Gentiloni, importante rapporto con Ue
14 Aprile Apr 2018 0946 14 aprile 2018

Attacco in Siria, le reazioni italiane

Gentiloni invoca diplomazia. Salvini su Fb: «Pazzesco, fermatevi». Ma Berlusconi lo zittisce. Mentre di Maio ribadisce lealtà nei confronti degli alleati. La crisi potrebbe favorire un incarico esplorativo alla presidente del Senato, che commenta: «Sarebbe difficile dire di no».

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Non sono partiti dalle basi italiane gli aerei alleati che hanno attaccato la Siria. E il nostro governo, in asse con la Germania, afferma con forza che l'azione «mirata e motivata» contro l'uso di armi chimiche «non può e non deve dare inizio a un'escalation». È Paolo Gentiloni, a metà mattinata, a comunicare agli italiani la posizione del nostro Paese sulla Siria.

GENTILONI AVVISATO NELLA NOTTE. Il premier, che nella notte è stato preventivamente informato dell'attacco, parla dopo aver sentito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E conferma una linea non interventista alza la tensione tra i principali partiti. Perché la crisi siriana irrompe nelle trattative per il nuovo governo. «Impone di accelerare», concordano Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Ma i famosi progressi attesi al Quirinale non ci sono. Il Colle conferma il "timing" che dovrebbe portare Mattarella a una decisione su un mandato esplorativo o un pre-incarico non prima di martedì. E l'urgenza del dossier Siria non solo non scioglie i nodi, ma fa litigare Salvini e Berlusconi e vede distanti anche un Luigi Di Maio "atlantista" e un Salvini "filo-russo".

NO ALLA ESCALATION. L'Italia si risveglia con le immagini dei missili lanciati su Damasco da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Gentiloni riferirà martedì 17 aprile alle Camere, ma la linea era stata definita nei giorni scorsi in asse con Angela Merkel. Il governo di Roma conferma la forte alleanza con gli Usa e definisce motivato l'attacco alle basi di fabbricazioni di armi chimiche. Ma a differenza di Londra e Parigi sceglie di non intervenire e non far partire gli attacchi dalle basi italiane. «Non è troppo tardi» perché la diplomazia cerchi una soluzione, mentre si «mettono al bando le armi chimiche», dichiara Gentiloni dopo aver sentito l'inviato Onu Staffan De Mistura. La premier britannica Theresa May, al telefono, gli conferma che l'azione è mirata: nessuna escalation.

SALVINI E BERLUSCONI DIVISI. Ha fatto bene il premier, dice Salvini, a non far partire gli attacchi dall'Italia. Ma Berlusconi, che è in tour elettorale in Molise, coglie al balzo la palla delle bombe in Siria per avocare al centrodestra il governo: «Serve un esecutivo forte perché ora abbiamo un governo che non conta niente», attacca, mentre gli esponenti di Forza Itala invocano lo spirito di Pratica di mare che portò al dialogo tra Usa e Russia. Tutt'altri sono i toni di Salvini. Il leghista si schiera con il «lungimirante» Putin e attacca la scelta di Trump e Macron: «Ancora cerchiamo le 'armi chimiche' di Saddam, paghiamo la folle guerra in Libia e qualcuno col grilletto facile insiste coi 'missili intelligenti', aiutando i terroristi islamici quasi sconfitti. Fermatevi». «Meglio tacere», lo zittisce Berlusconi, come se avere una linea univoca in politica estera fosse mero dettaglio per ottenere l'incarico di governo.

IL PD SOSTIENE LA LINEA DEL GOVERNO. Per quanto riguarda il Pd, il reggente Maurizio Martina ha dichiarato: «In queste ore di tensione e di grande ansia è necessario rilanciare il massimo impegno politico e diplomatico per bandire l'uso criminale di armi chimiche, fermare le violenze e restituire la parola al negoziato come unica strada per mettere fine al dramma che la Siria vive da sette anni. Sosteniamo la posizione assunta dal governo e dal presidente Gentiloni e ogni iniziativa intrapresa dall'Unione Europea e dall'Onu».

DI MAIO ATLANTISTA. Più in linea con il governo e il Pd che con Salvini, appare anche Di Maio, che invoca «l'azione diplomatica e umanitaria» ma si schiera «al fianco dei nostri alleati», con l'auspicio di una «Europa coesa». I leader di Lega e M5s non dovrebbero vedersi il 15 aprile al Vinitaly, dove saranno entrambi. E come un macigno sul dialogo pesano le parole di Berlusconi: sarebbe «pericoloso» un governo M5s e «ingiustificabile» un incarico a Di Maio, dice il Cavaliere. «La pazienza è finita», sbotta Salvini, se M5s e Forza Italia «non fanno un passo a lato», consentendo un governo M5s-centrodestra, «si torna al voto».

IL POSSIBILE INCARICO A CASELLATI. Se proseguirà lo stallo tra i partiti, Mattarella potrebbe però dare in settimana un mandato esplorativo alla presidente del Senato Elisabetta Casellati («Sarebbe difficile dire di no», commenta lei) o a Roberto Fico. Ma restano in campo tutte le ipotesi, tanto che crescono le voci su un possibile governo di unità nazionale. Pd e Forza Italia, che non sarebbero contrari, per ora negano e restano in attesa delle scelte di Mattarella.

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