Gaza: almeno 37 i palestinesi uccisi
Aggiornato il 15 maggio 2018 14 Maggio Mag 2018 1135 14 maggio 2018

Gerusalemme, l'ambasciata Usa apre tra le tensioni

Strade chiuse e allerta massima per l'inaugurazione. Mentre esplode la rabbia nella Striscia e in Cisgiordania: 60 vittime negli scontri con l'esercito israeliano. Almeno 2.600 i feriti. 

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Strade chiuse, massima vigilanza e grande dispiegamento di polizia in tutta la città, parte Est compresa, quella a prevalenza araba. Gerusalemme si è preparata così all'inaugurazione dell'ambasciata statunitense nel quartiere di Arnona, nella zona Ovest. Ma l'escalation di tensione ha colpito soprattutto i Territori: i primi scontri tra manifestanti palestinesi ed esercito israeliano hanno avuto luogo lungo la barriera difensiva tra Gaza e lo Stato ebraico. Secondo l'agenzia Maan, i dimostranti hanno tagliato il filo spinato di fronte alla barriera nel tentativo di penetrare nella parte ebraica. L'esercito - secondo la stessa fonte - li ha respinti con gas lacrimogeni. Nel corse delle ore il bilancio dei morti è andato via via peggiorando e 24 ore dopo lo scoppio della violenza il numero delle vittime è salito a 60: tra loro anche una neonata di otto mesi uccisa dai gas lacrimogeni. I feriti, compresi gli intossicati, sarebbero circa 2.600 di cui almeno 27 in gravi condizioni.

Secondo Amnesty International ci sono «anche sei minori» tra i palestinesi uccisi a Gaza. La Ong ha denunciato una «ripugnante violazione delle norme internazionali e dei diritti umani». Tra i feriti, molti sono stati colpiti alla testa e al petto. Oltre 500 sono stati feriti da pallottole. «Bisogna porre fine adesso a tutto ciò», ha scritto l'organizzazione via Twitter.

L'esercito israeliano ha detto di aver sventato un attentato presso Rafah, nel sud della Striscia. «Un commando di tre terroristi armati», ha detto un portavoce, «stava cercando di deporre un ordigno. Le nostre forze hanno reagito e i tre sono morti». Secondo i media, i militari hanno fatto ricorso ad un carro armato. Il portavoce ha aggiunto che velivoli israeliani hanno colpito anche un obiettivo di Hamas a Jabalya, dopo che da esso erano partiti spari. Nel corso della giornata un aereo da combattimento israeliano ha colpito con almeno un missile un obiettivo nel Nord della Striscia. In precedenza l'aviazione aveva già colpito una postazione di Hamas presso il campo profughi di Jabalya.

IDF: I CACCIA HANNO COLPITO CINQUE OBIETTIVI. Un portavoce dell'esercito ha confermato che un aereo da combattimento israeliano ha colpito cinque «obiettivi terroristici di Hamas» in un campo di addestramento nel nord della striscia di Gaza. «L'attacco», ha spiegato, «è stato condotto in reazione alle violenze nelle ultime ore fatte da Hamas lungo la barriera di sicurezza» al confine fra Gaza ed Israele. Secondo il portavoce 40 mila palestinesi hanno partecipato finora ai disordini in 13 punti di attrito.

MANIFESTANTI LASCIANO LA STRISCIA CON BUS DI HAMAS. Nel pomeriggio gruppi di dimostranti palestinesi hanno abbandonato la zona di confine con Israele rientrando nelle città di Gaza con autobus messi a loro disposizione da Hamas. Lo riferiscono fonti locali secondo cui dirigenti di Hamas parleranno in serata alla popolazione.

Scontri tra manifestanti palestinesi e l'esercito israeliano, con scambio di sassate e lacrimogeni, hanno avuto inizio anche in Cisgiordania. In particolare a Betlemme e a Hebron, ma sono stati segnalati anche in altre località come Kalandia, a Nord di Gerusalemme. Hamas ha portato migliaia di manifestanti nei pressi dei reticolati e ha diffuso volantini con le mappe dei villaggi israeliani di confine con l'obiettivo, ha denunciato Israele, parlando di «operazione terroristica», di aprire brecce nei recinti e infiltrare i dimostranti in territorio ebraico. L'esercito già il giorno precedente aveva inviato rinforzi in vista delle proteste e ora ha risposto aprendo il fuoco al lancio di pietre, molotov e al tentativo di sfondare la barriera difensiva.

Nelle stesse ore in cui il bilancio delle vittime a Gaza si aggrava a Gerusalemme è iniziata la cerimonia di apertura della nuova ambasciata Usa. Al suo arrivo il premier Benyamin Netanyahu è stata accolto dagli applausi. In prima fila Ivanka Trump, Jared Kushner, l'ambasciatore Usa David Friedman e il vice segretario di Stato Usa John Sullivan insieme al segretario al Tesoro David Mnuchin. Presente anche il presidente di Israele Reuven Rivlin. Suonato l'inno nazionale Usa. «La capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale», ha detto Donald Trump nel video messaggio inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme.

Ivanka Trump e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin scoprono la targa della nuova ambasciata.

Le reazioni: esulta Trump, mentre il mondo arabo insorge

«La capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale», ha detto Donald Trump nel video messaggio inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. «La nostra speranza», ha aggiunto, «è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace».

CASA BIANCA: «PASSAGGIO NECESSARIO PER LA PACE». «Il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele è una condizione necessaria per la pace con i palestinesi», ha affermato la Casa Bianca, sottolineando come questo non vuol dire che il presidente Donald Trump «abbia già preso una posizione sui negoziati sullo status finale della città, che dovrà essere deciso tra israeliani e palestinesi». La Casa Bianca ha ribadito quindi come l'amministrazione Trump «resti impegnata per il raggiungimento di un accordo di pace duraturo e comprensivo».

