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang spegne le speranze di cambiamento che il suo processo aveva innescato. L'alleanza tra i gruppi familistici del mondo degli affari e quelli della politica non si è esaurita. La riforma dei chaebol promessa dal neo presidente Moon non ci sarà. Molto più semplice alzare i salari minimi del 16% entro il 2020.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso