IL LIBRO 22 Ottobre Ott 2011 1321 22 ottobre 2011

Silvio, è colpa d'Alfredo

A Vespa: «Parlai con Lavitola, lo credevo il maggiordomo».

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È un premier a ruota libera quello che parla nel libro «Questo amore» in uscita da Mondadori-Rai Eri venerdì 28 ottobre. Il giornalista Bruno Vespa gli ha chiesto conto delle parole pronunciate in una telefonata con Valter Lavitola, pubblicata nei giorni scorsi, in cui parlava di far fuori il palazzo di giustizia di Milano e di assediare Repubblica.
PAROLE TRAVISATE. «Per l'ennesima volta» si è lamentato il premier «è stato vergognosamente travisato il senso della conversazione, che andava esattamente nella direzione opposta. Ogni comportamento o manifestazione eversiva è esecrabile. Figuriamoci se me ne voglio intestare una o capeggiarla».
LE PROCURE TENTANO LA RIVOLUZIONE. Quindi ha specificato: «Ho denunciato gli incredibili livelli di violenza raggiunti da un nutrito gruppo di facinorosi nella manifestazione di Roma del 15 ottobre, chiedendo l'individuazione e la punizione dei violenti». E ha detto: «Io non ambisco ad alcuna rivoluzione, se non a quella liberale. Una specie di rivoluzione, però, la stanno tentando di fare alcune Procure politicizzate».
IL CASO MEDIATRADE. Pensa al caso Mediatrade: «quando in un processo mi consentono di esercitare il diritto di difendermi, i risultati si vedono e vengo immediatamente prosciolto». Negli altri casi, invece, «si arriva a violare il domicilio del presidente del Consiglio, e a considerare possibile indiziato di reato chiunque vi faccia ingresso, significa che il livello di guardia è stato ampiamente superato, e che è giunto il momento di ristabilire una reale separazione fra i poteri e gli ordini dello Stato».

Berlusconi a parole non teme il giudizio

«Sia chiaro che io non ho alcun timore di farmi giudicare: davanti ai magistrati non sono mai fuggito, e la montagna di fango delle accuse più grottesche e inverosimili in quasi vent'anni di persecuzione giudiziaria non ha partorito un topolino: i pubblici ministeri che hanno ossessivamente indagato sulla mia vita non hanno trovato uno straccio di prova che abbia retto al vaglio dei tribunali».
CSM TERZA CAMERA. «Pensi a tutte le volte in cui il Csm ha agito di fatto da terza Camera, pretendendo di giudicare cosa il Parlamento e il governo debbano o non debbano fare, con ciò stravolgendo il principio della divisione dei poteri», ha spiegato a Vespa il premier.
IL CELLULARE PANAMENSE. «Non ho usato nessun cellulare panamense», ha detto, «Lavitola chiamava ripetutamente Alfredo (maggiordomo di Palazzo Grazioli), che aveva da me avuto la raccomandazione di non passarmi alcuna telefonata. Lui pensò che io non mi fidassi dei normali telefoni, e allora disse ad Alfredo che gli avrebbe fatto avere dei telefoni sicuri. Alfredo me ne parlò, ma io rifiutai e commentai che quelli erano sistemi da criminalita' organizzata».
ALFREDO, IL MAGGIORDOMO. Una sera, ha raccontato ancora Berlusconi, «Alfredo si affacciò alla porta del mio studio con un cellulare in mano. 'Dottore', mi disse 'Lavitola ha chiamato almeno 20 volte, vuole rispondergli almeno una volta?». E allora «ci parlai», ha concluso, «ma con il convincimento che il cellulare fosse quello di Alfredo».

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