Manifestazione Contro San Valentino In Indonesia
14 Febbraio Feb 2018 1548 14 febbraio 2018

Indonesia, è San Valentino l'ultima "vittima" dell'Islam radicale

Il primo Paese musulmano al mondo per numero di credenti va incontro a una crescente estremizzazione. E il divieto dell'appuntamento romantico è solo una spia di una situazione sempre più preoccupante.

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Decine di coppie arrestate, preservativi confiscati, divieti di effusioni in pubblico, manifestazioni studentesche. In almeno 10 città dell'Indonesia è stato vietato di celebrare San Valentino. Il motivo è simile a quello che ha portato alle stesse conclusioni l'alta corte di Islamabad, in Pakistan: la tradizione romantica non solo non è conforme alla cultura locale, ma incoraggia il sesso occasionale. E i due Paesi a maggioranza musulmana hanno deciso di opporsi per vie legali. Se la popolazione locale lamenta un calo del 50% nelle vendite dei gadget, è il contesto indonesiano ad allarmare di più. L'islam della moderata Indonesia sta via via radicalizzandosi e il Paese si avvicina a varare una legge che proibisca il sesso prematrimoniale, incluso quello gay. La pena sarebbe la galera.

L'INFLUENZA WAHABITA. Il punto è che, dagli Anni 80, il Paese è stato esposto a un'influenza crescente dell'Arabia Saudita che ha contribuito allo sviluppo di scuole coraniche e alla diffusione di pamphlet wahabiti, una corrente radicale prima di allora sconosciuta ai musulmani locali. La prima conseguenza è stato un irrigidimento dei parametri espressi dal consiglio degli ulema indonesiani che hanno cominciato a spingere in maniera più o meno esplicita per la trasformazione dell'Indonesia da Paese secolare a islamico. Negli anni questo sentire ha favorito una maggiore intolleranza verso le altre religioni tanto da arrivare a emanare fatwa che proibiscono matrimoni inter-religiosi, incoraggiare l'implementazione della sharia e descrivere il pluralismo come incompatibile con la «civiltà islamica».

Tra i gruppi più radicali emersi negli Anni 90 si sono distinti quelli del Fronte dei difensori dell'Islam (Front Pembela Islam, Fpi) che si ergono come una sorta di polizia morale in occasione del Ramadan e che hanno giocato un ruolo cruciale anche nell'esplosione del movimento contro l’ex governatore di Jakarta con una campagna tutta incentrata sull’argomentazione che un cristiano non dovrebbe poter governare una città a maggioranza musulmana. E alla fine hanno vinto. L'estate scorsa Basuki Tjahaja Purnama, o Ahok com’è più comunemente noto, è stato condannato a due anni per blasfemia. Con lui, cristiano e di origini cinesi, è caduto il mito che l'arcipelago fosse un esempio di inclusione e laicità.

TERRENO FERTILE PER L'ISIS. L’Indonesia ha una popolazione di 260 milioni, a maggioranza (87%) musulmana. Ma la sua popolazione è sempre stata fiera di essere democratica e tollerante. L’organizzazione islamica più grande ha 40 milioni di membri e si chiama Nahdlatul Ulama. Ma secondo studi recenti sta perdendo campo a favore di organizzazioni sempre più estremiste che inneggiano al califfato. Una situazione che alcun analisti temono potrebbe essere fertile per i semi gettati dall'Isis. Di certo le manifestazioni contro San Valentino non sono un buon segno.

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