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Guerra in Siria

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15 Febbraio Feb 2018 1200 15 febbraio 2018

Medio Oriente, il confronto tra Israele e Iran si avvicina

Prima della crisi del drone, decine di raid hanno colpito le basi dei pasdaran in Siria. E a febbraio è iniziata la costruzione del muro con il Libano. Che ora teme una nuova aggressione. Cronaca di un'escalation.

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La grande guerra mediorientale tra Iran e Israele è stata evitata ma il confronto si avvicina. Per i libanesi un attacco è nell'aria da mesi, in Siria le forze di Bashar al Assad si sono affermate sul campo grazie al forte sostegno degli iraniani e anche il Paese dei Cedri è ormai retto e difeso dalle milizie filoiraniane degli Hezbollah. Israele, che per anni ha curato negli ospedali i combattenti dei ribelli siriani e inviato loro aiuti umanitari, si sente stretto in un abbraccio mortale dalle forze dei Pasdaran all'estero (al Quds) del generale Qasem Soleimani e sta abbandonando le manovre sulle retrovie, pronto a uscire allo scoperto come con l'incursione dei 6 caccia in Siria del 10 febbraio.

CENTO RAID ISRAELIANI IN SIRIA. Non è più solo una guerra d'intelligence. Dal 1982 un caccia israeliano non era abbattuto in combattimento come è accaduto a uno degli F16 colpito da un missile della contraerea siriana, poi ricaduto in Libano. E non perché Israele non lanciasse raid mirati contro la Siria: ce ne sono stati oltre un centinaio (denunciati e mai dichiaratamente ammessi) negli anni contro siti militari, di armi e convogli. Anche il 7 febbraio - tre giorni prima dell'immediata risposta dei caccia al drone iraniano partito da una base dei pasdaran in Siria e intercettato per Israele nel proprio territorio e per l'Iran sul Golan conteso - i jet con la stella di David avevano bombardato il centro militare di Jimrayah, a Nord di Damasco.

Il missile siriano contro Israele caduto in Libano.

GETTY

I missili, intercettati dalle difese antiaeree siriane, erano partiti dai cieli libanesi e il caccia israeliano di 35 anni fa fu centrato durante l'invasione del Libano. Sempre il 7 febbraio scorso Israele ha iniziato a costruire un muro divisorio lungo la frontiera calda e contesa con il Paese dei Cedri (la Linea blu tracciata dall'Onu nel 2000 e presidiata dal contingente Unifil, in allerta per la barriera). Per il governo di Benjamin Netanyahu nient'altro che un «muro difensivo», in particolar modo a ridosso delle sue colonie. Per le autorità libanesi – tutte: gli Hezbollah sciiti, il premier sunnita Saad Hariri, il capo di Stato cristiano maronita Michel Aoun – una «violazione territoriale».

LIBANO CONTRO IL MURO. Si teme un nuovo attacco di Israele studiato a tavolino. A febbraio il Consiglio superiore della Difesa libanese presieduto da Aoun ha dato appoggio a «tutte le forze militari per affrontare le aggressioni militari sulla frontiera marittima e terrestre», annunciando mosse a livello «regionale e internazionale» contro la costruzione un muro dal Mediterraneo al monte Jabal Sheikh, che «viola la zona economica esclusiva libanese» e la «risoluzione Onu 1701» del 2006 contro la guerra dei 34 giorni con Israele. Il generale Hisham Jaber ha prospettato «l'ampliamento della cooperazione con i russi, con l'apertura di porti e aeroporti libanesi a loro navi e aerei militari».

L'Iran vuol fare del Libano un grande sito di produzione di missili ad alta precisione contro Israele

Benjamin Netanyahu

Putin e Netanyahu (Getty).

In effetti pare che il leader del Cremlino Vladimir Putin si sia scaldato non poco in una telefonata infuocata con Netanyahu all'indomani della guerra sfiorata in Siria. Con il Libano la Russia si muove con più discrezione dell'Iran, ma anche a Mosca vengono addestrati ufficiali di Beirut. Per la sua influenza da Tel Aviv a Teheran Putin sta emergendo come l'unico stratega capace di un'opera di moral suasion su Israele e sulla seconda potenza mediorientale. In visita al Cremlino a inizio febbraio Netanyahu, prima della crisi, ha gridato al «tentativo dell'Iran di rendere il Libano in un grande sito di produzione di missili ad alta precisione contro Israele».

PRESSING SU RUSSIA E USA. Con gli sviluppi in Siria, da mesi il premier israeliano si affanna a chiedere alla Russia di garantirgli, ai negoziati per la pace, che gli iraniani lascino la Siria a guerra finita anziché presidiare il territorio con nuove basi militari per armi e pasdaran, come sta accadendo. Ma finora Putin ha fatto orecchie da mercante: dalla Guerra fredda il Cremlino è allineato con l'asse antiamericano di Siria e Iran e Assad sta strappando territori all'Isis e ai ribelli grazie ai raid russi e ai rinforzi sul campo dell'intelligence iraniana e delle milizie sciite. E anche gli Stati Uniti di Donald Trump sono rimasti cauti sul nodo di rimuovere Hezbollah e i pasdaran dalla Siria.

Il triangolo di mare conteso da Libano e Israele.

All'incontro a Washington dell'agosto scorso dei vertici del Mossad e dell'intelligence militare israeliana con gli advisor di Trump sulla sicurezza militare non sono seguite grosse azioni, nonostante il materiale presentato su presunti piani degli iraniani di attaccare Israele dalla Siria e impiantare una base navale al porto di Tartus, dove stazionano i russi. Gli Stati Uniti sono rimasti defilati, dovesse Mosca dimostrarsi incapace di rassicurare Netanyahu, Israele potrebbe agire in autonomia. Per il ministro della Difesa israeliano, l'ultranazionalista Avigdor Lieberman, «occorre prepararci a un intervento sul terreno, tutte le opzioni sono aperte».

GAS E NUOVE TERRE PER ISRAELE. Esposti nella madre i tutti i conflitti mediorientali, cioè l'occupazione israeliana della Palestina, i libanesi temono che il muro, anticamera di una guerra, miri anche a far accaparrare a Israele le aree contese di a Naqura, Alma el Chaab e Odeisse lungo il confine. Nella zona Lieberman ha anche rivendicato parte del giacimento offshore di gas, del quale a febbraio Eni ha strappato dal Libano il 40% della gestione (l'altro 40% ai francesi di Total, il 20% ai russi di Novatek) nei blocchi 4 e 9, quest'ultimo conteso da Israele. Impegnata a mediare tra le due parti, la missione Unifil, a guida italiana, precisa che «qualsiasi lavoro lungo la Linea blu deve essere prevedibile e coordinato con Unifil, per evitare aumenti di tensione».

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