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16 Aprile Apr 2018 1405 16 aprile 2018

Usa, le divisioni tra i repubblicani dopo le dimissioni di Paul Ryan

Lo speaker della Camera, leader informale del Gop, annuncia l'addio. Al suo posto in pole McCarthy. Ma fra moderati, maggioritari ed estremisti sono scintille. E il Russiagate incombe. I guai del partito di Trump.

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Le dimissioni del repubblicano Paul Ryan - che ha annunciato l'intenzione di rinunciare al seggio alla fine del suo mandato di speaker della Camera dei rappresentanti, che scade nel gennaio 2019 - non si possono definire inaspettate. In numerose anticipazioni il magazine online Politico aveva ventilato questa possibilità. Ryan lascia però il Partito repubblicano, del quale è leader informale, allo sbando in vista di un'importante elezione come quella di medio termine prevista per novembre 2018.

SONDAGGI NETTAMENTE IN CALO. L'ex segretario di Stato del Missouri Jason Kander ha dichiarato che «Ryan non correrà per la carica di leader di minoranza», in un momento in cui i sondaggi sono nettamente in calo per il partito del presidente Donald Trump. La fine - temporanea? - della carriera di Ryan, dopo vent'anni di presenza al Congresso, rappresenta bene la crisi e la trasformazione del Grand old party (Gop).

GLI INIZI CON KASTEN E KEMP. Ryan, 48 anni, iniziò come assistente parlamentare del senatore Robert Kasten nel 1992, subito dopo la sua laurea in Economia e Scienze politiche, per proseguire l'anno successivo poi come ghostwriter per Empower America, uno studio lobbistico conservatore e ultraliberista, fino alla svolta: l'incontro con l'ex deputato Jack Kemp, candidato alla vicepresidenza nel 1996.

Il presidente Usa Donald Trump e lo speaker della Camera Paul Ryan (Getty).

Anche se quell'anno vide la riconferma di Bill Clinton, fu il trampolino di lancio per Paul Ryan. Il giovane assistente parlamentare del Wisconsin a quell'epoca era un sostenitore dei guru del pensiero monetarista e neoliberista Milton Friedman e Friedrich Von Hayek e un lettore appassionato della scrittrice Ayn Rand, ultraliberista e anarcocapitalista, in linea con l'evoluzione post-reaganiana del partito.

ERA LA FIGURA UNIFICANTE. Ryan venne eletto deputato nel 1998, all'età di 28 anni, e nel 2011, dopo la vittoria dei repubblicani l'anno precedente, ottenne la presidenza della potente commissione budget della Camera. Nel 2012 fu scelto dal candidato presidente Mitt Romney come suo vice, ma furono sconfitti da Barack Obama e Joe Biden. Nel 2015, dopo le dimissioni improvvise dello speaker John Boehner, Paul Ryan sembrò la figura unificante tra le due fazioni, quella ultraconservatrice e quella maggiore, alleanza di conservatori e moderati.

ALLINEAMENTO CON TRUMP. Poi l'arrivo di Trump, che ha visto Ryan prima nel ruolo dell'oppositore implacabile, custode della tradizione conservatrice classica, favorevole al libero commercio internazionale e non apertamente razzista, per poi diventare l'uomo di The Donald al Congresso, tanto da celebrare la sua «squisita leadership presidenziale» il 21 dicembre 2017, in occasione dell'approvazione della riforma fiscale. Con le sue dimissioni cosa può accadere adesso alle varie fazioni presenti alla Camera?

La componente più moderata è stata costantemente attaccata dai gruppi della destra più estrema perché "Repubblicana solo nel nome"

La componente più moderata, quella favorevole alle soluzioni bipartisan in accordo coi democratici, la Republican Main Street Partnership, è composta da 75 deputati su un totale di 237. Quest'ala negli ultimi anni è stata costantemente attaccata dai gruppi della destra perché «Repubblicana solo nel nome». Il suo obiettivo, stando a quanto si legge sul sito, è «difendere le milioni di famiglie americane che lavorano duramente e si aspettano dei risultati».

FAZIONE FAVOREVOLE AI DIRITTI LGBT. Il gruppo è legato ad altri moderati fuori dalle aule congressuali, come la Republican Majority for Choice, organizzazione che vuole il mantenimento dell'accesso all'aborto e il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali, i Log Cabin Republican, favorevoli all'espansione dei diritti Lgbt (Lesbo, gay, bisessuali e trans) e i Republican for Environmental Protection, difensori delle leggi di tutela ambientale. Questa corrente è normalmente molto critica con l'attuale presidente, ma opera scelte di responsabilità e sostiene lealmente anche candidati più conservatori.

I MAGGIORITARI VICINI ALLE LOBBY. Il gruppo maggioritario è il Republican Study Committee, fondato nel 1973 come associazione marginale, e ha 154 membri. I suoi obiettivi sono, almeno nominalmente, la riduzione del carico fiscale, la semplificazione del sistema tributario e la tutela dei pensionati. Di fatto, è la fazione su cui la Casa Bianca e la leadership repubblicana incentrano le loro strategie politiche per l'abolizione della riforma sanitaria di Obama, l'Obamacare, per la costruzione del muro alla frontiera col Messico e per l'aumento massiccio delle spese militari. È legata a tutte le lobby più importanti, a cominciare da quella delle armi - la National Rifle Association - fino alla Heritage Foundation (che promuove il libero mercato, la difesa delle libertà individuali, il limitato intervento dello Stato in economia) e alla Concerned Families of America.

Kevin McCarthy, in primo piano, leader di maggioranza dei repubblicani. (Getty)

Infine, il gruppo più estremista, erede del Tea Party, il Liberty Caucus, composto da soli otto deputati. Contrario a qualsiasi aumento di spesa, anche militare, e a qualunque compromesso con i democratici in materia di riduzione del debito. Non ci sono, per il momento, gruppi legati all'alt right (la nuova estrema destra alternativa) o espressamente leali a Trump.

RUSSIAGATE COME SPADA DI DAMOCLE. L'accordo di queste tre fazioni è fondamentale per eleggere il prossimo n.1 repubblicano, che in teoria dovrebbe essere Kevin McCarthy, attuale leader di maggioranza. Sempre che i repubblicani riescano a mantenere il controllo della Camera. Lo sfoggio attuale di unità, con Ryan che appoggia McCarthy nella successione, potrebbe venire scosso dagli sviluppi dell'indagine del procuratore speciale Robert Mueller sulla collusione di Trump con la Russia durante la campagna per le Presidenziali del 2016.

CONSENSO AL PIÙ AFFIDABILE PENCE? I repubblicani sceglieranno il patto faustiano come Ryan oppure scaricheranno il presidente al suo destino in favore del più affidabile vicepresidente Mike Pence? Colui che, per inciso, durante il suo mandato di deputato dal 2001 al 2013 faceva parte del Republican Study Committee.

Il vicepresidente Mike Pence.

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