Getty Images 97905800
6 Maggio Mag 2018 1500 06 maggio 2018

Omicidi in America Latina, una scia di sangue lunga 17 anni

Dall’inizio del XXI secolo, sono state uccise 2,5 milioni di persone. Tra guerriglie ed esecuzioni. San Salvador la città più pericolosa, poi Acapulco. Mentre il Nicaragua riduce la violenza. Il Paese più sicuro? Il Cile.

  • ...

Due milioni e mezzo di vittime. È il bilancio di una guerra catastrofica il numero degli omicidi che hanno insanguinato l’America Latina dall’inizio del XXI secolo. Una cifra paragonabile ai morti che subì il Giappone durante la Seconda guerra mondiale. Qui non ci sono stati bombardamenti aerei, né conflitti dichiarati, ma un infinito stillicidio di guerriglie, scontri tra gang, azioni di criminalità organizzata e comune ed esecuzioni sommarie.

«LA VIOLENZA MINA LO SVILUPPO». Il conteggio è frutto del lavoro dell’Igarapé Institute, un think thank brasiliano indipendente che studia i problemi legati alla sicurezza e allo sviluppo. «Le dimensioni della violenza omicida lasciano senza fiato» attesta il rapporto, reso pubblico ad aprile. L’America Latina dal 2000 al 2017 conta il 33% degli omicidi commessi nel mondo, nonostante abbia solamente l’8% della popolazione globale. «Gran parte dei Paesi latino americani», secondo Robert Muggah e Katherine Aguirre Tobón, responsabili della ricerca, «stanno affrontando un’emergenza di pubblica sicurezza. Dal Messico al Centro America fino al Sud America si registra un aumento del numero di omicidi, una restrizione della libertà di movimento e di associazione. La violenza criminale sta minando lo sviluppo umano ed economico di intere regioni, colpendo in particolare i segmenti più poveri della società. Riportare e rafforzare la sicurezza e la salvaguardia dei cittadini è la maggior priorità nell’intera regione». Il tema della violenza sarà anche centrale per decidere le elezioni che si terranno quest’anno in Colombia, Venezuela, Messico e Brasile.

San Salvador è la capitale mondiale della criminalità con 136 omicidi ogni 100 mila abitanti

Il quadro non solo è tragico nei dati raccolti, ma l’aspetto più drammatico è forse il cronico peggioramento complessivo della situazione. Dal 2008 gli omicidi annuali nel Centro-Sud America hanno stabilmente superato i 140 mila all’anno, tre volte la media annuale mondiale, un incremento del 3,7% per anno che supera anche la crescita demografica dell’1,1%. Ogni anno vengono commessi 21,5 omicidi ogni 100 mila abitanti, in Italia dove qualcuno sostiene esista un’emergenza sicurezza. la media è di 0,65 per 100 mila, secondo i dati del 2016. Lo studio ritiene inoltre che se l’ondata di violenza proseguirà a questi ritmi, dal confine degli Stati Uniti alla Terra del Fuoco il conto delle vittime arriverà nel 2030 a 35 ogni 100 mila abitanti. Brasile, Colombia, Messico e Venezuela da soli totalizzano un quarto di tutti gli omicidi commessi nel mondo. Un prezzo che viene pagato soprattutto dalla popolazione più giovane, visto che circa metà dei morti hanno tra i 15 e i 29 anni.

ESECUZIONI DI MILITARI E POLIZIA. La situazione della violenza appare fuori controllo in El Salvador che con quasi 4 mila omicidi commessi nel 2017 ha il triste primato di Paese più violento del mondo. La capitale San Salvador è anche la capitale mondiale della criminalità con 136 omicidi ogni 100 mila abitanti. Il Paese, riemerso da una sanguinosa guerra civile nel 1992, è popolato come la Campania ed esteso come la Toscana; dal 2000 a oggi ogni piano per riportare l’ordine è sistematicamente fallito. La guerra alle gang scatenata nel 2004 dal presidente Francisco Flores ha aumentato il numero di morti. Nel 2012 il nuovo presidente Mauricio Funes ha provato la strada della trattativa cercando una tregua tra i maggiori gruppi criminali. La violenza è improvvisamente diminuita, ma il potere delle cosche si è rafforzato tanto da costringere nel 2015 il nuovo capo dell’esecutivo, Salvador Sánchez-Cerén, a mandare i militari per le strade. Ma agli assassinii commessi dai criminali si è sostituita la violenza di Stato. Le esecuzioni da parte di militari e polizia sono cresciute di 15 volte, spesso coinvolgendo persone innocenti. «La cura si sta rivelando peggiore della malattia» ha sentenziato un rapporto dell’Onu. Ma il fallimento sociale ha anche ripercussioni economiche.

