Haftar Libia
13 Aprile Apr 2018 1130 13 aprile 2018

Libia, il futuro senza il generale Haftar

Il leader controverso della Cirenaica è in gravi condizioni. Ex gheddafiano, dal 2011 è un elemento divisivo delle forze di opposizione. E ora al posto suo potrebbe emergere Saif al Islam, delfino dell'ex rais.

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La Libia è con il fiato sospeso per la sorte del generale Khalifa Haftar, l'uomo forte che dalle rivolte del 2011 è il principale elemento di divisione nell'ex colonia italiana. La notizia del ricovero a Parigi «in gravi condizioni» del capo delle forze armate e leader politico del parlamento di Tobruk che non riconosce il governo di Tripoli e controlla ormai l'Est e buona parte del Sud del Paese, è rimbalzata via Twitter dalla Francia. In Libia i politici di Tobruk e del movimento di Haftar, Operazione dignità, dicono che il generale «sta bene» e che le «notizie di un suo peggioramento sono false». In Europa, ai media filtrano invece indiscrezioni su un Haftar «non in pericolo di vita», ma in condizioni comunque «serie». «In coma» per «un'emorragia cerebrale» conseguenza di «un ictus».

IL LEADER DIVISIVO. Ufficiosamente, in Libia membri del suo entourage avrebbero confidato che il generale amico-nemico di Muammar Gheddafi sia in realtà da mesi «malato di cancro». Da altre fonti, l'aggravamento avrebbe richiesto il trasferimento di Haftar a Parigi dalla Giordania dove viveva da tempo, a causa non di un ictus ma di «problemi cardiaci» e «respiratori», sempre conseguenza di un tumore. Le condizioni del leader 74enne sarebbero insomma precipitate, ma la ridda di rumors su Haftar è da prendere con le pinze, specialmente se in arrivo dalla Libia: attorno alla sua controversa figura, centrale anche per le elezioni nazionali in programma alla fine del 2018, si concentrano gli scontri per il futuro della Libia sin dall'esplosione delle Primavere arabe.

La guerra a Bengasi.

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Una sua uscita di scena potrebbe sciogliere se non tutte, molte delle animosità fratricide che – strumentalmente accese dagli armamenti e dai soldi inviati dalle potenze straniere – strangolano la miriade di milizie e fazioni proliferate dalla caduta e dall'uccisione di Gheddafi. Molte alleanze sono mobili, mosse dal controllo dei terminal del petrolio, dei flussi bancari e dei fondi sovrani. Ma i blocchi di fondo sono due, specchio di visioni profondamente diverse del Paese: il premier del fragile governo di unità nazionale di Tripoli appoggiato dall'Onu, Fayez al Serraj, riflette, pur nelle sue contraddizioni, il complesso percorso dell'era post Gheddafi verso la democrazia; mentre Haftar, come il generale al Sisi in Egitto, è l'uomo della controrivoluzione.

ALLEATO DI EGITTO E RUSSIA. Il parallelo è più di una similitudine: il generale libico coetaneo di Gheddafi, entrato in collisione con l'ex rais durante la guerra in Ciad, è stato negli ultimi anni massicciamente supportato (anche con raid aerei) dall'asse restauratore di Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Alle potenze regionali concentrate nel bloccare il cambiamento delle Primavere arabe in Nord Africa, portato avanti soprattutto dalla Fratellanza musulmana, si sono poi unite la Russia, in funzione anti-islamista e laica, e la Francia, attratta dalle conquiste territoriali di Haftar in Cirenaica e nel Sud. L'Est dei terminal petroliferi e i giacimenti nel deserto sono stati la molla anche dei raid d'appoggio dell'ex presidente francese Nicolas Sarkozy alle rivolte, partite proprio da Derna e Bengasi.

Khalifa Haftar.

ANSA

Ma se le guerre per procura degli stranieri puntano per interesse a ricreare la Cirenaica e la Tripolitania, in Libia Haftar riscuote lo stesso consenso iniziale di al Sisi nella larga fetta di popolazione disillusa e impaurita dalle conseguenze, anche economiche, dell'insurrezione del 2011 degenerata in guerra civile. Tendenzialmente laico, con Operazione dignità il generale di Tobruk promette un ritorno alla stabilità, attraverso il contrasto di tutte le forze islamiste, sia moderate sia radicali, che liquida indiscriminatamente come «Isis». La ricetta è più semplice della mediazione di Serraj tra gli islamisti di Misurata e la lunga serie di milizie e gruppi, più o meno radicali e più o meno loro alleati, che si sono fatti finanziare e armare dal Qatar e dalla Turchia ma che, al contrario delle forze controllate da Haftar, hanno accettato il compromesso dei negoziati dell'Onu.

RIBELLE AUTORITARIO. Il generale di Tobruk punta a farsi eleggere democraticamente, ma non ha accettato di far parte del governo di unità nazionale di Tripoli. L'accordo prevedeva la trasformazione del parlamento dell'Est in assemblea legislativa nazionale e alcuni incarichi ma Haftar pretendeva il controllo di tutte le forze armate e, in prospettiva, la presidenza del Consiglio. Sin dal suo ritorno dagli Usa nel 2011, le sue tendenze autoritarie hanno costituito un elemento di grande diffidenza e divisione tra le forze dell'opposizione davanti alle rivolte. Gli storici movimenti clandestini anti-Gheddafi non si sono mai fidati di Haftar, mantenuto per decenni Oltreoceano dalla Cia e accusato in Patria di aver continuato a prendere soldi e benefit, a corrente alternata, anche da Gheddafi.

Miliziani di Haftar.

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Non si vuol rimpiazzare il rais con un altro potenziale dittatore. I primi regolamenti di conti per il comando delle milizie ribelli erano scoppiati, già 7 anni fa, dalla presenza di Haftar e di suoi uomini tra i rivoltosi. Sull'opportunità della candidatura alle elezioni del 2018 del delfino di Gheddafi, Saif al Islam, sopravvissuto alle esecuzioni dei gruppi ribelli, il generale di Tobruk è stato prudente, evitando una compromettente legittimazione politica. Sull'erede dell'ex rais pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità ma, attraverso suoi supporter a Tunisi, Saif ha fondato il Fronte Popolare per la liberazione della Libia con lo slogan «Libia domani», distinto da Operazione dignità.

SAIF AL POSTO DI HAFTAR. Ancora prigioniero o in un luogo al riparo da agguati, Saif al Islam deve la vita e l'eventuale ritorno in libertà a milizie nell'orbita di Haftar come quelle di Zintan, che per anni non lo hanno consegnato ai giudici di Tripoli. Parte dei sostenitori del generale di Tobruk sarebbero stati disponibili ad ammetterlo nel loro movimento e senza Haftar potrebbero uscire da Operazione dignità. Nonostante i molti capibastone insediati – senza elezioni democratiche – nei Comuni del Sud e dell'Est, il generale ex gheddafiano non ha leader carismatici in grado di sostituirlo. Mentre il figlio di Gheddafi, che sotto il padre si era guadagnato la fama di capace riformista, gode di un discreto seguito: con lui e senza Haftar la divisione tra il prima e il dopo sarebbe più netta in Libia e gli elementi di disturbo tra libici paradossalmente minori.

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