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Escalation siriana

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13 Aprile Apr 2018 2000 13 aprile 2018

Così l'escalation sulla Siria riaccende le tensioni Ue sull'Iran

Dopo l'attacco chimico, Germania, Francia e Regno Unito pronte a sanzionare personalità di Teheran legate ad Assad. Per pressare Trump prima che abbandoni l'intesa sul nucleare. L'incrocio tra i due dossier.

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Si scrive Siria, ma si legge Iran. Lunedi 16 aprile 2018 tutti i ministri degli Stati Ue si sono dati appuntamento per decidere se rafforzare le sanzioni contro un elenco di personalità iraniane che hanno legami con il regime di Bashar al Assad e l'attuale sviluppo del conflitto. Ma la lista dei nominativi è stata messa a punto solo da tre Paesi: Germania, Francia e Regno Unito.

UN SEGNALE AGLI STATI UNITI. Nei giorni convulsi dell’attacco chimico in Siria e delle prese di posizone durissime e per molti affrettate di Emmanuel Macron, le tre principali capitali dell’Unione europea - Parigi, Berlino e Londra - hanno deciso di approfittare dell’escalation siriana per dare agli Stati Uniti un segnale sul fronte iraniano, prima della data del 12 maggio, cioè prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump decida se congelare o meno le sanzioni contro Teheran, se sfilarsi o meno dall’accordo salutato nel 2015 come il più grande risultato dell'amministrazione Obama.

Nucleare Iran, i punti dell'accordo

L'Iran ha accettato una moratoria di 15 anni sull'arricchimento dell'uranio al di sopra del 3,67%. Secondo gli Usa, le centrifughe presenti nel Paese passeranno da 19 mila a 6.014, tutte di prima generazione, con solo 5.060 attive per 10 anni.

Nei progetti dei governi tedesco, francese e britannico le nuove sanzioni e la messa nel mirino del filo rosso che lega Damasco a Teheran dovrebbe contribuire a convincere Trump a congelare ancora la posizione americana. una convinzione che però nei corridoi della diplomazia europea non è condivisa da tutti. E che è stata ancora meno digerita dal momento che i diplomatici dei tre Paesi hanno tentato di far approvare l'elenco sul piano tecnico, senza nemmeno passare per un dibattito politico.

PERICOLOSO MESCOLARE I DOSSIER. Diverse fonti diplomatiche spiegano che mescolare i dossier su un fronte cosi delicato è pericoloso e che il rischio è mettersi a inseguire un Trump difficilmente prevedibile e intanto perdere l'Iran. Cioè perdere l'ultima grande intesa multilaterale (sono coinvolte anche Cina e Russia) finora rispettata.

L'Alto rappresentante per gli Affari esteri Federica Mogherini.

ANSA

Germania, Francia e Gran Bretagna, tuttavia, erano pronte all'accelerazione, forse complice anche la necessità di oliare le prossime visite a Washington del presidente francese Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel. Il tentativo di non discutere nemmeno il probabile raffozamento delle sanzioni è stato tuttavia bloccato da un gruppo di Paesi che comprende Italia, Spagna, Svezia, Austria, Grecia e Cipro.

SOLUZIONE POLITICA MAI CERCATA. Con tutta probabilità la discussione politica tra i ministri porterà in ogni caso all'approvazione delle nuove misure punitive nei confronti di uno dei Paesi che si sono fatti garante di una soluzione politica che in Siria non è mai stata nemmeno cercata e della non proliferazione di armi chmiche che continuano ad ammazzare.

L'intesa sul nucleare iraniano è il maggiore risultato incassato nel suo mandato dall'Alto rappresentante per gli Affari esteri Federica Mogherini

Ma la resistenza della minoranza ha aperto le porte al confronto politico e con tutta probabilità anche rassicurato la Commissione europea, per la quale l'intesa sul nucleare iraniano è anche il maggiore risultato incassato nel suo mandato dall'Alto rappresentante per gli Affari esteri Federica Mogherini.

PRIORITÀ UE: TENERE I CASI SEPARATI. «Ci sono preoccupazioni per il ruolo giocato dall'Iran in Siria, ma questo non può avere effetti su un'intesa che contribuisce proprio alla non proliferazione degli armamenti», spiegano infatti alti funzionari Ue, che però confermano come la via delle contromisure economiche resti la più facilmente percorribile: «Si può intervenire attraverso il rafforzamento delle sanzioni». L'importante però, insistono, è trattare il ruolo di Teheran nel contesto regionale e il suo programma balistico separatamente dal dossier atomico. Del resto non vi è certezza che il gesto europeo possa convincere Washington a restare a bordo dell'accordo.

Hassan Rohani, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin.

ANSA

A gennaio 2018 l'amministrazione americana aveva chiarito che il suo obiettivo era modificare la cornice dell'accordo e aveva anche posto alcune condizioni come la possibilità di velocizzare le ispezioni, renderle possibili nell'immediato e in tutti i siti del programma iraniano, l'introduzione di nuovi criteri in aggiunta a quelli che Teheran si è impegnata a rispettare e soprattutto l'inclusione nell'intesa anche del programma missilistico, oggi separato dal dossier nucleare.

BEN OLTRE L'INDURIMENTO DELLE SANZIONI. Cambiamenti sostanziali che vanno ben oltre un indurimento delle sanzioni. E che potrebbero essere anche solo un mezzo per raggiungere l'obiettivo dichiarato sia dal nuovo capo della Cia Mike Pompeo che dal nuovo consigliere di Trump per la National Security John R. Bolton e cioè «un cambio di regime in Iran».

PORTARE L'IRAN A NEGOZIARE SULLO YEMEN. L'Unione europea si è finora posizionata sul fronte opposto, del sostegno più o meno aperto del riformista Hassan Rohani e sta cercando di coinvolgerlo anche su altri tavoli. A partire da quello sullo Yemen. Secondo fonti diplomatiche un vertice tra il servizio Affari esteri dell'Ue, Teheran e le maggiori capitali europee dovrebbe essere annunciato a breve. Per la prima volta oltre a Gran Bretagna, Francia e Germania, dovrebbe partecipare anche l'Italia. Anche per questo Roma preferisce la strategia europea, più che la tattica imboccata dai suoi partner.

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