NETANYAHU: «GRAZIE PER AVER MANTENUTO LA PROMESSA». «Non abbiamo migliori amici al mondo che gli Usa», è stato il messaggio del premier israeliano Benyamin Netanyahu alla cerimonia di apertura dell'ambasciata. «Grazie per aver avuto il coraggio di mantenere la promessa», ha aggiunto rivolgendosi alla delegazione Usa e al presidente Trump. «Ricordate questo momento, questa è storia. Il Paese più potente del mondo oggi ha aperto a Gerusalemme la sua ambasciata. Eravamo a Gerusalemme e», ha proseguito tra gli applausi, «siamo qui per restarci».

«DIRITTO DI PROTEGGERE I NOSTRI CONFINI». Sugli incidenti avvenuti a Gaza il premier si è limitato a diere che Israele continuerà ad «agire fermamente per proteggere la propria sovranità e i nostri cittadini». «Ogni paese deve proteggere i suoi confini», ha proseguito. «Hamas, organizzazione terroristica, sostiene che intende distruggere Israele e invia migliaia di persone a violare la barriera difensiva per realizzare questo obiettivo».

«A Gerusalemme non è stata aperta un'ambasciata ma un avamposto americano, ha detto, citato dalla Wafa, il presidente palestinese Abu Mazen che ha parlato di schiaffo da parte degli Usa ribadendo che «l'America non è più un mediatore in Medio Oriente». Abu Mazen ha poi annunciato lo «sciopero generale dei Territori Palestinesi» e tre giorni di lutto per gli uccisi a Gaza.

INIZIATI I TRE GIORNI DI SCIOPERO. Il 15 maggio i palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est hanno iniziato ad osservare uno sciopero generale in seguito alla uccisione da parte dell'esercito israeliano dei dimostranti. La protesta (che include tre giornate di lutto) è diretta anche contro il trasferimento a Gerusalemme dell'ambasciata Usa. Chiusi negozi e scuole. In giornata avranno luogo manifestazioni commemorative della Nakba: la 'catastrofe' della costituzione di Israele, avvenuta 70 anni fa.

IRAN: «ISRAELE UCCIDE A SANGUE FREDDO». «Il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo durante una protesta nella più grande prigione a cielo aperto. Nel frattempo, Trump celebra il trasferimento illegale dell'ambasciata Usa ed i suoi collaboratori arabi cercano di distogliere l'attenzione». È stato il durissimo atto d'accusa del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, su Twitter, sulle violenze a Gaza. Mentre il capo di al Qaeda Ayman al Zawahiri, in un messaggio video intitolato "Anche Tel Aviv è terra di musulmani", ha invocato il jihad contro gli Stati Uniti e Israele e invitato i musulmani a prendere le armi.

Critiche sono arrivate anche dalla Giordania che ha ribadito la sua opposizione all'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, definendola «una violazione della Carta dell'Onu e delle leggi internazionali», mentre ha rinforzato le misure di sicurezza intorno all'ambasciata statunitense ad Amman in vista di una manifestazione di protesta. Decine di veicoli militari con a bordo agenti in assetto anti-sommossa hanno circondato la sede diplomatica di Washington, nella parte occidentale della capitale giordana.

MANIFESTAZIONI IN PROGRAMMA AD AMMAN. Diversi gruppi di opposizione hanno in programma una manifestazione contro la decisione americana. Il portavoce del governo, Mohammad al Momani, ha affermato che Gerusalemme Est «è la capitale dello Stato palestinese e come ha affermato Sua Maestà re Abdallah, custode dei luoghi sacri islamici e cristiani, è la chiave per la pace». La Giordania, ha aggiunto il portavoce, citato dall'agenzia Petra, «continuerà i suoi sforzi con la comunità internazionale per arrivare ad una soluzione del conflitto e garantire i legittimi diritti del popolo palestinese».

Un comunicato dell'Organizzazione dei Paesi Arabi ha riportato la notizia che «la Lega araba ha annunciato la tenuta di una "sezione straordinaria" del proprio consiglio a livello di rappresentanti permanenti mercoledì, il 16 maggio, sotto la direzione dell'Arabia Saudita per esaminare i mezzi con cui far fronte alla decisione degli Stati Uniti di trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme». Il trasferimento, si legge ancora, «rappresenta un'azione contraria al diritto internazionale e alle legittime risoluzioni internazionali a questo proposito». Gerusalemme Est è «una parte inseparabile dei territori palestinesi occupati nel 1967 e questa verità non può essere cambiata attraverso una decisione ingiusta».

SUL PIANO TUTTE LE OPZIONI. Il rappresentante della Palestina presso la Lega Araba, l'ambasciatore Dab al Louh, già il 13 maggio aveva auspicato che la riunione di mercoledì produca «decisioni e misure pratiche che siano all'altezza di questa catastrofica decisione americana senza precedenti al fine di lanciare un messaggio arabo unificato». La frase, si sostiene in ambienti della Lega araba, indica che «tutte le opzioni» sono sul tavolo, compresa quella di ritirare i rappresentanti diplomatici arabi da Israele.

ALI: «FERMARE QUESTO MASSACRO». Il segretario generale aggiunto della Lega araba con delega per la questione palestinese e i territori occupati, Said Abou Ali, «ha fatto appello a un intervento internazionale urgente per fermare l'orribile massacro perpetrato dalle forze di occupazione israeliane contro i palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza». Lo riferisce una nota diffusa al Cairo.

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