Israele, Abu Mazen negazionista Shoah
4 Maggio Mag 2018 1124 04 maggio 2018

Palestina, Abu Mazen confermato presidente dell'Olp

La decisione è arrivata dal Consiglio nazionale palestinese che però non ha ancora indicato per ora alcun vice. Il leader: «Mi scuso per le parole sulla Shoah». Israele: «Scuse non accettate».

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Abu Mazen (83 anni) è stato confermato Presidente dello stato di Palestina e capo del Comitato esecutivo dell'Olp. Lo ha deciso, secondo i media locali, il Consiglio nazionale palestinese che però non ha indicato per ora alcun vice di Abu Mazen. Cambiati anche alcuni componenti del Comitato esecutivo dell'Olp composto di 15 persone.

MAZEN: «MI SCUSO PER LE PAROLE SULLA SHOAH». Dopo la conferma Abu Mazen ha colto l'occasione per scusarsi per le sue affermazioni sugli ebrei pronunciate durante il Consiglio nazionale palestinese: «Se qualcuno è rimasto offeso», ha detto Abu Mazen, citato dai media, «mi scuso. Non era mia intenzione offendere alcuno. Ho profondo rispetto per la fede ebraica e per altre fedi monoteistiche. Ribadisco la nostra ben nota condanna della Shoah come uno dei crimini più odiosi della storia ed esprimiamo solidarietà alle vittime». Il palestinese ha anche detto di «condannare l'antisemitismo in tutte le sue forme». Poi ha aggiunto: «confermo il nostro impegno alla Soluzione dei 2 stati che vivano in pace e in sicurezza l'uno accanto all'altro».

SCUSE RESPINTE. Israele respinge le scuse di Abu Mazen. «Abu Mazen», ha twittato il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, «è un patetico negazionista della Shoah che ha scritto un dottorato e più tardi ha pubblicato un libro su tesi negazioniste. Questo è quello che dovrebbe essere considerato. Le sue scuse non sono accettate».

CONDANNATA LA DECISONE USA SU GERUSALEMME. Il Consiglio ha ribadito il rifiuto di ogni soluzione che non preveda la nascita dello stato entro i confini del '67 con Gerusalemme est capitale e il ritorno dei profughi. Secondo quanto precisa l'agenzia ufficiale Wafa, il Consiglio nazionale palestinese (Cnp) «ha condannato e respinto la decisione illegale del presidente Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e di spostarvi da Tel Aviv la propria ambasciata». Ha anche ribadito la richiesta che gli Stati arabi tronchino le relazioni diplomatiche con quei Paesi che pure riconoscano Gerusalemme capitale di Israele e vi trasferiscano la ambasciata.

CNP: «SERVE UNA CONFERENZA INTERNAZIONALE». Circa il processo di pace, il Cnp ha stabilito che agli occhi dei palestinesi gli Usa hanno perso la facoltà di fungere da mediatori e ha confermato che per rilanciare negoziati di pace sarà piuttosto necessario indire una Conferenza internazionale con gli auspici dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, sulla base delle risoluzioni dell'Onu. Il Cnp, secondo la Wafa, ha poi deciso che il Consiglio esecutivo dell'Olp (Ceolp) avrà la facoltà di sospendere il riconoscimento di Israele fino al riconoscimento della Palestina entro i confini anteriori alla guerra dei sei giorni (1967). Ma non ha precisato quando tale sospensione entrerebbe eventualmente in vigore.

CONTINUARE LA RESISTENZA POPOLARE. Sul piano interno, il Cnp ha espresso un pieno sostegno alla "resistenza popolare" contro la occupazione israeliana. Una parte delle conclusioni dei lavori fa riferimento alla striscia di Gaza «che deve far parte dello Stato di Palestina». Con un riferimento implicito a Hamas, che ha boicottato i lavori, il Cnp ha ribadito la necessità che il governo di riconciliazione nazionale (guidato da Rami Hamdallah) assuma immediatamente ed in pieno la autorità e la amministrazione della striscia di Gaza, nell'intento anche di mettere fine al suo blocco.

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