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Libia 12 Aprile Apr 2011 2233 12 aprile 2011

I ribelli chiedono armi a Italia, Francia e Qatar

Appello agli alleati: «Fermate il massacro di Misurata».

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A quasi un mese dall'inizio della guerra in Libia, le forze di Muammar Gheddafi hanno ucciso circa 10mila persone durante i combattimenti e ne hanno ferite 30mila, mentre altre 20mila sono disperse, secondo quanto ha riferito il 12 aprile un rappresentante del Consiglio nazionale di transizione libico, Ali Al Isawi. Gli scontri tra i ribelli e i lealisti non accennano a placarsi e l'assedio a Misurata da parte delle forze del Colonnello ha ormai ridotto la città allo stremo.
I RIBELLI: GLI ALLEATI FERMINO IL MASSACRO DI MISURATA. Per questo, il governo provvisorio di Bengasi ha lanciato un appello alla comunità internazionale perchè «fermi il massacro di civili a Misurata, città sotto l'assedio delle forze di Muammar Gheddafi che preparano un attacco devastante nelle prossime ore». «Chiediamo che la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità, e si muova subito per impedire il massacro di uomini, donne e bambini», si legge nel comunicato illustrato dal portavoce del consiglio transitorio Abdel Ghogha. Il Cnt chiede che «vengano assunte tutte le misure per implementare la risoluzione Onu 1973 per proteggere i civili, dichiarando Misurata una zona protetta dalla comunità internazionale, e assicurando l'arrivo in città degli aiuti umanitari», prosegue il comunicato del Cnt, ribadendo che negli ultimi giorni i soldati di Gheddafi bombardano la città non solo con l'artiglieria, ma anche con i micidiali missili Grad.
BENGASI CHIEDE ARMI ALL'ITALIA E AL QATAR. Per fronteggiare i lealisti, i ribelli hanno chiesto armi all'Italia, alla Francia e al Qatar, i tre Paesi che hanno riconosciuto il Consiglio nazionale libico (Cnt), e danno il benvenuto a chiunque voglia fornire assistenza militare. Intanto il 12 aprile Mahmoud Jibril, capo del Cnt, ha illustrato ai ministri degli esteri della Ue una road map per la transizione democratica della Libia. Jibril «ci ha ha descritto un piano molto ambizioso di transizione che prevede tappe molto chiare», ha spiegato il ministro degli esteri Franco Frattini. «Due settimane dopo l'uscita di scena di Gheddafi loro sono pronti a varare un comitato nazionale costituente per adottare una costituzione libica e preparare poi entro pochi mesi le elezioni generali e le elezioni presidenziali». Una road map molto precisa, ha riferito Frattini, «che comprenderà l'inclusione di tutti i gruppi, compresi quelli dell'ovest della Libia, che attualmente sono sotto controllo del regime, ma che già hanno inviato rappresentanti, ovviamente sotto copertura per ragioni di sicurezza, nel Cnt di Bengasi».
LA RUSSA: BOMBARDARE? GIÀ FACCIAMO TANTO. Sull'impegno militare degli alleati in Libia, però, c'è ancora scontro. Francia e Inghilterra fanno pressione sulla Nato perchè rafforzi il suo impegno il Libia, mentre l'alleanza chiede un maggiore coinvolgimento dell'Italia nei bombardamenti contro le postazioni di Gheddafi: «C'é stata chiesta una maggiore partecipazione ai bombardamenti in Libia, ma da parte nostra c'é riluttanza», ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, conversando con i giornalisti alla Camera. La Russa ha anche informato di aver sentito al telefono il segretario di Stato alla Difesa americano, Bob Gates, con il quale si vedrà il 18 aprile a Washington. Il ministro ha spiegato di aver rimandato a dopo l'incontro con Gates colloqui con i ministri della Difesa francese ed inglese, previsti in queste ore. Il tema che sarà affrontato con il segretario si Stato americano, ha spiegato La Russa, «sono gli assetti che l'Italia mette a disposizione per la massima riuscita della missione in Libia. La riluttanza a partecipare ai bombardamenti a terra», ha precisato il ministro, «non è dettata da motivi etici, ma perché fin dall'inizio abbiamo messo a disposizione le nostre basi, i nostri aerei ed altri mezzi per il supporto all'embargo. Abbiamo quindi titolo per dire che stiamo facendo abbastanza». La Russa ha anche ricordato che «non è il parlamento a vietare la possibilità di bombardare, ma sono stato io a concordare l'impiego di assetti diversi dai Tornado».

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