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La tesi 9 Novembre Nov 2010 1738 09 novembre 2010

Il dopo Berlusconi

Nel nuovo libro, Bill Emmott consiglia di investire sui giovani.

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di Rossana Malacart

Ricominciare dopo Berlusconi è possibile. Grazie alle energie dei giovani, che potranno rinnovare e migliorare l'Italia. Ne è convinto Bill Emmott, ex direttore dell'Economist, scrittore ed editorialista della Stampa e del Corriere della Sera, che ha presentato lunedì 8 novembre a Modena il suo ultimo libro Forza, Italia. Come ripartire dopo Berlusconi.
Non un volume sul presidente del Consiglio, anche se «all'estero nessun uomo politico italiano è conosciuto come lui», ma più che altro un cammino alla ricerca della «buona Italia», quella che forse nemmeno i suoi abitanti conoscono e si aspettano.
L'idea del libro è nata nel 2001, dopo la famosa copertina dell'Economist che definiva il premier Berlusconi unfit, cioè inadatto, a governare. «Da allora ho portato avanti diverse ricerche e nell'ultimo anno ho viaggiato in lungo e largo per l' Italia», racconta Emmott che nel suo percorso lungo la penisola ha incontrato politici, imprenditori e gente comune.
Ma è stato colpito soprattutto dai giovani. Ragazzi diversi da come se li aspettava: non cinici e indifferenti come gli erano stati descritti, ma pieni di coraggio, creatività e voglia di fare. «Parlo dei ragazzi delle associazioni antimafia siciliane e calabresi, ma anche di tutti quelli che si occupano di volontariato o mettono in rete le proprie capacità», precisa.
Da loro partirà il cambiamento, secondo lo scrittore: i giovani devono canalizzare le loro energie, la fantasia e la creatività per fare andare l'Italia nella giusta direzione.

Una nuova coalizione, l'unica possibilità

L'Italia, ha spiegato ancora Emmott, deve aprirsi alla competizione e al mondo, liberalizzare, valorizzare le qualità e i meriti dei singoli, recuperando lo spirito liberale per eliminare quanto più possibile i privilegi e le protezioni che ingessano il Paese.
E tutto questo, ancora, a cominciare dai giovani, che «si devono prendere il loro spazio». A loro, Emmott suggerisce di «farsi ascoltare», per superare lo stato di presunta rassegnazione che sembra avvolgere il Paese. Presunta perchè, in fondo, aggiunge, non è poi così diffusa come si vuole credere.
L'ottimismo sparso a piene mani dalla maggioranza, invece, gli sembra un modo per distogliere l'attenzione dai problemi veri dell'Italia, un mezzo per «prendere tempo». Se si vuole cambiare il Paese, davvero, servono energie e una «nuova, grande coalizione in grado di scardinare le infrastrutture politiche esistenti» e poco importa, aggiunge lo scrittore inglese, se agli occhi di qualcuno questo può sembrare un discorso "comunista", o peggio, anarchico.

Le elezioni, solo un punto di partenza

L'idea è quella di una scossa profonda, ma a partire da un gruppo, non da un singolo, una sorta di messia solitario che rimpiazzerebbe solo la figura di Silvio Berlusconi a capo del Paese. «C'è bisogno di trovare un'alternativa a ciò che c'è ora», argomenta, «non soltanto di sogni e speranze su ciò che potrebbe essere».
Quest'energia, Emmott sostiene di averla individuata nel disegno politico di Matteo Renzi, Giuseppe Civati e Nicola Vendola. Che dovranno lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi di rinnovamento. Senza cadere nella tentazione di voler diventare, ognuno, il vero leader di questo movimento. A Vendola attribuisce, accanto alle qualità di sognatore, anche un po' di confusione.
«Non si capisce se è più conservatore o rivoluzionario, forse non sa nemmeno lui esattamente chi è». Ma, insiste Emmott, il cambiamento in Italia è possibile, anche se molto difficile. E perché questo avvenga sarà fondamentale che le nuove forze politiche, quelle intenzionate a voltare pagina, vincano le elezioni. Che ci saranno a breve, afferma l'ex direttore dell'Economist, anche se non nell'immediato.
E tuttavia il successo alle prossime consultazioni politiche sarà soltanto un punto di partenza, non un traguardo. «Dal giorno seguente occorrerà lavorare per cambiare davvero le cose e ci vorrà molto tempo perché questo possa accadare, forse anche tutti e cinque anni della prossima legislatura».
Anche in caso di una sconfitta dell'attuale governo, però, Emmott non coltiva illusioni. L'influenza di Berlusconi sulla vita politica italiana, avverte, potrebbe continuare. Almeno fino a quando la giustizia non lo fermerà..

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