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BAGARRE 26 Ottobre Ott 2011 1237 26 ottobre 2011

Destri alla Camera

Rissa tra futuristi e padani. Bossi: «Fini, vai a quel paese».

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Una rissa da bar di periferia, con tanto di mani strette attorno al collo. Da una parte un leghista, Fabio Rainieri, dall'altra un 'fuoriuscito' di Futuro e libertà, Claudio Barbaro.
Camicie verdi contro le ex camicie 'nere': nell'Aula della Camera è scoppiata la bagarre.
La miccia sono state le dichiarazioni rilasciate la sera del 25 ottobre da Gianfranco Fini durante la trasmissione Ballarò. Il leader di Fli e presidente dei deputati, ha ricordato in diretta che all'esercito dai baby pensionati appartiene anche la moglie di Umberto Bossi (guarda il video).
Un affronto che per i leghisti corrisponde a vilipendio alla bandiera, anzi, meglio, alla religione.
L'ATTACCO DI REGUZZONI. Così il capogruppo della Lega, il duro Marco Reguzzoni, ha sferrato l'attacco. I leghisti chiedono le dimissioni di Fini da mesi: inopportuno il suo doppio ruolo di leader di partito (leggi le critiche al governo) e di terza carica dello Stato.
«Certo uno può fare politica, ma se fa politica non può sedere sul seggio più alto», ha dichiarato guerra. Subito è scattata la replica di Italo Bocchino: «Io penso che abbia tutto il diritto...». Non ha fatto in tempo a terminare la frase, che i due deputati Barbaro e Rainieri sono venuti alle mani. Caos.
I commessi si sono frapposti, ma sono comunque volate le botte. Con il futurista immortolato mentre cerca di stringere le mani attorno al collo del padano. Dai banchi della maggioranza intanto si levava l'urlo «dimissioni, dimissioni» rivolto al presidente Gianfranco Fini. Né i nubifragi, né l'emergenza economica hanno placato gli animi dei deputati. Con buona pace dell'immagine italiana all'estero. La vicepresidente Rosy Bindi ha dovuto sospendere la seduta e anche chiedere «scusa» ad alcuni ragazzi che assistevano ai lavori dalla tribuna del pubblico, «per lo spettacolo non edificante a cui hanno assistito».
BOSSI: «FINI VADA A QUEL PAESE». A distanza è arrivata poi la replica del diretto interessato, Umberto Bossi: «Cosa voglio dire a Gianfranco Fini? Di andare a quel paese...». Poi, in riferimento alle critiche alla baby-pensione di sua moglie, ha aggiunto: «Quando uno va in pensione, ci va con le regole che ci sono».

Fini: «Alle accuse di partigianeria replicherò altrove»

I commessi aggiustano i microfoni rotti dopo la scazzottata.

«Ho ascoltato tutti quelli che sono intervenuti», ha detto Fini al termine del dibattito (e che dibattito), «si è trattato di osservazioni di carattere squisitamente politico che come tali meritano tutte uguale rispetto. Non è questa la sede per rispondere politicamente; finirei con il confermare quella accusa di partigianeria che mi viene mossa e che a mio avviso è insussistente», ha concluso il presidente della Camera.
LA DIFESA DELL'OPPOSIZIONE. Mentre in sua difesa si spendevano tutti i leader dell'opposizione. Dario Franceschini: «Il presidente della Camera va valutato solo per il modo in cui presiede i lavori. Non è la prima volta che è anche un leader politico».
Pierferdinando Casini: «Dare lezioni di deontologia venendo da certe esperienze e dopo aver assunto certi comportamenti è davvero difficile...». «Stendiamo un velo pietoso sulle contestazioni leghiste a Fini. In un paese normale la critica al presidente della Camera, terza carica dello Stato, che partecipa ad un dibattito televisivo politico sarebbe stata legittima, ma in questa situazione è semplicemente assurda, tanto più che proviene da una forza politica il cui leader offende ogni giorno lo stato», ha concluso Massimo Donadi dell'Idv.

Briguglio: «La questione al Quirinale? Parliamo di Schifani»

Ma il dibattito ha rischiato di spostarsi direttamente al Colle. «Investiremo il presidente Napolitano della situazione di difficoltà istituzionale determinata dal comportamento del presidente Fini», ha detto nell'emiciclo di Montecitorio il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. «Il presidente della Camera, rappresenta tutta la Camera, ma se va in tv e addirittura attacca la moglie di un ministro crea un problema», è stato l'affondo di Cicchitto.
LA FRECCIATA A SCHIFANI. Che è però stato bloccato al primo passo verso il Quirinale dal rilancio del futurista Carmelo Briguglio. «Sono certo che l'onorevole Cicchitto ha ben presente che sarebbe fin troppo facile per noi replicare che il presidente della Repubblica potrebbe essere investito della questione che riguarda il presidente del Senato Renato Schifani (leggi le ipotesi di un suo governo), questione ben diversa (leggi dei suoi rapporti con la mafia) da quella risibile che si vorrebbe sollevare contro Fini», ha risposto furbo Briguglio.

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