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Duterte Trump Cambridge Analytica
11 Aprile Apr 2018 0800 11 aprile 2018

Filippine e Usa: l'algoritmo sceglie l'uomo forte come presidente

Durezza e decisionismo in campagna elettorale per influenzare i votanti. Scl, società affiliata a Cambridge Analytica, contribuì alla vittoria di Duterte. Ben prima di Trump. Le prove del "sistema" di marketing politico.

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Che nelle elezioni presidenziali filippine il peso dei social network fosse stato decisivo non è cosa nuova. Ma certo ha acquistato nuovo peso quando i giornali hanno tirato fuori una foto, condivisa dagli stessi protagonisti su Facebook, che documentava l'incontro, avvenuto nel maggio del 2015, tra Alexander Nix, l'amministratore delegato sospeso di Cambridge Analytica, e quelli che poi sarebbero diventati i comunicatori per la campagna di Rodrigo Duterte. Sei mesi dopo quell'incontro, Jose Gabriel “Pompee” La Viña e Peter Tiu Laviña sarebbero diventati rispettivamente il social media editor e il portavoce del futuro presidente.

COINVOLTI 1,2 MILIONI DI FILIPPINI. Un ulteriore tassello è proprio un post del direttore tecnico di Facebook Mike Schroepfer da cui si apprende che lo scandalo dei dati saccheggiati a Facebook da Cambridge Analytica ha coinvolto anche quasi 1,2 milioni di filippini. Di fatto le Filippine sono il secondo Paese in graduatoria dopo gli Stati Uniti tra quelli interessati dalla vicenda. E, considerando che Rodrigo Duterte è stato eletto presidente sei mesi prima di Donald Trump, potremmo essere di fronte al primo caso di marketing applicato alla politica. La strategia, infatti, sembra essere esattamente la stessa di quella che ha portato il tycoon alla Casa Bianca.

All'epoca Alexander Nix si presentò come Strategic Communication Laboratories, la società gemellata con Cambridge Analytica. La sua visita fu seguita da Joel Egco, un giornalista del Manila Times che oggi lavora nell'amministrazione Duterte. In un articolo di allora Egco riportava le parole di Nix ospite del club della stampa filippina.

PROFILAZIONE PSICOGRAFICA. «La maniera più potente per vincere le elezioni è quella di avere la popolazione che fa essa stessa campagna per te. Invece di basarsi sui sondaggi politici, gli strateghi delle campagne elettorali dovrebbero usare i dati per influenzare i comportamenti delle persone». E ancora: «Le nuove strategie e tattiche sono prodotti della pubblicità comportamentale, la profilazione psicografica, l'analisi predittiva e altri strumenti moderni». Le stesse tecniche, quindi, usate da Cambridge Analytica nella campagna elettorale di Trump.

Slc ha usato il tema trasversale della criminalità per rinnovare l'immagine del cliente come un uomo d'azione forte e concreto che avrebbe fatto appello ai veri valori dei votanti

Un post del sito Strategic Communication Laboratories

Secondo il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, inoltre, una pagina ora rimossa del sito ufficiale Strategic Communication Laboratories era dedicata proprio alle presidenziali filippine. E, prestando fede a uno screenshot, qui si sarebbe letto: «Nella corsa alle elezioni nazionali chi era in carica era percepito come gentile e onesto, qualità che il suo staff elettorale considerava potenzialmente buone per vincere le elezioni, ma una ricerca di Scl aveva dimostrato che molti gruppi all'interno dell'elettorato sarebbero stati più facilmente influenzati da qualità come la durezza e il decisionismo».

MEGLIO UN UOMO FORTE E CONCRETO. ​E conclude affermando che «Slc ha usato il tema trasversale della criminalità per rinnovare l'immagine del cliente come un uomo d'azione forte e concreto che avrebbe fatto appello ai veri valori dei votanti». Non si nomina Duterte, ma questo potrebbe tranquillamente essere un suo ritratto. Inoltre, anche se questo post non è più online, esiste un ufficio dell'azienda Scl a Manila. L'indirizzo è ancora sul sito.

Profili impropriamente condivisi da Facebook con Cambridge Analytica.

Non ci sono prove concrete sul fatto che Rodrigo Duterte si sia servito dei servizi della Slc per la sua campagna elettorale. Ma quello che è certo è che Duterte, nonostante i suoi 73 anni suonati, abbia capito immediatamente la potenza di Facebook. A un mese delle Presidenziali che nel 2016 lo hanno eletto con oltre il 40% dei consensi, un rapporto ufficiale del social media statunitense lo ha certificato come «il re delle conversazioni Facebook» perché nominato nel 64% degli scambi online che avevano come oggetto le elezioni. All'epoca il 97% dei filippini aveva infatti un profilo social sulla creatura di Zuckerberg.

UN ESERCITO DEI TROLL CHE AGISCE. Da allora quello che poteva essere un elettorato entusiasta si è trasformato nel gruppo che lui stesso chiama i Dds, Duterte Die-Hard Supporters con evidente assonanza con le Davao Death Squad, gli squadroni della morte incaricati di far piazza pulita degli avversari politici quando era sindaco di Davao. L'esercito di troll usa gli stessi metodi, anche se declinati su tastiera: aggressioni, minacce, insulti e fake news. E anche loro sono pagati dal governo.

DATABASE DI 12 MILIONI DI ACCOUNT. Per dare un'idea della vastità del fenomeno, il sito di informazione online Rappler - che si è distinto per coraggiose inchieste che andavano in senso contrario alla propaganda di Stato - ha costruito un database con oltre 12 milioni di account pro Duterte che diffondono accuse contro gli oppositori del presidente e fake news. Facebook, spinto dalle polemiche, ha deciso di assumere più personale che pali la lingua locale, il tagalog, ma è lontana dal chiudere gli account fake come sta facendo in Europa.

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