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comunicazione 8 Marzo Mar 2011 0814 08 marzo 2011

Pd, propaganda flop

Chi gestisce le campagne mediatiche del partito.

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Della campagna 'Porta a porta', presentata da Pierluigi Bersani come «la più grande mobilitazione che un partito abbia mai promosso», non ci si ricorda più neanche la data di inizio e di fine, ammesso che sia cominciata.
Del “Viaggio in Italia”, che avrebbe dovuto portare il segretario del Partito democratico (Pd) nei luoghi maggiormente colpiti dalla crisi economica, si hanno notizie che risalgono a dicembre 2010, quando è cominciato il progetto, poi più nulla, salvo qualche cronaca su siti locali o web tivù dalle zone interessate.
Prima delle due maxi-mobilitazioni, esempio di campagna mediatica silenziosa, c'era stato l'ormai famoso spot “Rimbocchiamoci le maniche”, in cui Bersani, preceduto da una gamma si suppone rappresentativa di giovani italiani, rigorosamente politically correct - dal professionista al ragazzo di colore al padre single - si rimboccava le maniche della camicia invitando (in silenzio) anche il popolo a darsi da fare: tripudio di parodie in rete e commenti del tipo «Che cos'è? “Il partito del buco”?».
OLTRE LE DIVISIONI. Adesso arriva la nuova campagna d'immagine del Pd, con i manifesti in cui il mezzobusto del segretario appare sormontato dalla scritta 'Oltre'. Anche ammesso che non si scambi questa parola, per un invito a superare il partito, la formula scelta - «Oltre le divisioni, c'è l'Italia unita» - non sembra del tutto adatta a una formazione politica lacerata dagli scontri interni e minacciata dall'esodo di massa. Ma va così, la comunicazione dei democratici è un arcano. Conflitto d'interessi a parte, resta da capire perché il maggior partito d'opposizione non ne azzecchi una in fatto di comunicazione. Il Pd è riuscito a trasformare anche l'iniziativa 'Berlusconi dimettiti' - 10 milioni di firme per mandare a casa il premier - in un boomerang politico-mediatico con decine di firme false raccolte online (e chissà quante nei gazebo), una valanga di commenti ironici circolari in Rete e nessuna ammenda da parte di dirigenti e responsabili della comunicazione.
24 MILIONI DI EURO PER LA COMUNICAZIONE. Eppure, solo nel 2009, il partito democratico ha speso per la propaganda e la comunicazione politica 24.853.829,64 euro, il doppio rispetto al 2008, quando ne sono stati investiti 12.038.284, 98.
È vero che nel 2009 ci sono state le Europee e diversi appuntamenti congressuali, come viene annotato anche nel bilancio del Pd, ma nel 2008 c'erano state le politiche e altre amministrative. In ogni caso, più di 20 milioni di euro, la voce più corposa del bilancio, è un investimento considerevole. I risultati? A giudicare dalla vicenda firme false, non proprio esaltanti. Qualcuno ne risponderà? Per ora il partito tace, difende la campagna 'Berlusconi dimettiti' sostenendo che il pasticcio delle firme false sia stata solo una manipolazione dei giornali filoberlusconiani e che l'iniziativa è stata comunque un successo.

Gli spin doctor dalemiani

I nuovi manifesti del Pd.

La campagna è stata ideata da Nico Stumpo, ex segretario della Sinistra giovanile, ora segretario organizzativo del Pd, e Matteo Orfini, 35 anni, dalemiano di ferro. Orfini, che per conto di D'Alema seguiva la fondazione Italiani Europei, è il responsabile cultura e informazione del Pd e fa parte della segreteria di Bersani insieme con Stumpo e con Stefano di Traglia, ex portavoce di Bersani, ora responsabile comunicazione del partito. Di Traglia è l'uomo che ha partorito l'idea dell'Oltre e che ha spiegato così la faccenda firme false: «Perché a voi (giornali, ndr) non capita quando fate i vostri appelli che qualcuno inserisca firme false?».
A occuparsi di comunicazione per il partito c'è anche Chiara Geloni, ex vicedirettrice di Europa adesso direttore di Youdem, la tivù satellitare nata veltroniana e diventata bersaniana dopo la chiusura di Red Tv, creatura che D'Alema voleva a sua immagine e somiglianza ma che non ha retto alla prova del mercato e dell'audience, nonostante i circa 4 milioni di euro di contributi pubblici all'editoria che riceveva.
RED TV HA CHIUSO, YOUDEM ARRANCA. Red Tv ha chiuso i battenti e tutti sono finiti in cassa integrazione. Youdem resiste, ma non è dato sapere a che prezzo e con quali risultati in termini di pubblico, visto che non viene monitorata dall'Auditel. Comunque non esaltanti, secondo fonti interne al partito. Qualcuno, come Mario Adinolfi, ex vicedirettore di Red Tv, da sempre molto critico con certa nomenklatura del partito e attento alle questioni della rete, l'ha definita TelePravda: «Era la rete di Walter Veltroni, ma Bersani ha vinto le primarie e chi vince comanda e dirige la tivù. Telepravda era liberale a confronto».
IL RUOLO DELL'AGENZIA DOL. A gestire i gangli della comunicazione democratica, c'è poi l'agenzia Dol, di Stefano Peppucci e Emanuele Fini, entrambi collaboratori di D'Alema fin dal 1998, quando il segretario ombra era ancora a palazzo Chigi. È stata la Dol, che si occupa della comunicazione web, a realizzare tecnicamente la raccolta firme online per la campagna 'Berlusconi dimettiti'.
E, infine, c'è Lino Paganelli, deus ex machina delle piazze democratiche, da anni responsabile delle feste del Pd, delle manifestazioni e, dal 2008, anno della sua nascita, anche editore di Youdem, attraverso la società Eventi Italia Srl, partecipata al 100% dal partito democratico, che ha il compito di gestire la comunicazione politica del partito via satellite e via web. Non c'è che dire, un vero dream team.


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