Secondo la Inter-American Development Bank, l’America Latina spende, con esiti praticamente nulli, il 5% del proprio budget per la pubblica sicurezza, il doppio della media dei Paesi in via di sviluppo. L’impatto complessivo della violenza criminale, tra spese per l’ordine pubblico e costi sociali aggregati, ammonterebbe a 236 miliardi di dollari all’anno. L’impatto del crimine sull’economia è ben documentato dalla città di Acapulco in Messico. Adagiata su una splendida baia del Pacifico, negli Anni 60 emerse come un paradiso per villeggianti anche grazie a un film con Elvis Presley, L’idolo di Acapulco. Il boom turistico è durato per più di 30 anni, ma nell’ultimo decennio la città è diventata zona di guerra tra le quasi 20 gang che si spartiscono il territorio dello stato del Guerrero.

LE FERITE DI ACAPULCO. Nel 2016 Acapulco è stata, con 918 omicidi, la seconda città più violenta del pianeta. Ha perso in meno di un decennio l’85% dei turisti. I coraggiosi viaggiatori rimasti vivono blindati tra posti di blocco e guardie armate, spesso assistono a sparatorie sulla spiaggia o a cadaveri che riaffiorano dal mare. L’impatto della violenza nell’area costiera ha persino costretto la Coca-Cola lo scorso marzo a chiudere una delle principali fabbriche di imbottigliamento messicane a Ciudad Altamirano perché la zona è ormai un fronte armato. La guerra dei narcos in Messico non sembra vedere la fine, nel 2017 il Paese ha registrato, secondo fonti governative, 29.168 omicidi, un record assoluto da quando il dato viene conteggiato. E qualcuno lo ritiene addirittura sottostimato.

In questo quadro sembrerebbe quasi una bella notizia quella che viene dalla Colombia, che nel 2017 ha registrato “solo” 11.718 omicidi. È il dato più basso da 42 anni a oggi, un terzo rispetto a quando il Paese era dilaniato dalla guerra civile delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia e dalle stragi dei cartelli di Medellin e Cali. Ma nonostante il diminuito potere dei cartelli e la pace con i guerriglieri, alcuni segnali dimostrano come dove la guerriglia non colpisce più i narcos stanno reclamando col sangue il loro potere. Dagli accordi di pace tra il governo e le Farc quasi 300 attivisti delle comunità rurali colombiane sono stati uccisi. Vere e proprie esecuzioni, otto persone sono state ammazzate solo nello scorso marzo. Il 75% di questi assassinii è avvenuto in zone dove sono presenti coltivazioni di coca e dove gli accordi di pace prevederebbero di aiutare i contadini a sostituire gradualmente le piantagioni di coca con raccolti di cacao o caffè.

UN GIORNO SENZA OMICIDI DIVENTA NOTIZIA. Le vere storie positive negli ultimi anni arrivano dal Nicaragua che è riuscito attraverso politiche efficaci e il coinvolgimento delle comunità a ridurre gli omicidi a sette ogni 100 mila abitanti. Altri Paesi, nonostante diversi cicli economici e politici, hanno saputo controllare la criminalità come l’Argentina, l’Ecuador e il Cile che con 3,3 omicidi ogni 100 mila abitanti rappresenta il Paese più sicuro dell’America Latina. Ma queste sembrano solo eccezioni. Lo scorso 11 gennaio per un giorno in El Salvador non si sono registrati omicidi, un evento così sorprendente da diventare una notizia ripresa da tutte le agenzie di stampa internazionali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso