Brasile, Morte Attivista Marielle Franco Favelas
16 Marzo Mar 2018 2155 16 marzo 2018

Brasile, morte dell'attivista Marielle Franco: cosa sappiamo

Il popolo brasiliano ha fatto sentire tutta la sua rabbia per la morte della giova attivista martire della guerra contro la violenza nella favelas. Secondo le prime indagini ad ucciderla sarebbe stato un proiettile della polizia.

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Il popolo brasiliano ha deciso, senza attendere la chiusura dell'inchiesta: Marielle Franco è una martire della guerra contro la violenza e l'odio che pervadono la società brasiliana e colpiscono i più deboli e gli emarginati, quelli che lei difendeva con impegno e passione. La mano che ha materialmente aperto il fuoco contro la giovane consigliera comunale di sinistra, assassinata brutalmente in quello che sembra emergere sempre più chiaramente dalle indagini come un agguato premeditato, non è stata ancora individuata ma le indagini puntano il dito contro la polizia militare, la stessa che la vittima aveva definito sul suo profilo twitter prima di essere uccisa «battaglioni della morte, che uccidono i nostri giovani neri nelle favelas».

Le indagini: uccisa da un proiettile delle forze dell'ordine

I 13 bossoli calibro 9 trovati sul luogo dell'agguato apparterrebbero, secondo una fonte delle polizia di Rio citata da una tv locale, ad un lotto di munizioni venduto dall'azienda brasiliana Cbc alla polizia federale di Brasilia nel 2006. I vertici della polizia militare hanno immediatamente annunciato l'apertura di un'inchiesta interna per stabilire la provenienza delle munizioni e hanno offerto la massima collaborazione alla polizia di Rio, responsabile delle indagini. Il presunto coinvolgimento di agenti della polizia militare nell'esecuzione di Marielle Franco getta un'ombra ancora più inquietante sull'omicidio e riapre la vecchia ferita della guerra non dichiarata in atto tra milizie paramilitari e bande di narcotrafficanti, che miete centinaia di vittime ogni anno.

MINISTRO PER LA SICUREZZA: FAREMO GIUSTIZIA. Il ministro per la Sicurezza pubblica, Raul Jungmann, si è impegnato personalmente nella ricerca degli assassini. «Li prenderemo e faremo giustizia, a qualunque costo», ha detto. L'ex presidente Lula, che conosce bene le favelas ed ha reso omaggio a Marielle Franco definendola «politica coraggiosa», era stato il primo, a caldo, a puntare il dito contro la polizia: «Se gli assassini sono della polizia, sarà più facile scoprirli», aveva detto.

La vittima: in prima linea per gli abitanti delle favelas

Marielle Franco, una coraggiosa donna di 38 anni, è cresciuta nel Complexo da Mare', una enorme favela che comprende 16 baraccopoli. Ragazza madre, omosessuale dichiarata, dopo gli studi nelle scuole cattoliche e la laurea in sociologia era stata eletta come quinta consigliera comunale più votata a Rio in virtù delle sue battaglie in favore dei diritti umani e contro la brutale violenza della polizia nelle favelas.

Le proteste: migliaia di brasiliani in piazza per chiedere giustizia

Il brutale omicidio di Marielle ha scosso profondamente il Brasile ed ha compattato per una volta tutte le classi sociali nel dolore, nella rabbia e nella tristezza per la morte di quello che è già diventato un simbolo della difesa dei diritti delle donne, dei neri, degli omosessuali e dei poveri delle favelas, come era lei stessa. Lo hanno gridato migliaia di brasiliani che sono scesi in strada nelle principali città del Paese, hanno inondato di messaggi i social network come il cantante Caetano Veloso, che le ha dedicato la canzone 'Sono triste', o hanno partecipato ai funerali dell'attivista e del suo sfortunato amico Anderson Gomes, che lavorava come autista per Uber e saltuariamente l'accompagnava nei suoi spostamenti. «È una mattanza di poveri, una mattanza di neri, una mattanza di chi lotta», ha tuonato padre Geraldo Natalino durante l'omelia funebre.

La guerra nelle favelas: Temer militarizza la polizia di Rio de Jeneiro

Il mese scorso, quando il presidente brasiliano Michel Temer ha annunciato la militarizzazione dei corpi di polizia di Rio de Janeiro per contrastare la dilagante criminalità, Marielle Franco si era dichiarata contraria ad un intervento militare repressivo. Per contrastare la violenza, sosteneva nei suoi comizi, il governo dovrebbe portare più servizi e istruzione nelle baraccopoli e lottare contro le diseguaglianze che lacerano il tessuto sociale del più vasto Paese latinoamericano.

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