Park Geun Hye
6 Aprile Apr 2018 1058 06 aprile 2018

Corea del Sud, 24 anni per l'ex presidente Park Geun-hye

La Corte ha confermato in primo grado la sua colpevolezza per 16 su 18 capi d'accusa. E lo scandalo è molto più vasto. Una tangentopoli in salsa sudcoreana coinvolge tutte le più grandi aziende del Paese, tra cui Samsung e Lotte. 

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L'ex presidente sudcoreana Park Geun-hye è stata condannata a 24 anni di carcere e a un ammenda di 17 milioni di dollari dalla Corte centrale distrettuale di Seul. La lettura della sentenza è avvenuta in diretta televisiva: Park, ha 66 anni e in prigione da oltre un anno. La Corte ha confermato la sua colpevolezza per 16 su 18 capi d'accusa (tra cui corruzione, coercizione, abuso di potere e diffusione di segreti di Stato). Tutto era partito dal ritrovamento, avvenuto il 29 ottobre 2016 in circostanze mai del tutto chiarite, di un tablet. Dentro al device finito immediatamente nelle mani dell'emittente locale Jtbc, tra documenti e foto personali, c'erano i discorsi della presidente. I giornalisti impiegarono poco a risalire alla legittima proprietaria: Choi Soon-sil, condannata lo scorso febbraio a 20 anni per tangenti.

L'AMICA SCIAMANA. Choi aveva usato la sua amicizia con la presidente per influenzarla politicamente, aver accesso a documenti riservati e distribuire così favori e mazzette. E la loro non è un'amicizia qualunque. Choi è entrata in politica nel 1994 alla morte di suo padre, Choi Tae-min, il fondatore di una setta che aveva avvicinato Park quando era ancora in giovane età, subito dopo che sua madre era stata assassinata nel 1974, convincendola di poter entrare in comunicazione con la defunta. Il padre di Park era in quel momento presidente e lo sarebbe rimasto fino al 1979, quando fu a sua volta assassinato. In alcuni documenti diplomatici del 2007 un funzionario dell’ambasciata statunitense sosteneva che «pastore» fosse «riuscito a controllare completamente corpo e mente di Park quando era ancora nell’età dello sviluppo» e che il risultato fossero «le enormi ricchezze accumulate dai suoi figli».

UN SISTEMA ECONOMICO COLLUSO. Insomma, forte della sua influenza spirituale, Choi avrebbe consigliato la presidente Park Geun-hye su tutto: dagli indumenti da indossare ai discorsi politici da pronunciare in occasioni importanti. E avrebbe usato il suo rapporto personale per spingere importanti aziende coreane a donare decine di milioni di dollari alla sua fondazione e a riservare un canale preferenziale per garantire l’ingresso di sua figlia in una delle migliori università del Paese. I nove Chabeol più importanti del Paese - i colossi dell'industria coreana - sono stati sentiti dai giudici in una seduta congiunta e si sono difesi descrivendo una «realtà coreana» in cui non è possibile opporsi quando è il governo stesso a chiedere le donazioni. Hanno anche accusato la presidente di scaricare su di loro le sue responsabilità.

SAMSUNG E LOTTE CONDANNATI. Non solo. Hanno chiesto di potersi costituire come vittime, ma era troppo tardi. Ormai il vaso di Pandora è stato scoperchiato. Lee Jae-yong, il capo de facto della Samsung, è stato condannato a cinque anni. Il fondatore 95enne della Lotte a quattro anni, il presidente a 30 mesi. Si ribalta e si mette in discussione la commistione tra potere economico e politico che ha contraddistinto la storia della Corea del Sud degli ultimi 50 anni, tanto da far parlare in molti della fine dell'era Chabeol.

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