Orban elezioni Ungheria
6 Aprile Apr 2018 0800 06 aprile 2018

Ungheria, incognita elettorale per Orban

Nei sondaggi per le Legislative dell'8 aprile il premier uscente è in testa. Ma perde voti. Gli indecisi aumentano e tutta l'opposizione corre contro di lui. Da solo potrebbe aver difficoltà a formare un terzo governo.

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Contro «l'impero di George Soros», per la «nostra patria Ungheria». Accade che a Budapest per le Legislative dell'8 aprile 2018 il premier uscente Viktor Orban, ancora in testa nei sondaggi con il suo partito Fidesz, non abbia diffuso neanche un vero programma elettorale e che sui palchi e in tivù non si scontri con i suoi avversari politici. La sua propaganda è da mesi interamente concentrata sul piano di Stop Soros: il progetto di legge approdato lo scorso febbraio in parlamento che, attraverso una tassa del 25% sulle donazioni straniere, mira a espellere le Ong dall'Ungheria o a prosciugarle di fondi.

LA CAMPAGNA "STOP SOROS". Nel mirino c'è ovviamente la Open society del multimilionario ebreo di origini ungheresi, che dagli Usa finanzia diversi progetti in sostegno dei migranti – non solo in Ungheria – e anche la Central european university di Budapest che Orban ha tentato (invano) di far chiudere. Nei manifesti di propaganda di Fidesz, in un fotomontaggio Soros è stretto in un abbraccio con tutti i leader dei partiti all'opposizione: insieme tagliano con delle enormi cesoie la recinzione spinata eretta nel 2015 lungo i confini meridionali nell'Ungheria, per fermare l'ondata di richiedenti asilo esplosa nell'estate 2014.

Viktor Orban contro tutti.

GETTY

In carica dal 2010, Orban è convinto che basti questo per essere riconfermato al terzo mandato. Ma per quanto i sondaggi continuino ad accreditare il suo partito nazional-populista tra il 40% e il 50%, il voto nazionale alle porte è segnato dall'incertezza. Il campanello d'allarme è stato il cattivo presagio della sconfitta di Fidesz, alla fine del febbraio scorso, alle Comunali nella sua roccaforte di Hodmezovasarhely. Una vera doccia fredda per Orban che nella cittadina di campagna, ventre molle di quel che negli anni è diventato il brodo di coltura di Fidesz, ha visto crollare il consenso del suo partito al 41%, dal 61% delle precedenti Amministrative.

ORBAN IN DECLINO. Alcuni sondaggi fotografano la stessa linea di declino su scala nazionale di Fidesz: dato nel 2016 con punte del 60% e di certo sceso dal record del 53% alle Legislative 2010 al 45% delle successive nel 2014. Ma il punto non è quanti voti perderà il primo partito questa primavera, bensì in quanti ungheresi andranno alle urne e, se lo faranno in tanti, perché a Hodmezovasarhely il sorprendente balzo in avanti nell'affluenza dal 52% al 62% è stata la ghigliottina di Orban. Diversi indecisi sono tornati a votare una volta raggiunta l'unione, per la prima volta, di tutti i maggiori partiti all'opposizione. In una lista indipendente trasversale anti-Fidesz schizzata al 57,5%.

In marcia per FIdesz.

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In nome della lotta senza quartiere alla corruzione, nelle steppe della grande pianura ungherese è successo l'indicibile: l'estrema destra (Jobbik) ha accettato di governare un Comune insieme coi socialisti (Mszp) e i Verdi-Liberali (Lmp). Su scala nazionale il patto con il diavolo non si è poi replicato: l'Lmp ha aperto a un esecutivo con Jobbik anche per le Legislative, ma l'ex partito neonazista non ha abbboccato all'amo, mentre i socialisti – pur rimuginandoci sopra – sono rimasti in disparte, stringendo alleanze nel centro-sinistra con sigle minori. Nell'ordine Jobbik è dato seconda forza tra il 17% e il 15%, Mszp terza tra il 15% e il 13%, i verdi di sinistra di Dialogo all'8% e Lmp al 6%.

