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Maltempo 9 Novembre Nov 2010 1300 09 novembre 2010

Silvio fa campagna

Berlusconi rassicura i veneti fra le proteste dei centri sociali.

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di Domenico Lanzilotta

Batte la pioggia a Monteforte d'Alpone, un paese che conserva anche nel nome il fiume che l'ha travolto. Qualche fischio, timidi applausi: il premier è abituato certo ad accoglienze più “calde” di questa, in un verso o nell'altro. Accompagnato dal ministro per le Riforme Umberto Bossi, il sottosegretario Guido Bertolaso, il governatore del Veneto Luca Zaia e il collega piemontese Roberto Cota, il presidente del Consiglio ha visitato i luoghi distrutti del maltempo (leggi).
«Mamma mia che ripresa» esclama osservando lo spettacolo di desolazione a cui fa da contrappunto la tenace resistenza dei cittadini veneti, che hanno combattuto con tutte le forze per salvare la loro terra, il loro pezzo di monte che ha sempre ricompensato il duro lavoro con un terreno fertile e un vino eccellente. «Venendo qui ho visto che tutto è già stato rimesso a posto.
I veneti sono davvero grande gente», continua Berlusconi, «fa bene al cuore vedere una reazione così immediata, così vigorosa e con tutta questa capacità». Ma liberare case, magazzini e capannoni dall'acqua e dal fango non significa mettere tutto a posto. Il presidente lo sa, anche se tenta la strada dell'ottimismo e della esaltazione del Veneto che si rimbocca le maniche.

La preoccupazione del capo dello Stato

Lo Stato comincia dunque a prendere coscienza di che cosa sono stati nel concreto per la regione questi giorni di inferno. Un inferno d'acqua e fango, che ha colpito case, negozi, imprese e interi distretti produttivi. Dopo Berlusconi, mercoledì 10 e giovedì 11 sarà il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a portare personalmente conforto, solidarietà e rassicurazioni alla popolazione. La visita del Capo dello Stato è però preceduta da una dichiarazione che suona come una chiamata in causa: «È vero che c'è stato un cambiamento climatico, con fenomeni di tropicalizzazione, ma non è possibile che per il fatto che piove un po' di più crolli una parte del patrimonio della nostra storia, come è successo a Pompei, oppure che nel centro di Vicenza negozi e botteghe artigianali siano invase dai detriti e che delle persone possano perdere la vita», ha sottolineato Napolitano nel corso di una premiazione di studenti al Quirinale. Rispondendo alle domande dei ragazzi, il capo dello Stato ha detto che «dobbiamo preoccuparci dell'oggi, di questo dissesto geologico».

L'avvertimento di Zaia

Il governatore Zaia in questi giorni ha cercato di mantenere un difficile equilibrio, per un padano come lui, tra Venezia e Roma, visto che il miliardo di danni e le poche decine di milioni di aiuti offerti dallo Stato hanno creato più di un malumore.
Un governatore “di lotta e di governo”, quindi: «Questa catastrofe» sottolinea Zaia in un'intervista pubblicata dal Corriere del Veneto alla vigilia dell'arrivo del premier «rischia di essere l'alluvione delle rivoluzione per il Veneto. Non è solo una tragedia di cui si devono sanare i danni, qui i cittadini rischiano di avere l'innesco della rivoluzione. Pacifica, gandhiana, ma sempre rivoluzione». Zaia rileva che il Veneto ha preso coscienza rispetto a una decina di anni fa, di «una contabilità che è devastante: la regione pacifica, solidale, che conosce la sussidiarietà e che fa volontariato, che cosa ha portato a casa? Ceffoni e 250 milioni per rifare la Domus dei gladiatori a Pompei. Non esiste». E per il presidente veneto la “rivoluzione pacifica” è quella delle riforme istituzionali.

Le promesse di Berlusconi

Dopo un veloce incontro con i sindaci dei Comuni veronesi colpiti dall'alluvione, il presidente del Consiglio ha affrontato proprio il tema delicato e atteso degli aiuti in arrivo. «Non sono venuto prima qui per non disturbare i soccorritori», spiega.
«Ma ho già avviato la pratica con l'Europa, con la Commissione Europea con cui ho parlato più volte e venerdì 12 novembre verrà qui il commissario Tajani per prendere atto di tutto quello che è successo. Stiamo preparando un elenco dettagliato dei danni: voi sapete che l'Unione Europea è in grado di partecipare con una percentuale dei danni che si sono verificati».
Antonio Tajani guiderà una delegazione tra le province di Verona, Vicenza, Padova e le altre località devastate dalle alluvioni. Nel corso degli incontri previsti, i funzionari europei e quelli della Regione avranno modo di approfondire la possibilità di ricorrere alle risorse del Fondo europeo di solidarietà per le catastrofi naturali per fare fronte ai gravi danni causati dal maltempo.
Il presidente del Consiglio ha poi ricordato che «c'è anche la possibilità dei cosiddetti fondi strutturali, che sono circa 450 milioni di euro dal 2007 al 2013». E poi «c'è lo Stato», ha ribadito il premier, annunciando che «il 10 novembre a Roma la Protezione civile si incontrerà con il ministro Giulio Tremonti e con il governatore del Veneto, Luca Zaia».

Le rassicurazioni di Bossi

Proprio Zaia aveva provocatoriamente proposto che la Regione trattenesse una quota dell'Irpef per coprire i risarcimenti dei danni. Un'idea appoggiata da più parti, ma scartata dal premier, che ha spiegato: «La proposta del governatore sull'Irpef? Ha fatto bene a farla, anche io avrei ragionato nel suo modo, ma non ce ne sarà bisogno».
E nel viaggio da Monteforte a Caldogno, un altro Comune pesantemente danneggiato, è dal numero uno della Lega che arriva una nuova rassicurazione sul fatto che i soldi per gli aiuti al Veneto. «Con il mio amico Giulio Tremonti garantisco io» ha detto Umberto Bossi.

Le contestazioni dei centri sociali

Dopo Monteforte e Caldogno, il programma di Berlusconi e Bossi ha previsto una tappa in prefettura a Padova: un incontro con i sindaci e la stampa per fare il punto.
Ma la tensione prima dell'arrivo della delegazione romana è stata alta: qualche centinaio di manifestanti, studenti, precari della ricerca, giovani dei centri sociali e semplici cittadini, è stato tenuto sotto controllo dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. «Ruby non la paghiamo, la crisi non la paghiamo», hanno gridato.
Ma anche: «mafioso», «dimissioni» e l'ormai immancabile «Bunga Bunga». Momenti di tensione più forte quando i dimostranti hanno lanciato un potente petardo, al quale le forze dell'ordine hanno risposto fronteggiando decisamente il corteo, che ha alzato le mani in segno di difesa. Le forze dell'ordine hanno anche rimosso uno striscione di contestazione al governo.
Il petardo avrebbe leggermente ustionato un poliziotto. Berlusconi, che in un primo momento sembrava voler rinunciare alla tappa padovana proprio per le forti proteste, è invece arrivato nella città del Santo poco prima dell'una e mezza.

Le domande senza risposta della stampa

Dopo l'incontro, durato circa un'ora, il presidente del Consiglio ha evitato le domande dei giornalisti, sfuggendo ai microfoni e ai taccuini di una stampa locale che per giorni è stata testimone del dramma e portavoce a lungo sottovalutato di chi chiedeva un aiuto immediato.
Un volo in elicottero per osservare dall'alto le zone colpite dall'alluvione chiude la mezza giornata dedicata al Veneto dal Cavaliere, atteso a Roma e poi a L'Aquila. È deluso il sindaco di Padova Flavio Zanonato (Pd) che parla di una passerella del premier, «alla quale abbiamo dovuto semplicemente assistere: non c'è una misura vera che sia stata annunciata».
Le chiacchiere stanno a zero, continua sferzante il primo cittadino: «Ciò che conta sono esclusivamente i fatti e le risorse messe a disposizione dei cittadini danneggiati. Solo su questo si misurerà la serietà dell'amministrazione regionale e della maggioranza di governo».

I comuni in allarme sono 161

E la Coldiretti lancia un nuovo allarme. In Veneto poco più di un comune su quattro (28%) è considerato a rischio frane e alluvioni che hanno colpito pesantemente la Regione dove migliaia di ettari di terreno sono ancora sott'acqua. Coldiretti sottolinea i timori per la nuova ondata di maltempo in una Regione già duramente provata dove sono 108 i comuni a rischio alluvione, 41 quelli con pericolo di frane e 12 in allarme per entrambi gli eventi.
Con migliaia di ettari di terreno ancora sott'acqua e grandi difficoltà per garantire l'alimentazione degli animali sopravvissuti, il maltempo rischia di ritardare le operazioni di soccorso e di messa in sicurezza e di aggravare ulteriormente i danni nelle campagne dove sono affogati oltre 150 mila animali e sono andati persi interi raccolti di tabacco, compromesse le coltivazioni di ortaggi e distrutte serre e fungaie, con perdite incalcolabili. Nell'attesa degli aiuti promessi è stato attivato il numero 45501, attraverso il quale è possibile donare con un sms 2 euro per aiutare il Veneto a fronteggiare l'emergenza alluvione.

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