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Giustizia 26 Luglio Lug 2011 1645 26 luglio 2011

Guardasigilli ad personam

Chi è Nitto Palma, il successore di Alfano.

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La storia politica di Nitto Palma, successore di Angelino Alfano al ministero della Giustizia, è la storia di un monolito berlusconiano. Le agenzie, in oltre 10 anni tra i banchi del Parlamento, non hanno mai registrato una parola contraria a Silvio Berlusconi. Mai, da ex procuratore della Repubblica, si è sognato di prendere le distanze dalle bordate del Cavaliere sulle «toghe rosse» e la magistratura politicizzata, «metastasi» della democrazia.
LA TOGA CONTRO LE «TOGHE ROSSE». Anzi. Strenuo sostenitore dell'innocenza di Cesare Previti nel caso Imi-Sir/Lodo Mondadori, si è spinto fino a chiedere una commissione d'inchiesta sull'uso politico della magistratura e su Tangentopoli, per comprendere se fosse mirata «al perseguimento di obiettivi di natura politica o ideologica». Polemizzando con il «partito» degli Ingroia e degli Scarpinato, toghe politicizzate che vorrebbero poter «sciogliere perfino i governi nazionali» al tintinnare delle manette. O meglio, al «rumor di sciabole».
«VOGLIONO IL CADAVERE DI PREVITI». E con i magistrati di Milano e il loro «grande amore» per Berlusconi, vittima di persecuzione almeno quanto il suo avvocato, Cesare Previti. Per il quale «la sentenza di condanna era già scritta», ha affermato Palma, dopo essere stato trattato come un «omicida» dalla rossa Ilda Boccassini (aveva chiesto 22 anni di reclusione), ed essere divenuto oggetto di una campagna forcaiola da parte della sinistra che, argomenta il possibile Guardasigilli, ne voleva «il cadavere».

Sempre in missione, ma non per le leggi ad personam

Ma non serve scavare nel passato dell'ex magistrato per provarne l'inossidabile fedeltà a Silvio: è sufficiente scorrere i dati sulle sue presenze in Senato nell'attuale legislatura. I numeri parlano chiaro. In Aula Palma ha seduto solamente per il 14,45% delle votazioni. Le assenze, tuttavia, sono state limitatissime: il 7,62%. Il restante 77,93% delle volte il sottosegretario all'Interno è risultato «in missione». E quindi giustificato.
NORME PER SILVIO: LUI C'ERA. Eppure quando si tratta di salvare Berlusconi, per qualche miracolosa coincidenza, Palma era sempre tra i banchi di palazzo Madama a premere il bottone giusto. È successo il 22 luglio 2008 per il lodo Alfano. Ma anche il 20 gennaio 2010 per il processo breve. E due mesi più tardi, il 10 marzo, per il via libera al legittimo impedimento. Con la risibile percentuale dello 0,27% di voti ribelli, cioè in contrasto all'indicazione del partito, il Pdl, non è difficile intuirne l'esito.

Dall'immunità ai «bastioni di Orione»

Lavoratore silenzioso, Palma: 30 dichiarazioni in otto mesi, nel 2011. Nulla rispetto al diluvio di parole dei presenzialisti radio-televisivi mandati allo sbaraglio per difendere il capo. Eppure quando si è trovato alle corde per il ricambio in via Arenula, Silvio si è ricordato proprio del vecchio forzista, che tra le sue battaglie ricorrenti ha quella per la reintroduzione dell'immunità parlamentare.
RITIRATA IN STILE BLADE RUNNER. O meglio, per la sospensione dei procedimenti giudiziari contro i deputati fino al termine del mandato, con contestuale sospensione dei termini di prescrizione. Una sorta di lodo Alfano allargato, che Palma ha difeso contrattaccando: «Voglio capire se gli altri hanno buoni argomenti contro questa tesi. Invece l'unico argomento politico che viene avanzato è che così aiutiamo Berlusconi e Previti». Poco dopo avrebbe affermato esplicitamente che «l'unica soluzione» al conflitto politico-magistratura «in questo momento è sospendere il processo al premier». Ma solo dopo essere stato costretto dalle polemiche a ritirare l'emendamento per la reintroduzione dell'immunità con una frase presa in prestito a Blade Runner. E cioè «prima che le navi da guerra in fiamme arrivino davanti ai bastioni di Orione».

