Ambasciata Sondland
18 Marzo Mar 2018 1500 18 marzo 2018

Sondland, chi è il super finanziatore di Trump in lizza per l'ambasciata Ue

Proprietario di una catena d'alberghi di lusso e già sostenitore dei Repubblicani, l'imprenditore di Portland dopo aver donato 1 milione per l'insediamento del tycoon aspira alla poltrona di Bruxelles.

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da Bruxelles

La poltrona di massimo rappresentante diplomatico degli Stati Uniti presso l’Unione europea, un incarico al vertice di una struttura di più di 100 funzionari divisi per decine di settori, potrebbe essere assegnata al modico costo di 1 milione di dollari. Secondo il Wall Street Journal infatti, nei giorni delle minacce di una guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, Washington avrebbe proposto a Bruxelles la nomina di Gordon Sondland, imprenditore alberghiero proprietario della catena Provenance Hotel, co-fondatore della banca commerciale Aspen Capital attiva nel real estate e soprattutto già forte sostenitore di George W. Bush e membro della commissione per i finanziamenti dei candidati John McCain e Mitt Romney.

LA DONAZIONE PER L'INSEDIAMENTO DI TRUMP. Figlio di due profughi della Germania nazista, Sondland è originario di Portland, dove possiede cinque alberghi di lusso. È collezionista d'arte e fa parte della direzione del museo e della tivù cittadina. Non solo: è il primo benefattore della città e delle sue istituzioni universitarie e culturali. Offrì per esempio 1 milione di dollari per far entrare gratuitamente i bambini al museo. Sondland ha anche finanziato generosamente - sempre con 1 milione di dollari - il comitato che si è occupato della cerimonia di insediamento di Donald Trump, ma senza metterci la faccia come per i precedenti presidenti.

UN INVESTIMENTO CHE HA FRUTTATO. Le donazioni per quella giornata, ricordata più per la scarsa affluenza di pubblico che per il discorso del 45esimo presidente Usa, Sondland le ha infatti versate attraverso quattro società basate in Oregon e a Washington, come ha scoperto il sito The Intercept confrontando i dati dei donatori e l'universo societario dell'imprenditore. E l'investimento ha fruttato. Lo scorso aprile è stato nominato vice presidente regionale del team per i finanziamenti del comitato nazionale repubblicano mentre a settembre la stampa locale dello Stato dell'Oregon aveva riferito di controlli da parte del dipartimento di Stato americano atti a valutare se avesse i requisiti per ottenere un incarico diplomatico. Ora il Wsj conferma quelle indiscrezioni, innalzandolo addirittura a rappresentante presso l'Ue. Del resto l'imprenditore George Glass, anche lui dell'Oregon, si è guadagnato la poltrona di ambasciatore in Portogallo con appena 99mila dollari.

Sondland con i figli.

Alti rappresentanti Ue, contattati da Lettera43.it, non commentano l'indiscrezione del Wall Street Journal. Ma se le istituzioni europee dessero il via libera, l’imponente ambasciata americana di Bruxelles in Rue Zinner, poche decine di metri dal parco del palazzo reale del Belgio dove Donald Trump protetto da ingenti misure di sicurezza ha dormito solo durante la sua visita (Melania aveva preferito un hotel di lusso) potrebbe aver trovato finalmente un nuovo inquilino.

TRUMPISTA PER CONVENIENZA. La casella era rimasta vuota, al contrario di quella della rappresentanza presso la Nato occupata saldamente da Kay Bailey Hutchison. La nomina era attesa da un anno e mezzo, ma non ai piani alti della Commissione europea. Al Berlaymont piuttosto che avere un ambasciatore pronto ad annunciare di essere pronto a contribuire alla distruzione dell'Unione europea come fece il primo presunto prescelto di Trump, Ted Malloch, si accontentano del vice ambasciatore, del rappresentante ad hoc per il Commercio e di tutte le decine di alti funzionari che svolgono il lavoro diplomatico quotidiano. Va poi detto che il curriculum di Sondland non ha nulla a che fare con la diplomazia, fatta eccezione per quella necessaria a un immobiliarista che controlla i salotti buoni del suo Stato dopo averli finanziati e che da 20 anni tenta il salto nella Washington che conta. Inoltre non sembra nemmeno essere un trumpista per scelta. Semplicemente dopo quattro presidenti potrebbe riuscire nel suo intento appoggiando quello meno diplomatico in assoluto.

IL MURO DI PARIGI. Se fosse confermata la sua nomina arriverebbe in uno dei momenti più tesi dei rapporti con l'Unione europea. Con una guerra commerciale alle porte, in cui noi europei «non vorremmo entrare» ma a cui dobbiamo rispondere in maniera «univoca e forte», come ha sottolineato il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire. Parigi guida la risposta europea e non ha alcuna intenzione di offrire il fianco all'amministrazione Trump. In gioco non ci sono solo centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro, soprattutto in Germania, Olanda e Italia, ma c'è soprattutto la fiducia dei cittadini europei, ha spiegato sempre Le Maire, nell'Europa nel suo complesso. L'ultima volta poi che un presidente americano ha sfidato il sistema commerciale europeo, proprio con W. Bush, ha perso. E proprio George W. Bush è il presidente a cui Sondland era più vicino.

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