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11 Maggio Mag 2018 1542 11 maggio 2018

Nucleare Iran, Rockwood: «Trump ha cancellato anni di diplomazia»

L'ex capo ispettrice e legale dell'Aiea a L43: «Dal 2015 Teheran ha rispettato i patti. L'Ue e gli altri partner mantengano l'intesa». E mette in guardia: «Le sanzioni saranno ingiuste».

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Per quasi 30 anni l'esperta di disarmo Laura Rockwood è stata a capo della sezione di non proliferazione dell'ufficio legale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), che effettua anche le ispezioni nei Paesi soggetti a controlli: un lungo incarico, dal 1985 al 2013, durante il quale è diventata una delle colonne portanti dell'agenzia dell'Onu a Vienna, facendo anche parte del team sull'Iran. Alla giurista americana, già legale al Dipartimento Usa per l'Energia, si deve la redazione e l'aggiornamento del libro sulle regole e le tecnologie delle ispezioni che contiene il cosiddetto Protocollo aggiuntivo per permettere all'Aiea visite più intrusive. A detta del presidente degli Usa Donald Trump «limitate».

L'APPELLO A TRUMP. Dal 2015 Rockwood dirige il Vienna Center for Disarmament and non-Proliferation (Vcdnp), continuando a seguire i processi di negoziazione e di attuazione degli accordi per il controllo e lo sviluppo del nucleare a scopi pacifici. L'ex capo legale dell'Aiea figura anche tra gli oltre 80 esperti di non proliferazione firmatari – invano – di un appello alla Casa Bianca per restare nell'accordo sul nucleare con l'Iran, il Joint comprehensive plan of action (Jcpoa) del 2015. «Con Trump almeno 12 anni di diplomazia americana sono stati annullati», racconta Rockwood a L43, «perché il Jcpoa è internazionale e mi auguro davvero resti in vigore con gli altri partner stranieri, come nella volontà del presidente iraniano Hassan Rohani. Ma le sanzioni agli iraniani saranno ingiuste».

Laura Rockwood.

DOMANDA. Cina, Russia e anche tutti i firmatari europei (Francia, Gran Bretagna, Germania e Ue) contestano Trump e dichiarano di voler conservare l'accordo con l'Iran. Ma può essere considerato un buon accordo, un accordo sicuro?
RISPOSTA.
Per me sì. Guardi, bisogna tenere ben presente che si tratta di un'intesa raggiunta tra Stati sovrani e come tale non potrà mai esserci né un vero vincitore, né un vero perdente. La mediazione è inevitabile e, in questa cornice negoziale, ritengo il Jcpoa un buon accordo, un accordo che non è perfetto per nessuno ma che è sostenibile. Di più non credo davvero fosse possibile ottenere nel 2015.

D. Può essere migliorato, come proponevano gli alleati occidentali a Trump per evitare la decisione più drastica, e come suggerisce ancora la Francia?
R.
Il Jcpoa è certamente migliorabile. Alcune problematiche – separate dal tema dell'arricchimento dell'uranio per il nucleare – sono rimaste fuori, come la questione dei missili balistici sviluppati in Iran e il mancato rispetto dei diritti umani. Ma ancora una volta occorre capire che nessuno, neanche gli Usa che avrebbero voluto condizioni più dure, potrà mai ottenere tutto.

D. Trump sostiene che l'Iran «può continuare ad arricchire l'uranio». Come è possibile se le ispezioni dell'Aiea hanno dimostrato l'opposto?
R.
Riascoltando parola per parola il discorso di Trump si nota come non abbia mai detto: «L'Iran non rispetta l'accordo sul nucleare». Tutti i controlli hanno dimostrato l'opposto, anche il Pentagono e il nuovo segretario di Stato Mike Pompeo lo hanno ammesso. Ed è vero anche che l'Iran può continuare ad arricchire l'uranio, ma in quantità molto limitate che consentono solo un uso civile del nucleare.

D. Nell'annuncio dell'uscita degli Usa dal Jcpoa si sottolinea, come lamenta anche Israele, che i controllori dell'Aiea non hanno il diritto incondizionato a ispezionare «diverse importanti strutture, soprattutto quelle militari». E che «manchino meccanismi adeguati».
R.
Oltre al Comprehensive safeguards agreement, l'accordo per l'accesso dell'Aiea a materiali e dati sulle attività nucleari (anche l'Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, ndr) e al Protocollo aggiuntivo per le ispezioni, l'intesa con l'Iran del 2015 include un meccanismo supplementare di accesso anche a siti militari o non dichiarati, ritenuti sospetti. Attraverso il via libera, anche in caso di rifiuto, di una Joint commission, una commissione congiunta che esamina la richiesta.

Rockwood e altri ispettori Aiea di ritorno dall'Iran nel 2012.

GETTY

D. Se scoperto a barare, l'Iran poi rischia sanzioni. Ma è vero che per la prima volta, con l'accordo sul nucleare, dal 2015 uno Stato ha permesso l'accesso a ispezioni internazionali anche a siti militari, di norma soggetti a segreti militari o di Stato?
R. Non è esatto. Questo era stato ottenuto anche precedentemente in alcuni negoziati con altri Stati. Che l'Iran abbia acconsentito alla possibilità di far entrare controllori dell'Aiea anche in siti militari è stato comunque un passo in avanti importante nelle trattative.

D. Quanto mostrato di recente dal premier israeliano Benjamin Netanyahu sulla «minaccia del programma nucleare iraniano», e ripreso da Trump, è tutto materiale precedente all'accordo del 2015?
R. Nella sostanza non ho trovato niente di nuovo rispetto a quanto in possesso dell'Aiea prima della chiusura del Jcpoa. A riguardo Netanyahu ha solo divulgato qualche dettaglio in più.

D. Le intelligence americana e israeliana hanno però la possibilità di monitorare siti militari iraniani e avrebbero intercettato eventuali nuove attività di nucleare a scopi militari...
R.
Ma è anche, e in primo luogo, compito dell'Aiea essere in grado di rilevarle e bloccarle e allo scopo sono stati attivati e vengono perfezionati meccanismi specifici. In Iran questi tentativi non sono stati individuati, il Jcpoa è stato sempre rispettato e la popolazione iraniana subirà sanzioni ingiuste dagli Usa.

D. L'uscita drastica di Trump da un accordo internazionale negoziato per oltre un decennio non si traduce in una grave sconfitta per la diplomazia?
R.
Purtroppo lo è, ed è davvero sconfortante. Ma mi consola che tutti gli altri partner, incluso l'Iran, vogliano mantenere in vigore il Jcpoa e si schierino contro Trump. Sono rimasta in particolare positivamente sorpresa dalla reazione del presidente iraniano Rohani.

D. Più dialogante e diplomatico di Trump. Rohani ha anche un passato di capo negoziatore sul nucleare, sotto l'Amministrazione riformista di Khatami.
R.
Ho sempre avuto l'impressione che Rohani sia una persona moderata e sensibile verso gli interessi degli iraniani.

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