DECIDONO GLI INDECISI. Eppure il segnale di Hodmezovasarhely può aver riacceso una fiammella tra l'apatico elettorato magiaro (la maggioranza di Fidesz corrisponde a circa 2 milioni dei circa 8 milioni di aventi diritto al voto). Solo il 54% si confessa certo su chi scegliere, la restante parte è composta da un 30% di indecisi e gli altri pensano di disertare la urne. Questa zona grigia composta soprattutto da giovani (l'80% dei 20enni vorrebbe un nuovo governo) costituisce una grande incognita per Orban: dal 2010 il premier ha perso almeno 600 mila elettori e se anche, come probabile, riuscisse a formare un altro esecutivo monocolore, è altrettanto probabile, vista la parabola, che sia l'ultimo.

L'estrema destra di Jobbik contro Orban.

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Anche nella piccola Ungheria, leader del blocco dell'Est anti-globalista dei Paesi di Visegrad, la popolazione chiede rinnovamento. Non è il monolite riflesso dalla lente deformante dei media assoggettati, attraverso le prebende a giornalisti prezzolati e il bavaglio ai media imposto dai ritocchi costituzionali dei governi di Fidesz. Che, dall'estrema destra all'estrema sinistra, tutti i partiti politici ne abbiano abbastanza del sistema clientelare creato e moltiplicato da Orban la dice lunga sulla disaffezione anche tra la popolazione magiara verso Fidesz.

DA ULTRALIBERISTA A SOVRANISTA. Negli anni il premier sovranista ungherese ha dimostrato una plastica capacità di adeguamento allo spirito dei tempi: nel 1989, alla caduta del comunismo, Orban era uno studente di Oxford e cavalcava con ardore il partito neoliberista appena fondato, che delle tesi economiche globaliste di Soros faceva la sua bandiera. Poi Fidesz, in origine Alleanza democratica dei giovani, è diventata l'imbolsita Unione civile dell'Orban demagogo e populista. Ma alla fine il leader 54enne che siede tra i popolari europei si è fatto potenti nemici anche tra alcuni storici militanti del partito maturati con lui.

Gergely Karacsony.

La lite con il tycoon Lajos Simicska, proprietario del quotidiano conservatore di grande tiratura Magyar Nemzet, per esempio è costata a Orban una serie di recenti scoop sulla presunta distrazione di milioni e milioni di euro da progetti miliardari di fondi Ue grazie a società legate a famigliari e parenti (soprattutto alla figlia Rahel e al di lei marito), verso lidi ideali per il riciclaggio. Il lavaggio di milioni di euro in diamanti e immobili è tutto da dimostrare, ma anche l'Ufficio anti-frode europeo (Olaf) ha di recente ammonito Budapest sulle «serie irregolarità» nella gestione di fondi Ue «frodati o mal spesi»: casi di «collusione, sospetti conflitti di interessi, progetti dai costi gonfiati».

I VOLTI NUOVI. Difficile capire quanto gli scoop su Orban facciano breccia tra l'elettorato magiaro. In un'inchiesta Ipsos di inizio 2018, il 72% degli interpellati si è detto preoccupato prima di tutto per il welfare debole, anteponendo anche l'istruzione, la disoccupazione e anche la corruzione allo spettro dei migranti perennemente agitato da Orban. Contro di lui, lo Jobbik ripulito da svastiche e saluti romani manda avanti il leader 39enne Gabor Vona. Mentre i verdi di Dialogo scommettono sul promettente sindaco di un municipio di Budapest, il 42enne Gergely Karacsony: fosse per i giovani della capitale mitteleuropea e liberal, il vincitore alle Legislative sarebbe a netta maggioranza lui.

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