Gli anni da magistrato, tra lotta al terrorismo e Gladio

Sarebbe tuttavia riduttivo inquadrare la carriera di Palma nell'ambito del berlusconismo politico. Le consonanze iniziano ben prima, durante i suoi anni da magistrato. Classe 1950, romano, tra i sogni quello di ascoltare il 'Rigoletto' nel deserto, Palma ha infatti ricoperto il ruolo di sostituto procuratore della Repubblica di Roma fino al 1993 e più volte di sostituto procuratore nazionale Antimafia, tra la fine della prima Repubblica e l'inizio del millennio.
I PROCESSI A TERRORISTI E MAFIOSI. «Nella mia lunga carriera di magistrato», ebbe a dichiarare Palma, «ho svolto il ruolo di pubblico ministero, oltre che in molteplici processi di terrorismo (Nar 1, Moro ter, etc.), in importantissimi processi di criminalità organizzata (Pizza connection, Green ice, Nuova camorra organizzata, guerra di mafia a Reggio Calabria), ottenendo sempre la condanna dei vertici e degli affiliati della camorra, della 'ndrangheta e di cosa nostra».
GHEDDAFI, GLADIO E 'PIANO SOLO'. A completare il quadro il processo contro i «giustizieri» di Muammar Gheddafi, che non gli impedirà tuttavia di accettare gli stretti rapporti di amicizia tra il Colonnello e Berlusconi, e le archiviazioni per il caso Gladio, l'organizzazione paramilitare clandestina della Nato emersa solo nella seconda metà degli anni 80, e il 'piano Solo'. Insomma, l'interprete anche di una corrente conservatrice della magistratura che ben si sposava con il contesto che ha permesso l'ascesa del Cavaliere imprenditore.

Indulto, amnistia, intercettazioni: Palma e la giustizia

Nel suo passato anche alcuni indizi per comprendere gli orientamenti da Guardasigilli. Favorevole a indulto e amnistia, contrario alle intercettazioni indirette se non per reati gravi, Palma ha negli anni della politica manifestato totale appoggio alle leggi ad personam per Berlusconi, tentando di accelerare il corso della ex-Cirielli e fungendo da capo-gabinetto del ministro Alfredo Biondi mentre architettava la cosiddetta «salva-ladri».
RADIARE I GIORNALISTI CHE SBAGLIANO. Tra le proposte, l'idea di radiare dall'albo i giornalisti che abbiano subito tre condanne. E un 'no', nel 2007, all'idea di dimezzare gli stipendi dei parlamentari. Perché «è un grave errore andare incontro alla demagogia dell'antipolitica».
Dal punto di vista giudiziario, invece, non risulta lambito da alcuna inchiesta. A parte la momentanea ipotesi, tra il 2008 e il 2009, di un coinvolgimento in un'inchiesta della procura di Torino riguardo falsi certificati medici per patenti di guida. Ipotesi subito caduta per stessa richiesta della procura di Latina, a cui i documenti erano stati trasferiti. Non è bastato per placare l'ira di Palma: «Si tratta dell'ennesima fuoriuscita di notizie a orologeria», ha attaccato a marzo 2010, «che però nel caso di specie è destinata, essendo un innegabile flop, a far capire agli italiani in quale società malata noi viviamo».
NESSUN TABÙ, TRANNE UNO. Una verve polemica che l'ex magistrato non ha esitato ad adoperare, nel corso degli anni, anche con presidenti della Repubblica come Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi. Con quest'ultimo, proprio per difendere una legge cucita addosso al Cavaliere: il lodo Maccanico.
E la costante ritorna. «In politica non esistono tabù», ha detto Palma, qualche tempo fa. Tranne uno. Berlusconi.

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