Zuma
14 Febbraio Feb 2018 1521 14 febbraio 2018

Sudafrica, il presidente Zuma al capolinea: le cose da sapere

Prima la revoca del mandato, poi l'annuncio del voto di sfiducia. Alla fine il capo dello Stato rassegna le dimissioni. Già scelto l'erede: sarà Ramaphosa. 

  • ...

Ore turbolente per le sorti del Sudafrica, alle prese con la tribolata destituzione del discusso presidente Jacob Zuma, che ha infine rassegnato le dimissioni su pressione del proprio partito dopo essere stato coinvolto di un'infinita serie di scandali: secondo media sudafricani, a suo carico ci sarebbero 783 procedimenti penali per corruzione, riciclaggio, truffa e crimine organizzato.

1.Il pressing del partito di governo: revocato il mandato al capo di Stato

A voler fa fuori il 75enne Zuma, diventato presidente per la prima volta nel 2009, era il suo stesso partito, che il 13 febbraio aveva ufficialmente annunciato la revoca del mandato al capo dello Stato. Era stato il Comitato esecutivo dell'African national congress, il partito di governo, a chiedere a Zuma di dimettersi, prospettando altrimenti un voto di sfiducia in parlamento. La decisione era stata presa al termine di una riunione-maratona del comitato durata, a conferma della spaccatura creatasi nel partito, 13 ore.

2. Il voto di sfiducia già calendarizzato: preludio all'elezione del nuovo presidente

La decisione era stata quella di "richiamare" Zuma, chiedendogli un passo indietro pur senza un ultimatum ufficiale, anche se un voto di sfiducia era già stato fatto calendarizzare dall'opposizione per il 15 febbraio, in anticipo di una settimana rispetto alla data originaria del 22. Il parlamento, nelle stesse ore, vorrebbe eleggere anche il nuovo presidente. Alla fine Zuma ha annunciato le sue dimissioni «con effetto immediato».

3. L'erede designato: Ramaphosa già pronto alla successione

Zuma, come ha confermato il segretario generale dell'Anc Ace Magashule Magashule, sarebbe voluto rimanere ancora alcuni mesi, che però sono troppi per il principale movimento dell'anti-apartheid che guida il Sudafrica dal 1994, ma che deve ripresentarsi al giudizio degli elettori con le presidenziali dell'anno prossimo in un clima di declino economico. Magashule ha sostenuto che l'Anc cerca sempre una «soluzione amichevole» con Zuma ed è «ovvio» che a succedergli debba essere Cyril Ramaphosa. L'attuale vicepresidente, un tempo considerato delfino del presidente-monumento Nelson Mandela, era stato eletto capo dell'Anc al congresso di dicembre proprio con la prospettiva di succedere a Zuma il prima possibile.

4. La difesa a oltranza di Zuma: «Non hanno prove per le accuse che mi muovono»

Rompendo il silenzio osservato negli ultimi giorni, il presidente sudafricano aveva accusato il suo partito Anc di riservargli un trattamento «ingiusto» dato che non gli averebbe detto perché si dovrebbe dimettere. Zuma, nell'intervista in diretta all'emittente Sabc, ha sostenuto che nel tentativo di scalzarlo l'Anc non ha seguito le procedure corrette. «Devono fornire le prove di quello che avrei fatto», ha detto Zuma, che non ha dichiarato se si dimetterà o meno e ha chiesto «che fretta c'è?».

5. Centinaia di accuse: anche fondi pubblici distorti per ristrutturare la sua residenza

Le accuse a carico di Zuma sono centinaia (l'Huffington Post ne ha contate 783) e la più famigerata è la ristrutturazione da milioni di dollari di una sua residenza pagata con fondi pubblici secondo un pronunciamento giudiziario del 2016. Una commissione poi è al lavoro su una sorta di 'saccheggio' di aziende pubbliche da parte di suoi accoliti e pende una decisione della procura sulla riapertura di un caso di corruzione per una vendita di armi risalente a due decenni fa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso