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Giustizia e Libertà
5 Febbraio Feb 2011 2016 05 febbraio 2011

In 10 mila: «Dimettiti»

Tutto esaurito al Palasharp per la manifestazione di Gl.

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Il popolo del Palasharp durante l'incontro di Giustizia e Libertà (foto ansa).

Si sono stipati in diecimila dentro il Palasharp di Milano per ascoltare Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco, Gad Lerner, Oscar Luigi Scalfaro, Paul Ginsborg e tanti altri, dire «basta all'imbarbarimento prodotto dalla politica e dalla cultura di Berlusconi».
ZAGREBELSKY: BERLUSCONI ALIMENTA L'ILLEGALITA'. Ad aprire la manifestazione convocata dal movimento Giustizia e Libertà per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stato il giurista Gustavo Zagrebelsy:
«Non abbiamo nulla da pretendere solo per noi, nulla di personale né come appartenenti a un partito, a un sindacato, a un'associazione», ha esordito l'ex giudice costituzionale, attaccando subito il comportamento del premier e il degrado della politica del quale, a suo giudizio, il premier è causa ed espressione. Crediamo nella politica fatta da persone libere, ha detto Zagrebelsky: «È corruzione delle istituzioni l'elargizione di posti in cambio di fedeltà, è corrusione delle persone l'elargizione di denaro in cambio di sottomissione e di servizi. Crediamo nella politica di persone libere, non asservite».
Il modus operandi di Berlusconi, secondo Gustavo Zagrebelsky, «alimenta un mondo continguo di lenoni e faccendieri. Poiché la legge è uguale per tutti, la legalità sarebbe incompatibile con un tal modo di concepire il potere, quindi i rapporti si basano spesso sull'illegalità, e molte volte la producono, e il giro si avviluppa nella reciprocità dei ricatti».

Camusso: «Paese bloccato, se ne vada»

Susanna Camusso, segretario nazionale Cgil.

A chiedere a gran voce le dimissioni del presidente del Consiglio, è stata anche Susanna Camusso, leader della Cgil: bisogna «indignarsi perché appare sempre di più un Parlamento votato al leader invece che alle scelte politiche per il Paese», ha attaccato il segretario. «Un paese inchiodato da due anni e mezzo, da quando questo governo ha fatto finta che non ci fosse la crisi. In diecimila per chiedere le dimissioni di Berlusconi? Siamo tutti qui per questo», ha concluso.
SAVIANO: DEOMOCRAZIA IN OSTAGGIO. Sul palco del Palasharp è stata poi la volta dello scrittore Roberto Saviano, accolto dagli oltre 9mila presenti con un'ovazione: «La nostra democrazia vive in ostaggio», ha detto l'autore di Gomorra, «innanzitutto a causa del voto di scambio: la ferita di vedere persino fare le primarie e perderle. E' stata l'ennesima dimostrazione che di questo meccanismo non se ne parla mai come fosse un problema del passato. Il voto di scambio compromette la democrazia». Saviano ha poi invitato la società civile a ricostruire l'unità tra nord e sud del paese, ad impegnarsi per riavvicinare cittadini 'di destra' e di sinistra', combattendo la 'macchina del fango': «Chiunque si espone criticando le politiche del governo sa che pagherà un prezzo in diffamazione e delegittimazione. È la macchina del fango. Ed è un paradosso che l'area politico-culturale che in questi anni ha usato l'estorsione del gossip per controllare i giudizi, le esposizioni pubbliche delle persone, ora proprio quell'area si sente vittima dell'estorsione e del presunto sguardo indiscreto di queste ore».

Eco: «Berlusconi schizofrenico»

«Credevamo che il nostro presidente avesse in comune con Mubarak solo una nipote, invece ha anche il vizietto di non voler dare le dimissioni». Con questa battuta Umberto Eco ha aperto il suo intervento al Palasharp. Proseguito, poi, con toni taglienti: «Siamo venuti qui a difendere l'onore dell'Italia», ha detto lo scrittore, «per ricordare al mondo che non tutti gli italiani farebbero lo stesso, che non tutti i padri dicono alle figlie 'dai dai che ci guadagniamo qualcosa'».
Duro e diretto l'affondo contro Berlusconi: «Come si può essere governati da uno schizofrenico?». Perché tale sarebbe il presidente del Consiglio, spiega Eco, dato che «ha fatto una cosa giusta prendendosela con il Brasile che si rifiuta di estradare un condannato e difendendo così la nostra magistratura. E allora», ha rintuzzato Eco, «perché se difende la magistratura quando accusa un altro, la delegittima quando accusano lui?».

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