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14 Maggio Mag 2018 1146 14 maggio 2018

Gerusalemme, così l'Est Europa ha stoppato Bruxelles

La Repubblica Ceca ha messo il veto a una dichiarazione proposta dalla Francia di Macron. E Ungheria e Romania si sono accodate chiedendo modifiche. Il tutto in contatto con Israele. Risultato: 24 Paesi in ordine sparso. 

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L'Unione europea doveva esprimere una posizione unitaria l'11 maggio sullo spostamento dell'ambasciata americana a Gerusalemme ma, come hanno confermato a Lettera43.it alti funzionari Ue, tre Paesi hanno bloccato una presa di posizione che avrebbe potuto marcare realmente la presenza diplomatica europea a livello globale.

UN'INIZIATIVA DELLA FRANCIA DI MACRON. La Repubblica Ceca si è opposta tout court alla dichiarazione e Ungheria e Romania si sono schierate a favore di una modifica al testo. L'iniziativa di una dichiarazione unitaria era stata proposta dalla Francia, desiderosa di dare un segno della forza diplomatica europea. Ma secondo quanto riportato dalla tivù israeliana, Praga, Budapest e Bucarest hanno lavorato in diretto contatto con Israele.

IL PASSO INDIETRO RISPETTO A DICEMBRE. Se non si tratta di una smentita della posizione raggiunta a inizio dicembre, quando con cipiglio l'alto rappresentante degli Affari Esteri europei, Federica Mogherini, aveva spiegato a Benjamin Netanyau che nessuno Stato Ue avrebbe seguito gli Usa nello spostamento dell'ambasciata, si tratta certamente di un passo indietro significativo sulla capacità europea di presentarsi uniti su un dossier di tale importanza.

Già quella visita di Netanyahu a Bruxelles era stata organizzata dalla Lituania, allora alla presidenza di turno dell'Unione, all'insaputa dell'alto rappresentante Ue. Mogherini ne era stata messa al corrente direttamente dal quotidiano israeliano Haaretz. Poi però quando il momento dell'incontro era venuto, si era rivelata un'ottima occasione per mostrare la compattezza europea di fronte alla linea di provocazione abbracciata dagli Stati Uniti e benedetta da Tel Aviv. Durante la colazione con il primo ministro israeliano, alcuni leader europei avevano chiesto conto del blocco da parte di Israele degli aiuti Ue ai territori palestinesi, altri avevano richiamato il premier israeliano sul mancato rispetto del diritto internazionale sul dossier delle colonie, ma soprattutto tutti si erano trovati d'accordo nel mantenere le loro sedi diplomatiche a Tel Aviv.

IL MESSAGGIO INEQUIVOCABILE SFUMATO. Su questo ultimo punto, gli ambasciatori si erano impegnati a lanciare un «messaggio inequivocabile», da qui la dichiarazione nettissima che Mogherini aveva potuto presentare alle telecamere. Poi però è cominciato il reflusso e un boicottaggio interno verso ogni iniziativa concreta da parte dei Paesi baltici - filo Usa in quanto anti russi - e dell'Europa dell'Est. Alla proposta di presentare una risoluzione delle Nazioni Unite contro l'iniziativa americana, Repubblica ceca, Ungheria, Lettonia, Polonia e Romania hanno alzato un muro e a loro si è unita anche la Croazia. E , al contrario che per le iniziative sulla Russia sulle quali anche i Paesi più scettici come l'Italia si sono adeguati agli altri per preservare l'unità europea, quando si tratta di dimostrare il loro filo americanismo, lo schema dei Paesi dissidenti ad Est si è ripetuto anche questa volta.

SU MOSCA UNITÀ, MA SUGLI USA NO. Venerdi 11 maggio invece alla cerimonia di apertura dell'ambasciata americana si sono presentati i rappresentanti diplomatici dei tre Paesi che hanno posto il veto contro la dichiarazione unitaria più l'ambasciatore austriaco. Fonti Ue minimizzano l'accaduto, sottolineando come non ci siano svolte concrete. Ma la fuga ripetuta dell'Est Europa deve aver fatto innervosire qualche piano alto di Bruxelles. E questa volta anche di Parigi, che tanto si è spesa nella linea netta contro Mosca.

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